Nonna Angela. Non la mia, ma poco conta

nonna angela

L’anno scorso, durante la mia prima entusiasmante esperienza con Le vie delle Foto, di cui vi parlerò, ho conosciuto Christian Milotic, fotografo e volontario installatore.
Abbiamo chiacchierato dei suoi progetti, dei miei progetti e un bel giorno mi ha chiesto di incontrarci perché voleva chiedermi un favore.

Il favore era scrivere un testo di corredo a un suo progetto fotografico dedicato a sua nonna: nonna Angela.

Il progetto era bello, secondo me, anche se di fotografia capisco molto poco, e la storia che raccontava era intensa, vera; una verità che fuori dal territorio dove vivo io ora è veramente poco conosciuta.

E poi, come facevo a dire di no a un progetto che si chiamava “Nonna Angela”?
Anche mia nonna si chiamava così ed era una donna meravigliosa, forte, saggia e che in questo periodo vorrei tanto avere ancora con me, perché sono sicura che avrebbe le parole giuste per tutto.

Anche la nonna Angela di Christian però è una donna meravigliosa, che ha vissuto una vita dura e complicata. E io, dopo aver ascoltato tutto, ero ancora più convinta di accettare.

Ho scritto il testo che a Christian è piaciuto e il suo progetto ha riscosso tanto successo e io sono molto molto contenta per lui.

Qui un elenco dei riconoscimenti:

Premio Speciale con mostra presso il Museo Parentino Croazia Porec;
Finalista urban 2017, sezione portfolio fotografico;
Finalista sezione portfolio fotografico LuganoPhotoDays;
Pubblicazione su AgoradiCult, blog di cultura fotografica del dipartimento della FIAF

 

E finalmente ho anche io “il permesso” di pubblicarlo su righevaghe. Ed eccomi qua con il testo e il progetto di Christian.

Si dice buona visione o buona lettura in questi casi?

 

Nonna Angela, di Christian Milotic

 

Nonna Angela ha 90 anni.
È nata a Pisino d’Istria, che ora è in Croazia.
Con suo marito Antonio, nel 1962, come tanti altri in quegli anni, ha dovuto lasciare le sue terre, la sua casa.
Arrivati a Trieste, vengono subito internati nella Risiera di San Sabba, che da campo di concentramento durante la Seconda guerra mondiale è diventato luogo di accoglienza per i profughi.
In quegli anni viaggiano, vagano, alla ricerca di un posto loro, di un futuro. Vanno a Cremona e poi Capua, nel casertano. Nel 1964 ritornano a Trieste.
Ed erano ‘solo’ profughi istriani. Lontani da casa e non voluti.

Esperienze, emozioni, sentimenti che segnano la vita. Diventano non solo rughe sul viso ma anche rughe sul cuore, dentro le cui pieghe è nascosto quello che ha passato in quegli anni, quello che ha visto.

Gli occhi di nonna Angela hanno visto l’addio alla propria terra, diventata nemica.
Hanno visto gli uomini cadere sotto il peso dell’umiliazione e del dolore.
Hanno visto altre terre, ostili.
Hanno visto la solitudine, la fame, la lotta perenne per trovare un posto nel mondo.

I suoi occhi hanno pianto le lacrime che nessuna madre dovrebbe piangere per i propri figli, quando è costretta a lasciarli soli per potergli garantire un pasto caldo e un futuro.

E hanno visto gli occhi degli altri. Occhi che hanno giudicato, che hanno additato; occhi di cuori ciechi, senza pietà, né misericordia.

Nelle rughe di nonna Angela c’è l’infinito dolore dell’esilio, della guerra, della perdita di se stessi, della propria casa.

Il cuore di nonna Angela ha supplicato, pregato, si è distrutto e ricostruito.
Il cuore di nonna Angela poi si è spezzato e nei suoi occhi c’è il perpetuo ritorno di quella ferita. E così il suo corpo, che ha subito anche lui le angherie non solo del tempo, ma anche quelle di una vita dura.

Se nonna Angela alza gli occhi al cielo però guarda a un altro infinito. E lì ritrova la consapevolezza di aver vissuto, di aver lottato e di aver ottenuto una seconda possibilità.

Il cielo azzurro della vita, che non risana i cuori ma spinge ad andare avanti. L’infinito cielo azzurro della fede, della speranza.
Il cielo azzurro di chi sa che ha finito, ma che, in fondo, ha vinto.

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