Vita e avventure di un’asse da stiro

asse da stiro

Premessa: dicono che ‘asse da stiro’ sia di genere femminile, io l’ho sempre pensato al maschile, quindi questo post originariamente era al maschile. Nel cambiare tutto il genere potrei aver dimenticato qualcosa, perdonatemi in anticipo. E comunque, a me il dubbio rimane. Buona lettura.

Questa asse da stiro è un’asse come quelle che non fanno più. Bella resistente, di vero legno. E pesantissima.

Le sue origini sono incerte, ma sappiamo che una ventina di anni fa, anche se alcuni studiosi pensano che sia ancora di più, è comparsa nella provincia nord di Napoli e ha vissuto da qualche parte a Frattaminore, in qualche residenza tra Pardinola e la piazza San Maurizio.
Dopo qualche anno di onorato servizio ha deciso di partire per altri lidi ed è approdata, senza però mai essere usata, ad Arezzo, in una residenza dalle parti di via Tarlati. Se ne stava lì, a riposo, tra i mobili antichi, sperando di non finire anche lei in fiera (ndr, fiera dell’antiquariato) e aspettando una nuova risurrezione.

Che è arrivata 9 anni fa.
Un giorno ha sentito una strana conversazione: “Zia Eli’, mi servirà un’asse da stiro ora che vado a Milano! La compro qua o aspetto?”.
“Ce l’ho io l’asse da stiro che non uso e mi sono portata da giù, è un po’ pesante, ma è una di quelle buone, uno di quelle resistenti. Prendi quella, che almeno non si fa brutta nello sgabuzzino.”

E così l’asse è tornato in servizio.
Dopo un viaggio lunghetto, tra gli appennini e la pianura padana, in compagnia di due aretini emigranti, è giunta, solo per sostare pochi giorni, nella periferia milanese. Un posto chiamato Parco delle Cave.
La permanenza è stata molto breve, perché qualche giorno dopo l’asse, sotto il braccio di un “aretino a milano”, è stata portata dalle parti di via Paolo Sarpi. In metro, con tanto di cambio rossa-verde. Bisceglie-Moscova. L’asse di 10 chili non se lo dimenticherà mai più quel viaggio in metropolitana, tra tutta quella gente, tutti quegli sguardi eppure nessuno sguardo. E neanche Stefano se lo dimenticherà.

E in quel monolocale di 26 metri quadri a due passi dall’Arco della Pace e il ristorante cinese più buono che ci sia c’è rimasta 4 anni. 4 anni di camicie stirate, 4 anni di copriasse bruciati. 4 anni di bestemmie ogni volta che doveva essere aperta.

Poi, a un certo punto l’aretino a Milano e l’effettiva utilizzatrice dell’asse, una tipa strana originaria delle sue parti, provincia Napoli nord, hanno deciso di cambiare nuovamente casa.

E in un giorno di aprile molto piovoso, insieme ai due suoi padroni e a un povero amico, volontario per quel trasloco, è stata portata, in un furgoncino a noleggio che “ma quanti giri ancora devo fare???”, in un appartamento al sesto piano nei pressi di via Messina.

Un appartamento tuuuuuuutto rosa.
Una cosa che le facevano male gli occhi all’asse.
Qui, ahimè, l’asse ha subito un altro periodo di riposo forzato, perché la tipa strana ha scoperto che i cinesi le camicie le stirano a 1,15 euro l’una e sì, dai, facciamolo!
E via, di nuovo chiusa nello sgabuzzino, al buio, da sola, testimone invisibile della vita dei due padroni. Strani, mooolto strani.

Improvvisamente, un giorno, l’asse è stata ritirata fuori… per un altro viaggio.
Un viaggio ancora più lungo.
Le hanno annunciato che avrebbero lasciato la casa rosa, Milano, le abitudini di via Messina e si sarebbero trasferiti a Est.
A Trieste.

Sono venuti a prenderla, una mattina di fine giugno, caldissima, tre energumeni. Le hanno attaccato con del nastro carta delle mazze delle scope (Dai, mettiamole qui, così non si perdono!) e l’hanno caricata in un altro furgone. Più grande questa volta.
Non dimenticherà mai neanche quel viaggio, incastrata tra la cassapanca e la scrivania dell’Ottocento (che palle la tipa strana con la fissazione della scrivania dell’Ottocento!).

È arrivata a Trieste il giorno dopo e ha visto per la prima volta il mare.
E qui in questi quasi due anni ha lavorato tantissimo.
Una camicia al giorno! Una camicia al giorno!
Insieme alle bestemmie per trasportarla ogni volta dall’angolino accanto al frigo in cucina, dove è riposta, alla sala.
Ma perché devi pesare così? Ma perché?
‘Ste! Me la tiri fuori tu l’asse prima di andare a lavoro? Per favore!

Però in questi anni si è divertita, perché è passata attraverso le mani esperte di chi dello stirare ha fatto un mestiere.
E le mani di ricotta della tipa strana che però, sarà anche strana, ma a Trieste sembra felice. Pure quando stira.

Intanto è sopravvissuta a giornate di bora ed è riuscita a dormire nonostante i gabbiani. Avrebbe voluto andare a fare un giro sulle rive, ma dicono che per un’asse da stiro non è proprio semplice. E i suoi padroni non se la sentono proprio di portarsi in giro 10 chili di asse per farle vedere Trieste. Insomma, non le è bastato Bisceglie-Moscova in metro?
E allora se ne è stata lì, in silenzio e nascosta dietro il frigo, ascoltando le storie di questi due che ogni posto è casa e quindi finisce che poi la casa può essere ovunque, improvvisamente.

E poi ora le stanno dicendo che forse la sostituiranno.
Dicono che l’artrite l’ha rovinata. Che a un certo punto, mentre si stira, si piega troppo e diventa difficilissimo fare le cose per bene.

Beh, Come reagireste se vi dicessero che verrete sostituiti da un’asse più giovane e meno pesante? E pure più facile da aprire?

Anche se lei lo sa, in cuor suo, che la storia che ha raccontato, la vita di asse che ha vissuto nessuno mai potrà sostituirla. Che il destino suo, per un’asse da stiro, è rarissimo. Un’asse da stiro fortunata come pochi.

Che poi la tipa strana dice sempre che le loro storie sono parallele, stesso percorso geografico, stesse case, stesso contatto con le camicie (una al giorno! una al giorno!) e mi sa che ci ripensa e magari se la tiene e non la butta via.

Ché non sia mai che con ‘sta storia di parallelismo poi finisce che si ferma pure lei…

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