Come si scrive. Lì 3 giugno 2016. Sicuri?

«Perché, in calce alle lettere, si scrive “Trieste, 31 maggio 2016”?»

Chiariamo subito che non si scrive «lì» e, a voler essere precisi, neanche «li».

«E perché? Dai, è nei documenti ufficiali!»

Allora, «li», senza accento, è la forma arcaica (e ricordatevi “arcaica”!) dell’articolo determinativo «i/gli».
Tanto, ma tanto tempo fa, in calce alle lettere si scriveva «Trieste, li 31 giorni di maggio… » a voler dire «i 31 giorni di maggio».
Con il passare del tempo “giorni di” s’è perso per la strada, ma è rimasto quel «li» che però non ha più senso di esistere, perché è scomparso “giorni”, appunto.

lì o li

Ma, se per certe cose la lingua cambia, per altre, stranamente, si cristallizza. E forse perché, come nel caso delle «d» eufoniche, fa colto, anche il «li» davanti alle date in calce è rimasto un po’ bloccato. A un certo punto, addirittura, qualcuno ha provato a dargli un senso.
Ed è diventato «lì», avverbio di luogo.

Come per dire «Trieste, lì (ma proprio lì, eh? attenzionenonvimuovetedalì!) 31 maggio 2016».

È un errore. Non è mai esistita questa forma e il povero «lì» alla fine delle nostre lettere è sempre a disagio, un po’ come me quando provo ad andare in palestra.

Che è un errore, ovviamente, lo dice anche la Crusca, e, se la Crusca vi sta antipatica, lo dicono anche quelli di Treccani e, se cercate su Google, scoprirete che lo dicono molti altri. Non solo io, che conto molto poco.

E i documenti ufficiali?
Sì, sbagliano anche lì. Facciamocene una ragione.

Come fare?
Non metterlo. Mai.

Chiudete le vostre lettere con «Trieste, 31 maggio 2016».
Bello, pulito e che guarda al presente.

Trieste, 3 giugno 2016.

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