Come si scrive. va’ va’, vai a vedere chi va là!

Tempo fa ho scritto un post sul «fa» e sul «fa’» e pensavo bastasse.
E invece no. Non basta mai.

Perché vittime delle tastiere terroriste sono altre due paroline piccole, omonime, che vengono spesso sostituite con un’altra che non esiste.
Sì, come per il fantomatico «fà», vi annuncio che anche «và» non esiste.


«Va» senza apostrofo, e decisamente senza accento, è la terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo «andare».

Io vado
tu vai
egli va
e così via.

E va bene, va bene, va bene, va bene così… (canta Vasco).

Chi va a prendere il bambino a scuola?

Angela va a Milano a metà marzo. Forse.

Invece, «va’» con l’apostrofo è la seconda persona dell’imperativo del verbo «andare». La forma originale è «vai», ma nella maggior parte dei casi la «i» finale cade.

Va’, pensiero sull’ali dorate… (scriveva Temistocle Solera per le musiche di Verdi).

Va’ a quel paese! (diciamo noi molte volte in svariate spiacevoli occasioni).

Va’, metti una sentinella (è il titolo del libro ritrovato di Harper Lee, pace all’anima sua).

A me sembra piuttosto facile. L’accento mai.

Mai? Siamo sicuri?
Ed ecco che credo di aver trovato l’origine della confusione, sempre grazie a Treccani:
se si tratta di una “desinenza” dei verbi composti del verbo andare, il «va» vuole l’accento.
Per esempio, si scrive «rivà», terza persona del verbo «riandare».

Questo perché

l’accento grafico è obbligatorio nelle parole composte accentate sull’ultima sillaba, anche se l’ultima parola – da sola – andrebbe scritta senza accento.

Però, attenzione, questo vale solo in questi casi, cioè quando «va», terza persona dell’indicativo presente, fa parte di un’altra parola, mai quando è da solo. Mai.

Chiaro, no?
Perché, davvero, se avete tutti questi accenti che vi avanzano, metteteli sui «sì» o sulle «È», che ne hanno davvero bisogno e lasciate stare i «va».

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