Una perfetta geometria di Giorgio Serafini Prosperi

una perfetta geometria

Mi sono presa qualche giorno per parlarvi di Una perfetta geometria, un po’ perché quando l’ho finito ero in viaggio per le vie della Croazia e un po’ perché ci dovevo riflettere su.

Allora, Adriano Panatta (non il tennista), ex commissario, trasferito in un ufficio del Ministero dell’Interno che si occupa di rimborsi assicurativi a causa di qualcosa che ha fatto sei anni prima e che non ci è stato rivelato, rivede una sua ex, importante, che gli chiede aiuto per sua figlia Vera, che sembra essere una pazza squinternata (e un po’ lo è), convinta che una sua amica sia stata uccisa e non suicidata come dicono le indagini. Adriano comincia a indagare e scopre che Vera, e la sua amica prima, è invischiata un intrigo che potrebbe mettere in ginocchio tutti gli equilibri politici del paese.
Nel frattempo conosciamo Adriano e le sue ossessioni, cose del suo passato e assistiamo alla costruzione di un nuovo, ai limiti del patologico, rapporto con Vera.

Se vi aspettate di trovare un ‘investigatore’ che va dritto al punto, senza scrupoli e sicuro di sé, allora resterete un po’ delusi. I punti chiave di un giallo classico, con un nuovo brillante protagonista ci sono tutti, ma, lo confesso, in certi punti Una perfetta geometria di Giorgio Serafini Prosperi, edito da NN editore, non mi è proprio piaciuto.
C’è il protagonista dal passato tormentato e dal presente peggio ancora, c’è una donna (solo una?) nella sua vita, tormentata anche lei, c’è la ‘spalla’ Stoppa, che sembra un buon personaggio, ma non si capisce che importanza dargli visto che poi ci sono tanti altri personaggi che aiutano Panatta che sono per lo più comparse, ma che a un certo punto sono pure troppi. C’è un giallo che funziona, sia chiaro, anche se non mi ha appassionata totalmente e nella trama certe volte mi sono persa. Sì, in alcuni eccessi di informazioni, azioni, intrecci, o in altre sfumature che molto probabilmente sono io a non aver capito.
Mi sono persa anche nel cercare di capire il rapporto Adriano-Vera, e la subitania ossessione che non riesco a trasferire in nessun modo nella realtà.
C’è tutto però ripeto, ma manca qualcosa ancora. Non essendo un’esperta di gialli giustifico questa ‘insoddisfazione’ con il mancato il feeling con Panatta. Diciamo che non ho sentito la sua mancanza quando il libro è finito e, mentre lo leggevo, non avevo quell’ansia da “oddio lo voglio finire ma non voglio separarmene”; chi legge tanto sa di che parlo.

Però, da un altro punto di vista il libro mi è piaciuto. Si parla disturbi dell’alimentazione altri dall’anoressia o quelli che solitamente attribuiamo a ragazze e donne. No, qui sono uomini belli grandi e grossi a essere ‘malati’ ed era ora che se ne parlasse. Mi è piaciuto come l’autore ha descritto la rigorosa necessità del protagonista di rispettare certi limiti alimentari per mantenere un equilibrio. Cose che per molti di noi sembrano facili qui vengono fuori in tutta la loro drammatica difficoltà.
E mi piace quindi che, anche in questo libro, non si parli di persone super intelligenti, super brillanti, ma di persone normali, anche un po’ raccomandate, con tutte le debolezze, pure quelle per le quali si fanno dei grossi compromessi. Ho percepito una sorta di ingenuità in Adriano, che se da un lato mi ha lasciata perplessa, dall’altro ha comunque fatto colpo tanto da farmi dire “leggerò anche il prossimo”.

Non lo so se prima o poi mi affezionerò a Panatta, ma spero che questo sia solo l’inizio. Magari Adriano è uno di quei personaggi che deve essere così, non entrare direttamente nel cuore, ma un poco alla volta, per essere apprezzato meglio.
Vedremo.

Per una volta non sono d’accordo totalmente con i “per chi” di NN editore. Perché non sono proprio riuscita a leggerlo tutto d’un fiato, anzi.
Come NN editore però lo consiglio a chi “affida a un numero sulla bilancia il pronostico della giornata”, ma anche a chi ama i gialli e cerca sempre cose nuove. E non si fa spaventare dalle mie perplessità, anzi, le ignora e fa bene.

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