Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati di Davide Bacchilega

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati

Avete presente la Romagna da cartolina? Dimenticatela.

È Natale e nella nebbiosa provincia romagnola tre squillo (ex e non) ricevono delle lettere minacciose, delle quali non sappiamo veramente niente altro tranne che sono terribili e che fanno in modo che le ragazze contattino il loro ex protettore.
Barbara ora fa la moderna e super glamour prefica, quella che viene pagata per piangere ai funerali; Didi, lavora per portare suo figlio Pavel in Inghilterra; Giorgia soffre di prosopagnosia e non si ricorda le facce, quindi distingue i clienti dal modo in cui si slacciano le scarpe. E poi c’è Michele, giornalista che, per scrivere gli articoli, della ricerca del delitto ha fatto un’ossessione, che va avanti a tranquillanti e che è sempre in ritardo; Mauro che fa il tanatoprattore e che non ride mai, che è strano, solo, vuole andare a Chi vuol essere milionario? e “c’ha l’ansia, il vomito e il mostro che ha nello stomaco gli morde le pareti nello stomaco”. E Marta, che sta male, che è forse l’unico vero amore di Michele, che però si fa sempre aspettare, perché è sempre in ritardo, l’ho già detto.
E poi Ermes, il pappone. E gli stimabili della zona, che però poi vanno al “Circolo” a tirare fuori dagli armadi i loro scheletri. Tutti personaggi che in comune hanno segreti, paure, ansie e ossessioni.

A un certo punto, una serie di delitti va a rendere ancora più nebbioso quel panorama invernale romagnolo; chi è il colpevole? Chi vuole morte queste ragazze? Cosa c’entrano i segreti grandi dei paesi piccoli con questi omicidi? Che fine ha fatto il marito di Marta, Giovanni?
Michele comincia a indagare per fare un favore a Marta e si trova affiancato da Mauro. I due formano una squadra strana e male assortita, alla quale poi si aggiunge anche Giorgia.

Come in tutti i gialli che si rispettano, il colpevole salterà fuori in un viaggio tra scoperte, amori mai finiti, scandali da evitare, ossessioni da assecondare. Un viaggio ironico, divertente e cinico. Alla fine del libro le cose saranno più o meno chiare anche attraverso la nebbia.
E, sempre come in tutti i gialli che si rispettano, avanzi verso la fine aspettandoti risposte, e… in questo caso, con un colpo di scena che inizialmente mi ha lasciata un po’ basita, le risposte sono arrivate come una secchiata d’acqua fredda.

Per finire Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati, di Davide Bacchilega, edito da Las Vegas edizioni, ho deciso di rubare un paio d’ore di tempo alla quotidianità e ho fatto una cosa molto triestina: me ne sono andata, intorno alle 19, dopo l’ufficio, a Barcola e mi sono fatta un bagno, con Miramare da un lato, il mare di fronte e i triestini da tutte le parti.
Poi tutta felice e serena ho preso il libro e ho cominciato a leggere e, nella meraviglia della sera estiva, il colpo di scena finale mi è letteralmente caduto in testa. Non si fa così, caro scrittore!
Ero lì, pacifica, a leggere un bel libro, divertente anche, originale per molti versi, che si stava avviando a una bella conclusione dove, non solo si risolve il caso, ma si percepisce un po’ di speranza per tutti e invece… tu mi cambi le carte in tavola! Mi fai uno scherzo che…

Che poi, attenzione, mi è piaciuto il colpo di scena finale. Perché è una di quelle cose che dici “Wow, non ci sarei mai arrivata a tanta follia da ‘intreccio’ letterario e psicologico!”.
È che poi io ho la cattiva abitudine di affezionarmi ai personaggi e quindi ci rimango molto male quando le cose per loro non vanno bene o non vanno proprio come avevo immaginato.

Insomma, questo libro mi ha sorpresa in moltissimi sensi.
Per lo stile. Mi è piaciuto tantissimo il modo in cui l’autore ha collegato i capitoli. Un filo unico. Un passaggio di palla da un protagonista all’altro per sottolineare gli incontri, gli incroci, gli scontri, le differenze. E mi è piaciuto molto il perenne minuscolo usato quando a parlare è Mauro; solitamente a me certe ‘licenze’ non piacciono tanto, ma questo è stato un modo molto visivo e riuscito per rendere l’idea di un personaggio che vive in sordina, nelle sue paranoie, poco considerato. Minuscolo, appunto. Anche se poi nel libro si prende le sue rivincite.

Per l’ironia e l’humor. Si ride in questo libro. Nonostante ci siano morti una riga sì e una no.
Per come si dicono le cose senza troppo fronzoli. Per i momenti anche commoventi che son venuti fuori bene, nonostante tutto il nero e la nebbia del libro.
Per i personaggi. Bisogna essere molto bravi a far risultare simpatici persone che in realtà non lo sono. Da Michele a tutti gli altri cinici e ipocriti personaggi del libro.

Mi è piaciuto, sì. Perché, come dico sempre, un libro che mi lascia col sorriso sulle labbra, il cuore che batte forte, e anche un po’ di irritazione, mi ha dato qualcosa.
E poi l’effetto sorpresa funziona sempre e anche perché io sono una romantica e mi piace leggere di chi per amore fa qualsiasi pazzia.

Consigliato, decisamente.

Per chi, come me, non conosce affatto la Romagna se non attraverso il sentito dire: un punto di vista diverso che la libera dai cliché. Per chi andrà in vacanza e vorrà portare con sé un libro che sia bello, non pesante, che faccia ridere, ma che sia intelligente. Per chi non conosce la parola tanatoprattore. E per chi, davanti a un mistero, aguzza le orecchie e mette in moto la curiosità.

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5 commenti su “Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati di Davide Bacchilega

  1. Bellissima recensione, Angela!
    Io finirò di leggere questo libro stasera (mi mancano 40 pagine, quindi il vero e proprio colpo di scena!)

    😉

  2. Mi sta piacendo tantissimo! Era da diverso tempo che non leggevo un romanzo a sfondo giallo così appassionante 🙂 Sono molto contenta di averlo comprato al Salone del Libro: si è rivelata un’ottima storia!

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