Pillole dal call center. Raccolta #1

È possibile che questi siano i miei ultimi mesi al call center e che quindi a un certo punto finiranno anche le pillole.
Vorrei poter dire che è perché ho finalmente trovato il lavoro della mia vita e che saremo tutti felici e contenti, ma non è così. È possibile che questi siano gli ultimi mesi al call center per me e per altri miei 488 colleghi. Siamo in Italia, potete bene immaginare perché.
Ora, sperando che alla fine ci sia veramente un “e vissero tutti felici e contenti”, ho deciso di raccogliere tutte le pillole che ho scritto finora sulla pagina Facebook anche sul mio blog. Una decina alla volta. Per non perdere le tracce di quanto divertente può essere questo lavoro, per far ricordare a tutti che c’è questo lavoro e ci sono migliaia di persone che lo fanno con dignità e anche con piacere, nonostante tutto.

Un promemoria.
Per essere un po’ allegri.
Perché ho imparato con gli anni che una risata aiuta sempre.

call center

“Buongiorno prenotazioni!”
“Buongiorno signorina, dovrei prenotare una spalla sinistra.”

“Ah, sì?”


“Prenotazioni, buongiorno!”
“Salve, posso prenotare un tampone vegetale!”


“Bene, signora, mi dica nome e cognome.”
“Un attimo, signorina, che le faccio lo ‘spalling’!”
“…”


“Data di nascita, signora?”
“26 giugno 2015”
“26 giugno 2015?”
“Sì sì”
“…”


“Signora, ho un posto alle 9.15.”
“No, non va bene. Più tardi no? Devo portare la bimba a scuola.”
“No, mi dispiace, riusciamo solo alle 9 e un quarto.”
“Ma alle 9 e un quarto va benissimo, signorina! Perché non lo ha detto subito?”

Ci cascano sempre. Incredibile.


“Buongiorno, io dovrebbi prenotare…”
tu tu tu tu


“Signora, le ho appena mandato una mail con la preparazione per l’esame.”
“Uh, grazie, e quando ci mette ad arrivare? Devo avvisare mia figlia.”
“Credo che sia già arrivata.”
“Davvero?”
“Sì.”
“Davvero?”
“Sì.”
“DAVVERO?!?”
“Sì, signora, è una mail!”
“Siete proprio efficienti. Non ci posso credere!”


“Mi scusi? Signora o signorina?”
“Guardi, mi chiami pure Angela.”
“Ma lei, Angela, è toscana? Perché parla strano.”
“Ehm… non proprio. Sono campana, ma ho vissuto in Toscana per anni. E vivo con un toscano.”
“Capito.”
“… bene. Possiamo andare avanti con la prenotazione?”
“Sì, prego, continui a parlare Angela, lei parla strano. Ma è bellissimo ascoltarla.”
“…”


“Bene, abbiamo finito, se mi lascia una mail le mando la nota informativa con la preparazione per questo esame.”
“Oh, cavolo! Non posso!”
“Perché non ha un indirizzo mail?”
“Sì ce l’ho… ma ora il computer è spento. Mica mi arriva la mail?”
“…”


“Signorina, grazie.”
“Grazie a lei, signora.”
“Ma posso farle un’altra domanda?”
“Dica, signora.”
“Ma a lei chi gliel’ha data tutta questa pazienza?”
“È il mio lavoro, signora.”
“Vabbe’, non è mica detto… ma senta, lei è sposata?”
“… ehm, convivo …”
“Sa perché? Le presenterei mio figlio… 40, si è lasciato dopo 6 anni di convivenza, ora è diventato così difficile. ”
“…”

 

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