La torta al cioccolato perfetta di Tannie Maria

Certe volte siamo tristi. Che volete fare, capita.
Magari non c’è un motivo preciso o magari sì. Capita che a volte sei giù perché hai passato una notte un po’ agitata, è sabato pomeriggio e sei sola e anche se è una bella giornata non hai proprio voglia di uscire. Vaghi per casa senza meta e non vuoi chiamare nessuno. Allora guardi la libreria. Anche se non hai proprio voglia di leggere, lo fai solo per cercare l’ispirazione che ti porti fuori da quel baratro di malinconia.
E, guardando guardando, ti ricordi del ricettario alla fine di Amori, crimini e una torta al cioccolato di Sally Andrew. Lo prendi, cerchi la ricetta, ne analizzi la fattibilità e ti dici che, sì, oggi è proprio uno di quei giorni in cui serve il cioccolato. Tanto cioccolato.

Io mi compiacevo anche della torta al cioccolato. Era perfetta. Soffice, densa, ricca e appagante. Puoi serbare dentro di te l’idea della migliore torta al cioccolato possibile come fosse un ricordo dell’infanzia, ma quando mangi una torta vera spesso provi un pizzico di delusione. Non era questo il caso.

La torta, che nel libro Tannie Maria fa per Henk che però va via prima di mangiarla, è una di quelle che se uno la assaggia dice di sì a qualunque cosa gli venga chiesta. E, per quanto riguarda me, ha migliorato decisamente il mio pomeriggio.

Gli ingredienti per la base (quelli per la glassa ve li dico dopo!):

torta al cioccolato

Quando leggete ‘latticello’ non fatevi prendere dall’ansia. È un ingrediente che non si trova facilmente in Italia ma su internet si trovano valide alternative. Io per fare una specie di surrogato ho usato la ricetta con lo yogurt di Un’americana in cucina, ma è identica anche su Giallo Zafferano, quindi scegliete voi. Fatene 500 grammi perché è il totale che vi servirà per questo dolce. Comunque mi sono ripromessa di cercarlo e di fare la torta autentica col vero latticello, se mai lo troverò.

Per prima cosa, mettete l’acqua, il burro e il cacao in un pentolino e riscaldate il tutto facendo amalgamare. Non deve arrivare a ebollizione.

Poi, da un’altra parte sbattete insieme zucchero e uova, aggiungete il latticello e la vaniglia e dopo la crema di cacao e burro. Alla fine, la farina, il bicarbonato, il lievito e il pizzico di sale. Mi raccomando, la farina va nell’impasto, non in testa, in faccia, per terra e sui baffi del gatto!
Infilate nel forno preriscaldato a 180 gradi e fate cuocere per 50-55 minuti.

Nella mia variante non ho messo la vaniglia, perché non mi piace, ho usato una bustina di lievito pane angeli e poi ho fatto cuocere per 60 minuti perché il mio forno ha deciso così. Ascoltate sempre il vostro forno, che è il re della cucina.

A questo punto, dopo aver mangiato chili di crema al cioccolato, aver sporcato qualsiasi superficie, aver fatto andare l’impasto dentro i meandri più nascosti del robot da cucina che usate, sarete già abbastanza di buon umore.
Che tipo vorrete chiamare gli amici, la sorella, andare a prendere un po’ di sole e ridere fino alle lacrime. Almeno fino a che non razionalizzate che dovete pulire tutto, perché non spunterà nessuna fatina a farlo per voi.

Per la mia sanità mentale, ho pulito, appunto, e poi mi sono messa a preparare la glassa. Che nessuno dica: “ma poi non dovevi ripulire?”. Sono tecniche, se in cucina io ho tutto pulito ragiono meglio, proprio perché non sono molto brava a gestire le cose. Che è un modo carino per dire che sono una pasticciona cronica.

Comunque, torniamo alla glassa.

Prendete 200 grammi di zucchero a velo, 125 grammi di burro, 40 grammi di cacao in polvere, i restanti 125 grammi di latticello, un altro pizzichino di sale e mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia, se vi piace. Mettete tutto in un pentolino e cuocete fino a eliminare i grumi (con la frusta). Togliete tutto dal fuoco poco prima dell’ebollizione.
E poi prendete un cucchiaio di rum, mescolatelo al composto e fate raffreddare.

Io di cucchiai di rum la prossima volta ce ne metto due perché secondo me si sentiva poco, ma questo dipende dalle vostre papille gustative. Le mie vogliono più rum.

glassa torta al cioccolato

Poi, quando la torta è pronta fatela raffreddare e glassatela.

E vi ritroverete a guardare questa magnificente torta e a dire, come Tannie Maria:

una torta come quella andava mangiata. E non potevo farlo da sola.

Se proprio non avete nessun amico da chiamare, perché siete andati a vivere nella parte opposta e contraria dell’Italia e ancora non avete conosciuto nessuno disposto a mollare tutto e a venirsi a mangiare una fetta di torta al cioccolato miglioraumore, fate una foto del dolce e mandatela al vostro fidanzato, che sta rientrando dalla sua prima lezione di snowboard.
La risposta sarà:
“Oddio. Wow. Tu hai pensato al dolce, alla cena penso io. C’è del vino?”.

Insomma, meglio di una proposta indecente. Gli uomini…

Il giorno dopo la torta sarà avanzata e vi sarà avanzato anche il buon umore. E, si sa, il buon umore va condiviso, quindi prendete una bella fettona di torta e portatela a un’amica che, sì, state vedendo spesso, ma che vorreste vedere di più. Lei, sedendosi in macchina vedrà il tupperware e dirà: “Ma è per me?” “Sì!” “Wow!” con gli occhi luminosi luminosi e felici. E dopo vi manderà una foto di lei, la torta e il caffellatte.

Questa torta al cioccolato, ragazzi, lo fa.
Migliora le giornate.

Aveva proprio ragione Tannie Maria.

Con questo post, riapro ufficialmente la rubrica ‘occasionale’ L’appetito vien leggendo, quindi se volete suggerirmi libri, di narrativa, che ‘raccontano’ ricette non troppo complicate che possono migliorarci un po’ la vita, scrivetemi. Io, le mie mani di ricotta e la mia spatola fucsia, proveremo a farle!

Mi perdonino i foodblogger, vi giuro che la prossima volta ritorno a parlare di libri! Almeno fino a quando non spunta un’altra ricetta letteraria…

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