Volentieri… no!

In un negozio di detersivi, andando verso casa, in Cavana.

«Salve, ha della carta da regalo?»
Faccia contrita (col senno di poi): «Volentieri…»
E aspetto. E aspetto… Mentre la tipa del negozio fa le sue cose.
Poi mi riguarda:«Voleva altro?».
«… no, solo la carta da regalo.»
«Non ce l’abbiamo.»
«… ma…»
Un po’ basita, mi faccio un’alzata di spalle e vado via.

Al ristorante.

«Buonasera!»
«Buonasera.»
«C’è posto per 5?»
«Volentieri



«Voleva altro?»
«No, sto aspettando che lei mi dia indicazioni per il tavolo.»
«Ah, no! No xe posto!»
«…»

A questo punto, sconcertata e confusa mi son detta: o i triestini sono impazziti o qui c’è qualcosa di ‘linguistico’ che va approfondito.

Volentieri

Per spiegarvi quest’anomalia è bene partire dal significato della parola “volentieri”. Garzanti dice che la parola in sé significa “di buona voglia, con piacere” e che si usa come cortese risposta affermativa. Altre volte, aggiungo io, la usiamo per ‘accompagnare’ una cortese risposta negativa («Vieni con me dal dentista?» «Verrei volentieri, ma non posso»).
Ecco. Dovrebbe essere così. In tutta Italia è così.
Tranne a Trieste.

Dopo una serie di ricerche tra internet e le mie ancora pochissime ma efficaci conoscenze triestine, ho avuto la mia spiegazione.
A Trieste, rovesciando le mie certezze secolari, dicono “volentieri” intendendo no.

Perché?
Non perché cambiano il significato al “volentieri”, semplicemente usano una versione accorciata della frase che invece dovrebbero dire completa: «Gliela darei volentieri la carta da regalo, ma non ce l’abbiamo», «Le darei volentieri un tavolo, ma siamo pieni» e così via.

La loro versione accorciata si limita al solo “volentieri”, che invece di accompagnare, diventa il protagonista e, conseguentemente, assume un’accezione negativa.
Praticamente usano uno shortlink, per restare in tema web.

Per loro è chiaro sì, chiarissimo. È gente che non si perde in chiacchiere, deve far presto e quindi lo fa anche con le parole. Meno se ne usano, prima si fa.
Il problema sono i “foresti“. O meglio, il problema è per i foresti.
Perché mentre i triestini continuano a usare il loro “volentieri” a destra e a manca, a noi non triestini, almeno fino a quando non capiamo il giochino, non resta altro che farci un bagno di perplessità e di attese inutili.
Ovviamente il sentirsi un po’ scemi nello stare lì a ondeggiare su se stessi, mentre si aspetta qualcosa che non arriverà mai, fa parte dell’esame per vivere in questa città. L’importante poi è mostrarsi disinvolti e sicuri di sé senza inciampare (come me!) quando si esce dal negozio/ristorante o quel che è.

Insomma, se passate da queste parti, se volete mantenere la vostra dignità e disinvoltura, oltre a fare attenzione quando chiedete un cappuccino, non fidatevi del “volentieri”.
Che resta sì una bella parola, ma qui, nella maggior parte dei casi, significa no.

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3 commenti su “Volentieri… no!

  1. Effettivamente è una nostra bizzarra, capisco la perplessità! C’è un gruppo triestino che ci ha fatto una canzone: se cerchi su YouTube
    ” volentieri sardoni barcolani vivi” vedi che ci sono triestini che ci ridono su!

  2. A Bologna (io non sono di Bologna, ma ci vivo da un sacco di tempo), quando chiedi qualcosa – per esempio – al banco dei formaggi, ti viene preparato, poi l’inserviente o il salumiere ti chiede se vuoi qualcos’altro, la risposta che il bolognese fornisce da un lato, e che il bolognese si aspetta dall’altro, è “Altro”. Le prime volte proprio non capivo. Dialoghi del tipo: “Altro?” “Altro”. Dopo un po’, te ne fai una ragione. Dalle mie parti – o da qualsiasi altra parte tranne che qua – rispondi “Non mi serve altro, grazie” o “Nient’altro” o ancora “Basta così”, eventualmente sempre accompagnati da un bel “grazie”. A Bologna – come a Trieste, evidentemente – contraggono la frase e si limitano ad “Altro”

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