La più odiata dagli italiani di Davide Bacchilega

La più odiata dagli italiani

«Infine, c’è un’ultima condizione.»
«Quale?»
«Vorrei una cosa per il mio ufficio allo Stadium.»
«Che cosa?» chiede il Presidente.
«Prendere o lasciare» dico io, Vincenzo Sarti, neoallenatore della Fottuta Signora Football Club. «Nel mio ufficio voglio un mobile bar.»

Non fatevi ingannare da quella copertina bianconera e dal fatto che ci sia su un pallone, La più odiata dagli italiani di Davide Bacchilega, edito da Las Vegas edizioni, parla di calcio, sì, proprio di quella squadra lì, la Fottuta Signora Football Club (avete capito, no?), ma vi assicuro che potete leggerlo anche se di calcio siete a digiuno, come me, per esempio.

Vincenzo Sarti è l’allenatore che ha portato il Bologna ai vertici della classifica. Chi conosce il calcio lo paragonerebbe ai veri allenatori del campionato di Serie A; io non lo conosco e quindi dico che Vincenzo Sarti è un allenatore che ha le sue fisime, i suoi ideali, i suoi obiettivi. E i suoi segreti. Ah, e odia la Fottuta Signora Football Club.

A un certo punto, la dirigenza della Fottuta Signora Football Club, che sta passando un periodo di stallo, gli offre un contratto milionario e lui che fa? Ci va, no? Vorrei vedere voi, insomma.

Al suo destino, dopo la decisione di diventare il traditore che è andato ad allenare la squadra più odiata, e amata, dagli italiani, si incrociano quello di Alex Rambaldi, bomber della squadra, vittima di una mamma/manager e per niente simpatico al suddetto Sarti, e Maicol Cammarata, giornalista di Omnisport, che con Sarti ha tanto da spartire. E ovviamente tutti gli altri personaggi che si passano la palla e che in un modo o nell’altro influenzano la vita di Vincenzo.

La storia di Sarti si svolge in 90 capitoli, come i 90 minuti di una partita di calcio, più il recupero: un continuo tentativo di mettere la palla in rete e di attaccare e difendersi. Che poi finisce che col calcio si ha proprio poco a che fare e a entrare in gioco è la vita, con tutti i suoi casini.

A me piace molto la scrittura di Bacchilega, mi piacciono pure tutte quelle ripetizioni. Mi piace l’ironia che c’è dietro, se ho capito bene. Mi piace anche perché mi sembrava di stare leggendo una canzone.
E mi piacciono i libri nei quali nessuno è perfetto. Anzi, mi piacciono quei libri nei quali i personaggi sono così imperfetti, così pieni di segreti e di insicurezze, che, pur con tutte le estremizzazioni, sembrano proprio persone che conosci, e ti senti a tuo agio, insomma. Se è per tutti è mezza festa, diceva mia nonna.

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati occupa comunque un posto speciale per me, e I romagnoli ammazzano al mercoledì mi aspetta per la lettura, ma La più odiata dagli italiani (o dalle italiane, secondo la mia mente strana, perché continuo a essere convinta che il libro si chiami così), non mi ha affatto delusa. Anzi, mi è proprio piaciuto e conosco un paio di persone alle quali non dispiacerebbe leggerlo.

Lo consiglio a chi ama il calcio e a chi per questo sport soffre e sogna e nel quale potrà ritrovare molto probabilmente citazioni e riferimenti dei quali io manco mi sono accorta; ma anche a chi non lo ama e proprio non capisce perché c’è chi soffre e sogna per una palla che rotola. Boh, magari si appassiona.
Per chi tifa Juve, ma anche per chi la odia, appunto. Pare che sia già aperto il dibattito su questa faccenda. 🙂
E poi, ovviamente, per chi la sua partita se la gioca sempre e se mentre lo fa si fa accompagnare da un buon libro, secondo me è meglio.

(Questa cosa delle metafore calcistiche però ora deve finire, eh?)

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