L’eleganza del riccio – Muriel Barbery

Ho scovato questa mia vecchia recensione de L’eleganza del riccio mentre mettevo in ordine. Ve la regalo. 🙂

I riferimenti culturali di questo testo potrebbero mettere a disagio chi tante cose non le sa. Chi non associa in tre secondi Lev a Tolstoj e non storce il naso davanti a una virgola tra soggetto e verbo non so se potrà apprezzarne la grandezza.

Va anche detto che però si tratta di un testo che sta andando molto di moda e questo potrebbe bloccare chi troppe volte è rimasto deluso da quei libri tanto osannati, ma che poi rivelano storie e stili letti e riletti. L’eleganza del riccio è invece un libro profondo e intellettuale, che però narra una storia semplice, nella sua complessità, tenera, ironica e triste allo stesso tempo.

Renèe è una portinaia speciale. Si nasconde dietro un cliché tipico di donna che si nutre di tv spazzatura, squallida, ignorante, quasi primitiva. Convinta di non poter mai cambiare la propria condizione, nonostante la cultura immensa che possiede, vive due vite: una normale e l’altra fatta di musica classica, filosofia, storia, cultura giapponese e tè pomeridiani camuffati da ‘semplici’ caffè. E noi la vediamo destreggiarsi tra l’arte di sbagliare la grammatica (momenti di autentico divertimento) per non far scoprire la sua preparazione, e quella cultura che invece la fa sentire viva, ma custode di un segreto incondivisibile.

Paloma è una bambina infelice perché straordinariamente intelligente per la sua età. È circondata da persone stupide e superficiali, o semplicemente troppo normali per entrare in contatto con la sua presuntuosa intelligenza; e allora anche lei finge di essere una bambina ‘normale’, che si nutre di sottocultura adolescenziale. È così infelice che ha deciso di uccidersi. Il suo percorso nel libro è fatto di riflessioni profonde che la porteranno alternamente a riconsiderare la sua decisione; il suicidio non è mai visto con amarezza o tristezza, ma sempre in maniera estremamente razionale e sarcastica.

Arriva a unire le due storie, in realtà molto simili, monsieur Ozu, che dà una svolta alla vita di entrambe le protagoniste.

Un libro fatto di ironia e lunghe discussioni su questioni culturali e filosofiche. Un libro anche allegro, grazie agli impeccabili ritratti dei condomini del numero 7 di rue de Grenelle di Parigi, tranquillamente identificabili in qualsiasi condominio altoborghese e non della nostra buffa società occidentale. Esilarante la parte della cena in casa di monsieur Ozu, in cui ogni dettaglio è studiato per divertire senza appesantire, come del resto tutto il libro che è, sì, triste (verserete calde lacrime mentre leggerete le ultimissime pagine), ma non come tanti altri che puntano sull’amaro fin dalla prima riga.

Un libro che vale la pena di essere letto per tre motivi: per la scrittura quasi perfetta (un merito enorme va alle traduttrici); perché una volta tanto le mode dettano bene; e perché è una storia così attuale e originale che merita di essere letta, riflessa e immagazzinata.

L’eleganza del riccio è un misto di leggerezza e profondità che ne fa un libro da consigliare e da discutere, come poche volte se ne trovano.

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