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Mi attacco al tram – cattiverie inconsapevoli… o no?

Salgo sul bus che ogni giorno mi porta al lavoro. Di fronte  a me due donne sulla quarantina che si conoscono, si salutano, sembra, calorosamente.
Una ostentatamente bonton, caschetto biondo, tante rughe evidenziate ancora di più dal troppo trucco, tailleur nero e una salda fede al dito. L’altra, paffuta, capello corto, oscenamente struccata, vestita in tuta e con lo zainetto. Tutti ce l’abbiamo tra i conoscenti la donna tanto buona, tanto gentile, ma non esattamente bella e perennemente sola, no? Di quelle strane che vivono orgogliose nelle loro inflessibilità. E tutti abbiamo fra i nostri conoscenti la bionda caschettata che lavora solo lei, è stanca solo lei e solo lei ce l’ha, insomma. Parlo al femminile perché l’episodio riguarda due donne, ma la cosa può essere girata anche al maschile, lungi da me essere sessista.

La paffuta: «Ciao!».
La bionda: «Ma ciao! Come stai? Come mi dispiace che non ti hanno rinnovato il contratto. Io non c’ero, ero in ferie, mi sarebbe dispiaciuto non incontrarti più. Eri tanto brava…».

A me non sembra che sia morta, questo imperfetto mi mette i brividi.

«Eh, vabbe’, che ci vuoi fare… Ora però sto facendo un altro corso, per un’altra azienda.»
«Ah, bene! Io non so cosa avrei fatto, fossi stata in te…»
«Però devo lavorare anche il sabato, ma vabbe’, per necessità…»
«O MIO DIO! Anche il sabato? Che cosa assurda, come fai con la casa?»
«Basta organizzarsi, che posso fare?»
«Che peccato…»

Poi ci pensa su, ma non troppo, e parla.

«Vabbe’, ma alla fine che t’importa? Per fortuna tu sei sola, non devi pensare al marito, ai figli. Per fortuna tu non hai niente da fare.»

La signora ‘fortunata’ non risponde, io le guardo sconvolta, forse troppo. E avrei voluto dare un pugno in testa a tutte e due. Ma non è finita.

La bionda: «Io scendo, in bocca al lupo per tutto!». Sorriso di circostanza e compassione.
«Buon lavoro, grazie!»
«Se hai bisogno chiamami, tanto il mio numero ce l’hai. Io non ho il tuo… ma non fa niente!»
E ridacchiando se ne va.

E così restiamo io e la paffuta signora fortunatamente sola. Lei a rinchiudersi con la testa fra le spalle e io a riflettere sulle cattiverie gratuite che siamo capaci di dire e di incassare.

E poi devo scendere dal bus.

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