Le nostre anime di notte di Kent Haruf

Le nostre anime di notte

Le nostre anime di notte di Kent Haruf è stato primo in classifica, ha venduto e se ne è parlato tantissimo.

Così tanto che, pur avendo amato gli altri libri di Haruf, sempre pubblicati da NN editore, avevo deciso di non leggerlo subito. Per evitare condizionamenti. Me ne sono quasi disinteressata, prendendo atto del fenomeno in corso in tutta Italia, ma senza approfondire.
Poi però a Trieste è arrivato Fabio Cremonesi, il traduttore di Haruf, alla libreria del San Marco. Non potevo proprio non andare a sentirlo. E ho scoperto che Haruf ha scritto Le nostre anime di notte in pochissimi mesi, appena saputo di essere malato, cosa molto lontana dal suo modus operandi e che lo ha consegnato appena in tempo, prima di morire. E lui era uno che i libri stava lì a cesellarli per mesi: d’altronde uno stile così pulito e asciutto non può essere figlio di una scrittura d’istinto.
Questo è il libro della chiusura di Haruf, è il libro del “prima che sia troppo tardi”. E così è finita che poi l’ho anche comprato. E davvero, non volevo leggerlo ancora, fino a quando un sabato pomeriggio l’ho preso e ho letto le prime righe e poi altre e poi altre ancora e niente, non ho resistito e l’ho finito.

Siamo a Holt, il paese immaginario che ormai tutti noi fan di Haruf vorremmo visitare, se non andarci proprio a vivere, e un bel giorno Addie, una vedova non più giovane, va da Louis, anche lui vedovo e non più giovane e gli fa una proposta ‘indecente’: «Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me». «Per parlare» dirà poi, davanti alla sorpresa di Louis.
E Louis accetterà e comincerà così la loro storia: quella di due persone, anziane, che si tengono per mano, di notte, e parlano. Per non stare sole.

Sto parlando di attraversare la notte insieme. E di starsene al caldo nel letto, come buoni amici. Starsene a letto insieme, e tu ti fermi a dormire.
Le notti sono la cosa peggiore non trovi?

Una storia di amore, di amicizia, della tenerezza tipica di chi scopre dei sentimenti in un momento che secondo il pensiero comune sono tardivi. E anche di sofferenza.

Non succede tanto altro in questo libro, in termini di sviluppi della trama intendo, perché in realtà succede tantissimo, nelle emozioni. Ovviamente siamo a Holt, quindi qualcuno avrà qualcosa da ridire sul fatto che due settantenni o giù di lì inizino una relazione, e verso la fine i due affrontano una vera e propria crisi, perché in qualche modo la storia doveva evolvere, ma sostanzialmente in questo libro non succede altro se non il racconto delle notti e poi dei giorni che Louis e Addie passano insieme, raccontandosi e scoprendosi. Amandosi, sì certo, ma non è questo il punto.

Il punto è il voler ‘rendersi’ felici. È quando sai che hai già sostanzialmente vissuto la tua vita e che no, non credi che sia finita, ma che puoi ancora renderti un pochino più felice. Ed è questo che fanno Addie e Louis. È questo che ci racconta Haruf.
Anche ne Le nostre anime di notte, come negli altri libri ambientati a Holt, ci sono le solite persone normali di Haruf, che potremmo essere noi o i nostri vicini, quelli che non ci hai a che fare ma che conosci da anni.

In sostanza, questo libro è bellissimo.
È il libro del “prima che sia troppo tardi”, appunto come dicevo qualche riga più su. E hanno praticamente già detto qualsiasi cosa su questo libro dal quale sarà tratto anche un film con Jane Fonda e Robert Redford (ho letto di gente che si incontra solo per discutere se vale la pena o meno fare il film e ‘ciacolare’ ore e ore sulla bellezza e lo stile di Haruf).
Hanno infatti scritto della tenerezza: vero, da riempirsi proprio il cuore.
E che c’è un senso di urgenza: verissimo, d’altronde Louis e Addie non sono giovani e lo scrittore di tempo ne aveva veramente poco.
E hanno anche detto che però c’è tanta serenità tra le pagine del libro. Sì, vero anche questo, perché Addie e Louis sanno che comunque andrà loro hanno vissuto la loro vita e hanno fatto pace coi loro errori.
Non mi resta altro, quindi, che unirmi, semplicemente, al coro di voci che considerano questo autore bravissimo: leggete Haruf, fatevi questo regalo.

Aver finito il libro pochissimi giorni prima del Salone del Libro di Torino e aver poi assistito alla lettura di una bravissima Licia Maglietta non ha fatto altro che amplificare la mia esperienza e rafforzare i miei sentimenti di lettrice nei confronti di questo scrittore che purtroppo non c’è più, ma che meno male che c’è stato.

Questo libro è per chi vuole leggere bene, perdendosi senza fare voli pindarici e allo stesso tempo ritrovarsi. Ed è per chi ha amato Haruf e si porta Holt nel cuore.

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