La Madonna dei mandarini – Antonella Cilento

Siamo a Napoli, Statine fa il volontario per un’associazione che si occupa di ragazze madri, disabili, disagiati, di figli ’sbagliati’. È malato, bruttino, studia medicina e sua nonna sta morendo. Come gli altri volontari è lì perché non ha trovato di meglio. Salvatore Mennella è ignorante e prepotente, la peggio specie. È entrato nelle grazie sia di Mimì Stabiano che di don Cuccurullo, e lui l’Associazione la dirige. Mimi Stabiano, l’avvocato, che si crogiola nell’essere ‘giusto buono e potente’, l’Associazione l’ha fondata. Insieme a Don Cuccurullo, il prete preoccupato del rolex d’oro e che pensa che ‘il paradiso è in terra, basta solo saperlo cogliere’. E poi Agata, la mamma che ha fatto il figlio ‘sbagliato’, e le ragazze madri, Amalia, in particolare, che dà inizio a tutto.

A un certo punto, da un singolo, scioccante episodio, parte un effetto domino che fa della Madonna dei mandarini, libricino di Antonella Cilento, un viaggio, qualche volta divertente, molte volte meno, nella varia umanità di chi sta dietro le associazioni benefiche. Ma non c’entrano solo le associazioni, questo libro ci fa fare un viaggio nell’ipocrisia di un mondo dove il profumo dei mandarini copre la puzza di tutto quello che non va.

La Madonna dei mandarini

Un libro che si legge velocemente, ma che scuote ben benino. Non ci sono vinti e vincitori, ci sono ipocriti, violenti, prepotenti, vittime, ladri, rassegnati; neanche l’atto alla Robin Hood, che stravolge ancora di più le cose, dà molta soddisfazione, perché comunque non ne viene nulla di buono, se non dolore, epifania, pazzia. Un libro che a un certo punto non sai chi è che ti fa più rabbia e più pena, non sai proprio con chi prendertela. Non c’è spazio per buoni sentimenti, no, solo per un realismo rassegnato e per il riso amaro, che tanto rappresenta Napoli.

Ho amato La madonna dei Mandarini, ho amato lo stile della Cilento e la maestria con cui ha gestito il dialetto. L’ho ammetto, mi è piaciuto molto leggere il mio dialetto, anche ad alta voce, per assicurarmi che fosse ancora lì, da qualche parte. Ho amato questo libro perché, anche se nella bandella c’è scritto che la storia potrebbe essere ambientata in qualsiasi altra città, Napoli è in ogni riga e per una volta tanto non è la damigella in difficoltà, maltrattata da tutti, ma è la città che ha ben presente i suoi peccati.

Un libro per chi vuole le storie nude e crude, senza ‘fuffa’. Un libro per chi vive continuamente il contrasto tra apparire e essere. E un libro per chi ama i mandarini…

La Madonna dei mandarini

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