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L’acustica perfetta – Daria Bignardi

Sembra che Arno e Sara siano fatti l’uno per l’altra, sembra che il fatto di essersi incontrati da ragazzini e rincontrati dopo anni li abbia destinati.
Sembra, ma non è così.
Sara non è la persona che dice di essere e Arno è fin troppo la persona che dice di essere.
Lei fa due figli con un uomo che si accontenta di averla lì, che non si fa troppe domande sul suo passato, le sue stranezze, le sue malinconie. Lui fa due figli con una donna che dice di amare, ma, si sa, sono previste anche tutta un’altra serie di azioni che completano l’amore. Amare non basta senza conoscere, non basta senza capire. Amare non basta. Ci si riduce ad amare (ma a questo punto il verbo da usare non sarebbe più quello) un guscio che molto spesso è solo l’idea di quello che vorremmo.

Una mattina Sara va via senza lasciare altre tracce che un biglietto in cui dice che deve farlo. E Arno, superata l’incredulità iniziale, comincia una ricerca che non solo è della moglie, ma anche di se stesso, del tipo di uomo che è e dei limiti che la sua vita ha avuto fino a quel momento.
Arno troverà Sara, scoprirà di Sara cose di cui non aveva la minima idea, ma troverà soprattutto se stesso, la sua musica, che è la sua professione e i suoi veri desideri. Sappiate che il finale non è affatto scontato.
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Ho comprato questo libro per caso e nel leggerlo ho dovuto mettere da parte un bel po’ di pregiudizi sull’argomento “personaggi della tv che vogliono fare gli scrittori”. La Bignardi ha uno stile molto lineare, diretto. È veramente molto brava. È così brava che si fa leggere tutta d’un fiato e, visto che ci affezioniamo ad Arno e a Sara e li odiamo ed entriamo in empatia con loro, temo che il libro si faccia leggere troppo velocemente. Lascia una buona impressione, il finale fa riflettere e non solo; noi stessi riflettiamo sull’abbandono, sul nostro modo di amare i nostri compagni, mariti, mogli, fidanzati, ma in certi momenti, presa dalla foga di voler vedere come andava a finire, credo di aver perso punti importanti.
Per quanto mi riguarda, i libri che mi hanno lasciato di più sono stati quelli che non volevo finissero mai, che dopo la fine ce ne fosse ancora un’altra e ancora un’altra.

Ho trovato L’acustica perfetta un libro bellissimo, sia chiaro. Ma bellissimo come un amore estivo, che arriva, travolge e va via.

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1 commento

  1. Carmen's Gravatar Carmen
    gennaio 23, 2013    

    Non te ne puoi uscire con queste recensioni quando ancora devo iniziare a leggere Sofia si veste di nero!

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