Il mio Salone del Libro 2017

Salone del Libro

Questo per me è stato il primo Salone del Libro ‘ufficiale’.
Prima c’ero stata solo due volte e solo per un giorno e più in veste di visitatore che in veste di ‘blogger’. In realtà poi io mi sento sempre un po’ messa lì a caso, quindi posso ammettere che lo spirito da turista non è che mi sia passato. Anzi, sinceramente, spero di non perderlo mai.

E proprio perché sostanzialmente sono una novellina, non farò commenti sulla guerra Milano-Torino e su Tempo di libri, al quale, lo ammetto, ci sarei andata se il fine settimana fosse stato più comodo per me.
Penso che certe volte, in certi ambienti, se la cantino e se la suonino da soli, dimenticandosi che fuori ci sono le persone: sono loro che, comprando libri, mandano avanti il sistema che si è creato e se ti dimentichi di loro, ti manca un pezzo necessario per avere successo. Se non li ascolti, non hai capito niente.

Un resoconto interessante e molto più tecnico lo ha fatto Elisa Ponassi su Ultima pagina. Ve lo consiglio.

Comunque sono stati 4 giorni pazzeschi, che ricorderò per sempre.
In particolare ricorderò:

  • Il raffreddore. Ragazzi, stavo talmente male che sabato, mio secondo giorno, a un certo punto vagavo senza meta tra gli stand affollatissimi, cercando di non svenire. No. Non volevo essere quella strana che sviene al Salone del libro. Al di là del naso rosso e delle labbra screpolate, ero talmente rincoglionita che Carlotta di Las Vegas edizioni mi ha fatto sedere dietro al loro stand. Ma quella è stata un’esperienza bellissima, perché ho parlato con Mammabalia, la mamma di Andrea, e ho conosciuto Davide Bacchilega.
  • Miriam Toews. Se non avessi già letto quasi tutti i libri che ha scritto, sarei corsa subito a comprarli. Un’ora di parole fatte di intelligenza e bellezza.
  • Antonio Manzini. Per tutta una serie di motivi che non sto qui a spiegarvi, mi sono trovata prima a chiacchierare con lui di Trieste e della sua bellezza e poi ad assistere al suo evento in prima fila. Pure lui: un vero e proprio vulcano. Nonostante pare che non ne possa più di Schiavone, io non vedo l’ora che esca il prossimo libro.
  • Licia Maglietta che ha letto da Le nostre anime di notte di Kent Haruf.
  • Gli editori (e gli autori): quelli che rispondono alle mail, ti ringraziano per il lavoro di blogger, quelli che sorridono e ci fai due chiacchiere e vedi l’entusiasmo nei loro occhi, la contentezza di essere lì. Quelli che ti fotografano con la scimmia, quelli che stiamo andando molto bene, quelli che “abbiamo finito le copie”. Quelli che ti raccontano che i librai di Udine hanno un gruppo whatsapp grazie al quale se un cliente cerca un libro, loro chiedono se qualcuno ce l’ha e lo mandano lì. E te lo raccontano come se questa fosse la rivoluzione più bella.
    Loro, piccoli eroi che in barba alle statistiche pubblicano dei gioiellini e che poi si prendono le loro soddisfazioni. Loro sono stati i leoni del salone.

Poi in realtà il mio Salone è stato più all’insegna delle persone che da tempo seguo, con le quali da tempo parlo e che finalmente ho incontrato.

  • Claudia de Il giro del mondo attraverso i libri è stata una vera e propria sorpresa. È piccola, ma con gli occhi belli decisi decisi. Fatto sta che appena l’ho vista le ho detto subito che mi aspettavo che fosse più altra. Super gaffe, lo so. E poi ho avuto quell’empatia diretta, quella lì che sai che poi tanto ci rivedremo.
  • Insieme a Claudia c’era Fabrizia, de Il mondo urla dietro la porta. Non la conoscevo, ma è stato molto bello parlare di editori e libri e “quello lì sta esagerando” e “quell’altro è simpatico” davanti allo stand di Lindau, circondate dalle persone.
  • Elisa, La lettrice rampante, l’ho vista due volte. La prima volta, sono arrivata da NN editore, morta e col naso colante, e lei mi ha vista mi è venuta incontro e mi ha chiesto se poteva abbracciarmi. Ovvio che sì. La seconda volta ci siamo fatte una bellissima chiacchierata che poco ha avuto a che fare coi libri e molto con noi. Sapete? Ci sono delle persone con le quali senti un legame a prescindere. Quelle che le guardi e dici: Hey amico, io a te ho tante cose da dire. È andata un po’ così. Ora magari ci vedremo tra altri due anni, ma sono sicura che come è successo questa volta, sarà come se ci fossimo viste il giorno prima.
  • Federica, un incontro brevissimo, intensissimo, di abbracci e corse da una parte all’altra!
  • E poi c’era Loriana, mia compagna di avventure. Io posso solo ringraziarla, perché mi ha insegnato tantissimo. E anche rimproverato tantissimo (ok, mi farò dei biglietti da visita, ho capito, non dirmelo più!). A parte gli scherzi, è stata una compagna di viaggio perfetta. Abbiamo capito i nostri tempi, i nostri spazi e le nostre fissazioni. Ed è stato bello. E poi lei è la libraia delle libraie. Ce ne fossero…
  • Loriana mi ha portata a casa di Beppe e Carla che con la loro accoglienza mi hanno fatto subito dimenticare l’ora di viaggio che dovevo fare per arrivare al Salone tutti i giorni. Sono ingrassata 4 chili, ho parlato tanto, ho riso.
    Forse sono io che ho questa capacità di sentirmi a casa ovunque mi venga fatto un po’ di posto, ma ci sono delle persone nate per prendersi cura degli altri e coccolarli. E Beppe e Carla, che non smetterò mai di ringraziare, fanno parte di quel gruppo.

Dovrei essere un po’ più professionale nel descrivere questo Salone? Dovrei dire quanto si è sentita la mancanza dei big?
Io non l’ho sentita affatto. Razionalizzavo proprio in quei giorni che sono mesi che non leggo un libro che non sia di una casa editrice indipendente.

Devo lamentarmi anche io della lontananza dei bagni?
Sì, vero.
E della mancanza di WiFi?
Anche. Ma come è possibile che non ci sia un WiFi in tutti i padiglioni? Ho trovato il WiFi gratis sull’isola più sperduta della Croazia, ragazzi!
E della mancanza di panchine?
Anche. Terribile mancanza, in realtà.
E delle file lunghe?
Io per quello non vedo soluzione. Non puoi prenotare, perché deve essere possibile dire “ma vediamo ora chi c’è” e non avere l’ansia del posto. Ma forse, perdersi ore di Salone per stare in fila non è il massimo. Bisognerebbe davvero fare un ragionamento serio su questa cosa.

E poi ho sguazzato tra gli snob dell’editoria, pure tra quelli che fanno finta di non vederti. E, sinceramente, ho fatto finta anche io e sono passata oltre. Ero lì per conoscere delle persone, per respirare aria di libri, per parlare del Triestebookfest e creare relazioni. Il più possibile sincere; quindi ho evitato contaminazioni di falsità.

Ho comprato dei libri, anche se, lo ammetto, non era quello il mio obiettivo.
A un amico che mi ha chiesto quanto valesse la pena fare un viaggio lungo per il Salone ho risposto: “Se vai solo per comprare libri non ne vale la pena”. Va bene per i torinesi e per chi abita abbastanza vicino. Ma altrimenti… non so.
Badate bene, se avete un interesse superiore, ne vale sempre la pena, però, di passare giorni a camminare a fare file a chiacchierare di qua e di là.
Ed è ovvio che quest’interesse può essere anche farsi fare un disegno da Zerocalcare o aspettare ore per Pennac. 🙂

Per quanto mi riguarda so che ho ancora molto lavoro da fare sull’affermazione di me stessa e di quello che faccio. Devo insomma smettere di sentirmi una cretina e cominciare a non aver paura di dire cose. Ho questo senso di “non sono abbastanza intelligente, colta o originale”, che mi taglia sempre un po’ le gambe nella conversazione. Ma, forse, prima o poi, lo supererò.

È stato comunque molto bello vedere tante persone tra gli stand, comprare libri, essere interessate a questo mega baraccone, fatto di sudore e dell’intelligenza di chi ci ha lavorato giorno e notte, che ha tirato fuori le unghie per non venire sopraffatto.

È che poi le persone erano veramente contente di esserci. Anche di stare in fila!

A questa bellissima festa alla quale ho avuto la fortuna di poter partecipare, va aggiunta un’ultima chicca. Ho incontrato, tra i carabinieri al varco, un mio amico d’infanzia e adolescenza. Da Frattaminore a Torino.
Abbiamo parlato per 5 minuti, poi lui è tornato al lavoro. È stato come tornare indietro e mi sono ricordata da dove vengo e perché sono arrivata, una bella domenica di primavera, al Salone del Libro.
Innamorata dei libri e della vita.

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