La sera che ho deciso di bloccare la strada di Walter Comoglio

La sera che ho deciso di bloccare la strada

La sera che ho deciso di bloccare la strada di Walter Comoglio, edito da Gorilla Sapiens Edizioni, è una raccolta di 9 racconti che scorrono molto velocemente, scritti con uno stile molto diretto, che raccontano tutta una serie di storie che ben poco hanno a che fare (o forse sì) con la realtà come la conosciamo.

Victor è un monologo che un padre fa a un figlio… o no?
La squadra di Salwator narra di una setta della quale non si capiscono esattamente le intenzioni. Spirituale? Terroristica? Fatto sta che di base c’è un senso di vaghezza che pare un po’ una metafora della vita che viviamo.
La sera che ho deciso di bloccare la strada, il racconto che dà il nome al libro, è la storia di un atto rivoluzionario. Che sembra semplice, ma no, non lo è affatto.
In Due idioti, due persone aprono una pescheria, ma non sono proprio in grado di gestirla. Farebbe ridere se non fosse una metafora ben più ampia di tante cose che intasano anche le nostre vite.
Cani da pioggia, il racconto che mi è piaciuto meno, è un dialogo molto fuffoso tra due uomini, uno dei due è appoggiato su un’anguria.
Fritz è l’autobiografia di un cane che ha fatto proprio una vita da cani, sempre in fuga da tutti, suoi simili e, soprattutto, gli umani.
Sette giorni vividi e ininterrotti è il diario della vita di un giovane. È il racconto che mi è piaciuto di più. Ironico, anche un po’ triste, parla di come certe volte sembra che invece di vivere ci trasciniamo. E succede anche se vivi una vita assurda che di normale ha ben poco.
In Tedeschi suonano altri Tedeschi si narra la storia di un gruppo musicale dove gli strumenti sono altri uomini. E nessuno se ne stupisce.
Un notevole miglioramento chiude il racconto anche un po’ ciclicamente, perché si tratta di un altro monologo, come quello iniziale.

Lo ammetto, non credo di aver capito bene tutti i racconti. Credo di avere una mente troppo semplice per riuscire a muovermi senza disagi in atmosfere così surreali, di messaggi che devono arrivarci, ma non attraverso storie più o meno lineari. Anche se la chiarezza dello stile di Walter Comoglio mi ha aiutato molto a superare questo ostacolo.
Un paio di racconti poi mi hanno davvero ‘disturbata’, tra tutti Tedeschi suonano altri tedeschi. Credo che me la sognerò di notte l’immagine delle corde attaccate al mento…

Fatto sta che tra l’ironia, la malinconia, la ‘stranezza’ di questi brevi racconti, sembra che il messaggio sia uno solo: la resistenza. A cosa? Alla normalità delle cose e degli eventi. A un certo punto ci sono queste persone, o cose o animali, che non fanno più le cose come ci aspettiamo che le facciano. Nessuno più fa quello che è stato ‘creato’ per fare. E quindi gli uomini si suonano, i cani odiano gli uomini, le pescherie non vendono pesce e le strade vengono bloccate.
E il bello è che leggendolo sembra che tutto sia perfettamente normale. Perché, come in Sette giorni vividi e ininterrotti per esempio, emerge che pure nell’assurdità si trova un’abitudine, il piattume. E quindi niente: un circolo vizioso.

Una lettura che non ha niente di piccolo, nonostante la brevità.
Non per tutti, ma aperta a tutti. Un libro che dopo che lo hai letto poi sei lì a riprendere alcuni racconti e a rileggerli, per vedere se hai capito. E non lo fai con stizza, ma con curiosità. E se poi non hai capito, come qualche volta è successo a me, beh… velocemente rileggi. E anche qui resisti, insomma, perché la normalità vorrebbe che una volta finito un libro si metta via, e invece con La sera che ho deciso di bloccare la strada non funziona così, si continua a volerlo leggere. A resistere.
E finché la cosa diverte, va bene.

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