Pista nera – Antonio Manzini

Leone Miccichè viene trovato morto in mezzo a una pista sciistica, a Champoluc, in Valle d’Aosta, schiacciato da un gatto delle nevi. Chi è stato? La mafia? Un amico? Delitto passionale? Qual è la cosa che Leone aveva e che tutti vogliono?
Il vicequestore Rocco Schiavone, romano, finito ad Aosta per questioni disciplinari, indagherà su questo delitto come sa fare: metodi poco ortodossi, abuso della posizione, e con le clarks ai piedi.
Tra una vedova bellissima, debiti, cugini che sono cugini di tutti, ex fidanzati, e tanta neve, Rocco Schiavone mette luce su quella che è una vera e propria pista nera, e dimostra di essere un investigatore che sa il fatto suo.

Pista nera

Pista nera è il primo romanzo di Manzini che narra le vicende di Rocco Schiavone, che, e lo leggerete ovunque, è un po’ stronzo. No, non un po’, è decisamente stronzo. È corrotto, è violento, tratta male le donne, i suoi sottoposti. Ha un suo bestiario personale nel quale praticamente indicizza tutte le persone che incontra. La maggior parte le disprezza e le umilia. Calpesta i luoghi comuni e lo fa senza la minima simpatia. Fa uso quotidiano di droghe leggere e dice che lavorare è una rottura di coglioni (contraddicendosi perché non si tira mai indietro, e questo è un indizio importantissimo sulla sua personalità).

Eh, sì, però a noi gli stronzi ci piacciono. Perché Rocco Schiavone non è stronzo e basta. È intelligente, è brillante, ha avuto una moglie, o ce l’ha ancora, non lo capiamo fin da subito, che ha evidentemente amato. Prende i cattivi, si dice che sia bravo. Noi dalla prima indagine capiamo che è così. È generoso a modo suo.
E dalle prime pagine io ho capito che andrà a prendere un posto nel mio cuore accanto a Guido Guerrieri.
Rocco Schiavone non è un eroe pulito e senza macchia, e allora? E allora ci piace di più, perché gli eroi puliti e senza macchia, a dire il vero, a volte ci annoiano un po’. Specie nei libri in cui si parla di realtà verosimile perché vogliamo che i personaggi abbiamo le nostre stesse contraddizioni morali ed emotive. E Rocco Schiavone è, sotto questo punto di vista, un personaggio perfetto.
Il ‘giallo all’italiana’, o giù di lì, di cui confesso di non essere un’esperta, mi sembra ben costruito, anche se un pochino già sentito, ma prende, ti incolla comunque alle pagine ed è questo l’importante.

Leggerò sicuramente le altre avventure di questo vicequestore romano spedito sulle montagne a rimettere i propri peccati (La costola di Adamo, Non è stagione, Era di Maggio, oltre a tutta una serie di racconti), convinta che Rocco Schiavone non abbia intenzione di rimettere niente. Lui, come in Pista nera, continuerà a fare il suo lavoro, con i suoi metodi; continuerà a essere un po’ cattivo, corrotto e spietato con le persone che lo circondano. E cercherà di non essere ingoiato dal passato.

“C’era un poeta tedesco che diceva che il passato è un morto senza cadavere.
Non è vero.
Il passato è un morto il cui cadavere non la smette mai di venirti a trovare. Di notte come di giorno. E la cosa ti fa pure piacere. Perché il giorno che il passato non dovesse più farsi vivo a casa tua, significa che ne fai parte. Sei diventato passato.
Forse dovrei scopare di più.”

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