Come si scrive. Sì… e si.

Quando scrivo io uso tanto il . , per dire che “ci sto, va bene, certo”.

Visto che è una parola che mi piace tanto, anche se è corta e piccolina, mi salta sempre agli occhi. E, leggi che ti leggi, ho capito che è un’altra vittima della scrittura ad capocchiam contemporanea.

, per dire “Ci sto, va bene, certo“ è una parolina (avverbio) che viene dal latino, in particolare dall’abbreviazione della locuzione affermativa «sic est», che significa «così è». Nel linguaggio letterario può avere anche il significato di «così», ma non voglio complicarmi e complicarvi la vita, quindi archiviate quest’ultima informazione.

Ed è inutile girarci troppo intorno. Si scrive con l’accento (grave).

Sì

Se lo scriviamo senza accento stiamo scrivendo il si che ho usato nella frase prima, il pronome riflessivo di terza persona. L’accento serve proprio a distinguerle.

Si è pentito? , si è pentito.

La differenza è chiara.

Ho provato a cercare curiosità e perché, ma non ce ne sono. È come il «dà» (terza persona presente indicativo del verbo «dare») che ha l’accento per distinguerlo dal «da» preposizione semplice. Altra parola martoriata di cui prima o poi vi parlerò.

, dal contesto si capisce (lo so che lo state pensando!), ma perché non fare le cose per bene? Perché lasciare spazio a dubbi? per dire “Ci sto, va bene, certo”, e si per dire “Si capisce” sono due parole diverse e per distinguersi una vuole l’accento e l’altra no.

Se glielo togliamo, la mandiamo in confusione. Se glielo togliamo, stiamo facendo un errore.

E perché fare errori anche quando non è proprio necessario?

È Natale, diremo tanti “sì, grazie”, “sì, vengo a giocare a tombola”, “sì, dammi un’altra fetta di panettone”. È una parola bellissima, che indica accettazione, quindi merita di essere scritta bene.

In questo periodo dell’anno siamo tutti più buoni, dicono. Siamo buoni anche con la nostra lingua.

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