La vita sessuale dei nostri antenati – Bianca Pitzorno

La mia carriera da ‘lettrice compulsiva’ è iniziata tardi, intorno ai 19 anni, quando andata via di casa, con pochi amici, senza televisione in camera ho iniziato a scoprire il mondo e i libri. Quindi Bianca Pitzorno, la scrittrice per ragazzi più famosa in Italia, è un’enorme lacuna che mi porto dietro insieme a tanti buchi che chissà se avrò mail il tempo e la possibilità di recuperare.
Quando ho visto in libreria La vita sessuale dei nostri antenati, libro ‘per adulti’ della Pitzorno, ho letto la trama e l’ho sfogliato per escludere che si trattasse di un libro ‘troppo’ sessuale (nulla contro, ma in quel momento non ne avevo bisogno, ci sono tutti i romance americani che leggo in parallelo alle mie letture ‘serie’ che pensano a questa cosa qui), non ho avuto esitazioni. Ho pensato: Ecco, forse è arrivato il momento di riscattarmi, comincio a leggere questo e poi magari mi viene voglia di leggere qualche libro ‘per ragazzi’.

Allora, come già anticipato, se vi aspettate scene esplicite (un paio in 500 pagine), amore e basta ecc. ecc., non leggere questo libro. Nonostante il titolo. Io lo avrei chiamato in un altro modo, perché quel titolo lì devia completamente l’attenzione da quello che veramente è. Anche se si parla di sesso, e tanto, in sostanza si tratta di una saga famigliare, nella quale vengono fuori passato e peccati della famiglia Bertrand Ferrell. Siamo nel 1979 e a iniziare il tuffo nel passato alla scoperta della famiglia è Ada Bertrand, che da Cambridge dove si sta tenendo un convegno di archivisti, corre a Donora dopo che sua cugina Lauretta le ha fatto avere un telegramma perché il loro amato zio Tan ha avuto un colpo. Da qui, dallo strano incontro con Estella, a un viaggio cruciale in Grecia, e a tutta una serie di scoperte e colpi di scena, parte la storia che narra sia la vita di Ada nel presente del libro che le vicende del passato degli ‘antenati’. Ada è una trentasettenne, professoressa universitaria, esperta del mito di Orfeo ed Euridice, femminista conclamata, che convive da anni con un uomo che chiaramente non ama (il libro comincia con un suo orgasmo procuratole da un altro uomo), che, rimasta orfana è stata cresciuta, insieme alla diversissima Lauretta, da sua nonna paterna Ada Ferrell e da suo zio Tancredi, zio Tan, figlio di primo letto di nonno Gaddo Bertrand. E sono proprio loro due i veri protagonisti del libro. Perché sono le loro storie zeppe di colpi di scena, insieme a quelle degli antenati di casa Ferrell a farla da padrona. Ada non è neanche la narratrice di queste storie, ne è una semplice testimone. Inconsapevole e irrazionale, lei che si fa tanto vanto della sua razionalità di donna indipendente e affermata.
Nonna Ada, donna d’altri tempi, difende con le unghie e con i denti il passato glorioso e orgoglioso della sua famiglia e dei suoi antenati. Anche se poi scopriremo che non è tutto oro quello che luccica.
Zio Tan… beh… è una persona così perfetta che a parlarne ne sporcheremmo l’aura. Troppo perfetta. Troppo idealizzata. Così idealizzata che Ada non si accorgerà  che lui non è proprio quello che sembra.

L’unico altro personaggio che merita una menzione è Armellina, la governate di zio Tan. Forte, tenace, dal cuore grande, scopriremo che è anche la tenutaria del segreto più grande e più terribile.
Gli altri personaggi, tranne qualche breve eccezione, sono ombre. Lauretta è un’ipocrita pedante, insieme a tutta la serie di zie che ci sono a Donora e Ordalè; Giuliano, il compagno di Ada, è insipido, nonostante il suo dramma personale. C’è poi questa figura di Estella che compare all’inizio, questo tentativo di portare del ‘sovrannaturale’ nella trama che però si lascia facilmente dimenticare nelle 500 pagine del libro. Sinceramente non ne ho capito molto il senso, perché sì, attraverso un macchinoso processo è proprio grazie a Estella che viene ritrovato il diario di nonna Ada, il pezzo decisamente più interessante dell’intero libro (un’anticipazione che non vi toglie nulla alla suspense, ve lo assicuro), ma la sua figura resta comunque un po’ inutile. A me non ha dato nessun valore aggiunto.

La vita sessuale dei nostri antenati


Ada, il personaggio ‘protagonista’, passa 500 pagine a vedere come la sua vita viene completamente stravolta. È molto difficile non rivelare niente, ma le accadono tutta una serie di cose gravi che, a mio parere, non riesce ad affrontare lucidamente. È una donna intelligente, colta che ha avuto una vita interessante, che ha raggiunto la sua indipendenza. È come se a un certo punto tutto questo femminismo le si rivoltasse contro. Alla fine del libro, se di fine si può parlare, lei è sola. Ha perso lo zio Tan, che non ha mai profondamente conosciuto, ha perso il compagno di tanti anni, ha scoperto segreti che scuotono le fondamenta di tutta la dinastia Ferrell, ha scoperto cose su sua madre molto importanti; eppure non vediamo nessuna speranza per lei.
Da romanticona ho sperato che per lei e Leo, un altro personaggio, un po’ meno ombra ma non ampiamente sviluppato, ci fosse qualche possibilità. Ma no, niente. Di Ada, confusa, un po’ più ricca, ma sola, non sappiamo cosa sarà.

Anche nel finale alternativo, che la Pitzorno ha scritto per i lettori infuriati per come lascia finire il libro, di Ada non si sa niente. Si chiarisce la vicenda di zio Tan, ma Ada viene comunque lasciata a se stessa. Che significa? Che se lotti per essere indipendente, non sottostai alle regole comuni (quindi convivi, non ti sposi, pratichi il “libero amore”, rifiuti le regole della società ipocrita e antiquata in cui sei cresciuto) poi resti sola a leccarti le ferite? Senza speranze di avere un futuro più luminoso? Io spero che la Pitzorno non intendesse questo, perché no, non mi piace. E poi, anche se l’ho trovata noiosa, specie all’inizio, mi sono affezionata ad Ada.

Per quanto riguarda l’ambientazione, come dice la Pitzorno, Donora e Ordalè sono paesi che possono trovarsi in qualsiasi regione che affaccia nel Mediterraneo con le loro realtà ipocrite e orgogliose. Siamo nel 1979, non dimentichiamolo, tante cose ancora dovevano cambiare. Il culto degli antenati, la convinzione di essere nati per “partenogenesi” o almeno l’incapacità di parlare di sesso, gli scheletri ben tenuti negli armadi, l’apparenza di perfezione, la facilità di scandalizzarsi per qualsiasi cosa ‘fuori’ dal comune… forse in alcuni posti è ancora così. E questo libro fa venire in mente tutte le cose che ‘non devono sapersi’, che poi si sanno sempre, nelle grandi famiglie dove tutti sono “brava gente”, dove tutti sono onesti e umili e poi… che non venga mai trovato qualche diario segreto che altrimenti chissà che viene fuori.

La vita sessuale dei nostri antenati è un libro non facile. Ho pensato di abbandonarlo almeno 6 volte. Le prime 200 pagine scorrono molto lente e il vero e proprio coinvolgimento è avvenuto con la scoperta del diario di nonna Ada. Però, superato lo scoglio ‘noia’, il libro si è dimostrato molto molto bello. Ho passato la notte di sabato a leggerlo tutto d’un fiato in un crescendo drammatico e tormentato.
È un libro pieno di colpi di scena (onore alla Pitzorno per questa capacità), che parla delle ambiguità sessuali, di femminismo, di indipendenza; di scelte radicali e di ipocrisia. È un libro molto colto, zeppo di citazioni e riferimenti. La vita sessuale dei nostri antenati non è un libro per tutti. Mi è piaciuto, lo consiglierò a qualche amica femminista o a chi ha delle famiglie grandi, zeppe di ‘non detto’, ma non è un libro che resterà tra gli indimenticabili.

La vita sessuale dei nostri antenati
Forse la scelta di cominciare con questo libro non è stata quella più azzeccata per avvicinarmi a Bianca Pitzorno, che è coltissima e bravissima e proprio perché non voglio che voi ne siate condizionati, ho chiamato in causa Nunù, compagna di avventure all’università, professoressa, attrice, amica tra le migliori. È lei che mi ha avvicinata alla graphic novel e che ora si è presa il compito di avvicinarmi anche alla Pitzorno che scrive per i ragazzi.
Le ho chiesto di raccontarmi qualcosa ed è venuta fuori questa cosa qui, scritta da lei, ovviamente.

Bianca Pitzorno e i suoi libri per ragazzi raccontati da una lettrice affezionata

I libri di Bianca Pitzorno hanno accompagnato la mia infanzia e la mia adolescenza. Le sue storie come L’incredibile storia di Lavinia, Principessa Laurentina e Polissena del Porcello hanno lasciato un segno. Questi libri non ti stanchi mai di leggerli. Le sue storie ti rapiscono, ti coinvolgono, ti emozionano, ti fanno ridere. Ancora oggi, passati i trent’anni, amo ridere e piangere insieme alle sue eroine. Come ha scritto C.S.Lewis,  “un libro non merita di essere letto a dieci anni se non merita di essere letto anche a cinquanta” e i libri della Pitzorno sono così. Che sia un romanzo storico come La bambina col falcone o La bambinaia francese, che sia una fiaba moderna come L’incredibile storia di Lavinia, o un romanzo di formazione come Principessa Laurentina, emerge chiaramente il suo piacere di narrare e il romanzo per ragazzi probabilmente è la forma a lei congeniale per esprimere quello che ha da dire.
I protagonisti delle sue storie sono sempre personaggi femminili, per scelta, come lei stessa afferma. Eroine da caratteri forti, aggiungo io. Lavinia è una povera orfanella che riceve in dono un anello che trasforma tutto in cacca. Implacabile, grazie al bizzarro dono, sbeffeggia il mondo degli adulti e si prende la sua dovuta rivincita con la vita. Polissena non esita a fuggire di casa e a intraprendere una vera e propria odissea a ritroso per scoprire le sue origini. Ad accompagnarla nella sua avventura, un’acrobata e artista di strada: Lucrezia, sua coetanea dallo spirito libero. Ne La bambina col falcone, Costanza vuole prendere parte in prima linea a una crociata. In Principessa Laurentina, Barbara è chiamata ad affrontare il dolore di una perdita, oltre alle problematiche classiche che si presentano nella fase della crescita. E come dimenticare le tre amiche di Ascolta il mio cuore che sfidano l’autorità della maestra in cerca di una giustizia sociale?
Bianca Pitzorno racconta emozioni e stati d’animo che sfiorano le nostre corde profonde, con freschezza, eleganza, umorismo e ironia. I suoi libri sono raffinati, costruiti con intelligenza e coscienza, non mancano infatti riferimenti e citazioni letterarie, come non mancano i giochi linguistici, che lei adora.
La ragazzina che sono stata non faceva fatica ad identificarsi con i personaggi, tanto da emozionarsi e stupirsi a ogni pagina. Bianca Pitzorno è bravissima a lasciarti a bocca aperta, spiazzandoti con colpi di scena non facilmente prevedibili, all’interno di un’architettura narrativa costruita con precisione, nonostante nelle sue pagine siano disseminati indizi. L’adulta che sono oggi invece si abbandona alla piacevolezza della narrazione e riscopre ogni volta la ragazzina che è stata e che in realtà è ancora (per fortuna!). Il valore aggiunto poi per me sono i ricordi associati a quelle prime letture: non scorderò mai quando leggevo e recitavo per mio fratello malato L’incredibile storia di Lavina e le risate complici che ci siamo fatti; ho seguito Polissena lungo la sua avventura, condividendo le sue paure e le sue esaltazioni, sognando avventure incredibili; ho pianto con Barbara, sono cresciuta con Barbara.
Leggere un romanzo per ragazzi della Pitzorno fa bene al cuore.

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4 commenti su “La vita sessuale dei nostri antenati – Bianca Pitzorno

  1. Bianca è stata una delle più belle scoperte della mia infanzia, infatti sono rimasta molto spiazzata quando ho scoperto che aveva scritto un libro per adulti. All’inizio come te ho avuto difficoltà nel leggere perché dovevo abituarmi al cambio di registro, ma poi l’ho riconosciuta ed amata.
    Io ti consiglio di leggere Ascolta il mio cuore, il mio preferito e naturalmente Principessa Laurentina, secondo me non si è mai grandi abbastanza per leggere Bianca Pitzorno!

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