La scrivania

Ci sono oggetti e oggetti.

Oggetti di cui ti liberi facilmente, perché il passato è passato e, come ho scritto qualche giorno fa a mia sorella, incartiamoceli nel cuore e non nelle scatole.

E poi ci sono oggetti che, sì, sono passato, ma che sono anche presente e che speri siano pure futuro, perché, semplicemente, non sei ancora pronto a lasciarli andare. O a lasciar che cambino il loro significato. Uno di questi oggetti è la mia scrivania.

È d’antiquariato e l’ho trovata nella stanza dove mia zia Elisa aveva deciso di sistemarmi quando sono arrivata ad Arezzo, un settembre di quasi 13 anni fa. Zio Sergio, il marito di zia, è un ebanista, comunemente detto restauratore; dico ‘è’ perché anche se è in pensione da un po’, quando tocca un pezzo di legno maltrattato, riesce a fare ancora vere e proprie magie (sì, sì, Pinocchio, Geppetto, bla bla bla) e quindi la loro casa era piena di tutti questi mobili possenti, antichi che, ora li adoro, ma all’epoca mi spaventavano anche un po’.

Chissà quante vite ha vissuto prima di me questa scrivania…

È successo che la scrivania messa lì, tra l’armadio e il comò di mia nonna, perché dovevo studiare e quello passava il convento è diventata il mio fortino e il mio campo di battaglia. Su questa scrivania ho iniziato le mie letture ‘serie’: Dante, Machiavelli, Ariosto e poi Calvino, Fenoglio, Verga, Svevo e ancora Zola, Stendhal, Hugo, Flaubert, passando per la Woolf, la Serao, la Morante, la Bellonci…

Su questa scrivania ho letto Shakespeare, De Filippo e Beckett.

E ho scritto la mia prima tesi su Boccaccio e il suo Decameron e l’altra sulla grande sconosciuta Alba De Céspedes.

Migliaia di penne, foglietti, post it, le unghie di Briciola, il gatto aretino, ben conficcate nella copertura di pelle, segnalibri, polvere, vestiti abbandonati, libri, quaderni, peluche, fotografie.

Su questa scrivania ho appoggiato per la prima volta il mio primissimo computer, un ibook g4 di quelli che la apple non se la cagava ancora nessuno, e ho scoperto le magie di Internet, del blogging. E la possibilità di poter comunicare con tutti anche se si è lontani.

Su questa scrivania ho imparato che il detto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” è una grande cazzata ed è vero solo se vuoi che lo sia.

I cassetti di questa scrivania: quanti segreti, quanta polvere, quanti piccoli oggettini che mi hanno accompagnata durante i miei anni ad Arezzo…

È un oggetto che mi ricorda chi ero. Il mio prima e il mio dopo.

la scrivania

E, sinceramente e vergognosamente, me ne ero dimenticata. Non le avevo più dato importanza fino a quando non sono andata un fine settimana ad Arezzo e zia Elisa mi ha detto che zio Sergio l’aveva restaurata e che se volevo potevo portarla a Milano, ‘a vivere con me’.

E l’ho fatto, anche se non ho un vero e proprio posto dove metterla, anche se è stata derubata del suo ruolo e ora mi fa da ‘appoggiatutto’ in camera.

Nel momento stesso in cui l’hanno caricata in macchina ho saputo che quest’oggetto mi seguirà ovunque andrò. Perché io, nonostante tutto, non sono ancora ‘arrivata’, se mai si arriva da qualche parte. Ma quando succederà, se succederà, voglio che ci sia questa scrivania con me. Voglio lanciarci sopra violentemente, come facevo con la borsa dei libri quando ritornavo a casa dall’università, rovinando ogni volta di più la copertura di pelle, l’altra borsa, quella più importante, quella delle fatiche. Per poi sospirare di serenità.

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