Il Porto Proibito di Teresa Radice e Stefano Turconi

Più a fondo ci scava il dolore, più posto abbiamo da riempire di gioia.

Questo post su Il Porto Proibito, (un’opera a fumetti in quattro atti) di Teresa Radice e Stefano Turconi ed edito dalla Bao Publishing, è scritto a quattro mani.
La spiegazione di questa scelta sta nel fatto che io di graphic novel non ci capisco niente, perché ne ho letti quattro in tutta la mia vita, incluso questo.
Quindi mi serviva una mano, perché de Il Porto Proibito volevo proprio parlarne. E allora ho chiamato mio “cuggino”.
Dovete sapere che di cugini ne ho trentuno, uno per ogni evenienza, più o meno, e, ebbene sì, ne ho anche uno che legge i graphic novel, che dice di non essere esperto, ma insomma, a un certo punto nella parte che ha scritto lui ha usato l’espressione “niente china… tavole classiche”, quindi un po’ mi ha convinta… Il cugino in questione si chiama Luigi e visto che la genetica non è un’opinione mi ha assecondata. Eccoci qua quindi a parlarvi de Il Porto Proibito.

Esperti di graphic novel, abbiate pietà.

Il Porto Proibito

Nell’estate del 1807, una nave della marina di Sua Maestà recupera al largo del Siam un giovane naufrago, Abel, che di sé ricorda soltanto il nome. Diventa ben presto amico del primo ufficiale, facente funzioni di capitano perché il comandante della nave è, a quanto pare, scappato dopo aver rubato un tesoro. Una volta in Inghilterra, Abel viene accolto dalle figlie del capitano traditore, che gestiscono una locanda. Mentre cerca di adattarsi a questa nuova vita, e di recuperare la memoria, scoprirà cose, non sempre belle, su di sé e su alcune delle persone che lo hanno aiutato. Tra queste persone c’è anche Rebecca, la prostituta misteriosa e innamorata del gigantesco ed eroico Nathan MacLeod. Abel e Rebecca hanno qualcosa in comune e il bello sta tutto nello scoprire cosa.

L’intreccio è molto fitto e, tra colpi di scena, dichiarazioni d’amore, rifiuti, vili traditori e uomini d’onore, scoperte e anche un po’ di magia, Il Porto Proibito ti prende e ti lega al divano (o al letto, la poltrona, il tappeto…). Davvero. Esperti o non esperti di questo particolare genere letterario, Il Porto Proibito non può non affascinare chi di storie, di avventure e di misteri si nutre. Di chi sogna l’oceano, l’adrenalina e la passione.
Il Porto Proibito è un’esperienza, è un vero e proprio viaggio, in un mare avverso e in tempesta. E in un viaggio, si sa, ci sono infinite sfaccettature. In questo graphic novel vaghiamo tra letteratura, religione e tradizioni marinaresche. E riflettiamo sulla vita, sulla morte e se c’è ancora qualcuno che pensa che i “fumetti” siano un genere minore, allora dovrebbero considerare i riferimenti e le citazioni culturali di cui è zeppo questo “libro”. Alcune meravigliose.

io sono una nave
una nave che porta
in sé l’orma di tutti i tramonti
solcati sofferti –
io sono una nave che cerca
per tutte le rive
un approdo.
Risogna la nave ferita
il primissimo porto –
che vale
se sopra la scia
del suo viaggio
ricade
l’ondata sfinita?
(da Il porto di Antonia Pozzi)

Il Porto Proibito è stata una lettura veloce, perché ci ha rapiti, ma per niente leggera. Un lavoro profondo che dà tempo e modo di riflettere, un’emozione dopo l’altra fino all’ultima pagina, poi chiudi il libro e vorresti ritornare subito lì, in quel mondo con quei personaggi che rendono la sua lettura indimenticabile. È incredibile come sia io che Luigi ci siamo trovati d’accordo su questo. Ho infatti riportato praticamente tutte le sue parole perché corrispondevano alle mie.

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Dal punto di vista grafico, Luigi racconta che a colpirlo, mentre vagava in libreria, è stato inizialmente il formato speciale cartonato 16×22 a dorso tondo, insomma un romanzo classico, un omaggio ai grandi romanzi marinari dell’Ottocento, molto elegante. Quando poi ha visto la caratteristica dei disegni, tutti a matita, tratto morbido e leggero, niente china, niente colori, tavole classiche e poetiche meravigliose, fortemente espressive e ricche di dettagli, si è convinto a comprarlo. Amore a prima vista, insomma. E per fortuna che la storia lo ha confermato.
Si è incuriosito anche perché Teresa Radice, che ha scritto i testi, e Stefano Turconi, che ha fatto i disegni, sono già noti nel mondo Disney per alcuni lavori come la parodia del L’isola del tesoro e sono anche compagni nella vita.
Io, per i disegni posso solo limitarmi a dire “Che belli e delicati!”, per i testi, e soprattutto per le citazioni, visto che lo stile del graphic novel è un altro mondo, è indubbia la bravura di Teresa Radice, sicuramente approfondirò.

Come sono finita io, invece a leggere Il Porto Proibito? Un regalo di compleanno “sfida” da parte della mia amica Nunù. Che, come sempre, ha indovinato. Datemi un eroe senza memoria, un’eroina irlandese, un amore impossibile e dei marinai coraggiosi e sono contenta.

Per chi sogna terre misteriose, avventure e pericoli, un po’ di magia e amori travagliati, ma infiniti. Per chi comincia a battere i piedi appena sente ballate marinare. Per chi viaggia con la fantasia e colora le proprie giornate di poesia e vita.

Grazie, Nunù e grazie, Luigi.

To put meaning in one’s life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire—
It is a boat longing for the sea and yet afraid.
(da George Gray di Edgar Lee Masters)

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