La grazia del demolitore di Fabio Bartolomei

La grazia del demolitore

Davide è bello, cinico, abituato ad avere sempre quello che vuole, ricco, ricchissimo e pronto a fare il salto che gli consentirà finalmente di essere allo stesso livello con suo padre, uno dei costruttori più spietati e temuti della città.
Per cominciare la sua lucente carriera tra i palazzinari deve fare solo una cosa: far abbattere una palazzina, per costruire al suo posto un blocco appartamenti tanto brutti quanto inutili.
È cosa fatta, praticamente. Poi però Davide incontra Ursula, una ragazza cieca che abita in quella palazzina e la cui vita fatta di punti di riferimento sta per essere spazzata via. Una ragazza della quale per pagine intere vede solo i difetti e nello stesso tempo ne viene completamente rapito.

Tutto cambia. Le priorità si capovolgono. La vita, leggera, passata finora a non curarsi del prossimo, scompare e lascia spazio a una battaglia diversa.
Il progetto di demolizione viene trasformato in un progetto di recupero. Una banda di muratori un po’ sospetti, 2 amici mooolto fuori, e un Davide determinato a rendere la vita di questa donna migliore, tutto a sua insaputa sia chiaro, fanno il libro. Non ci si limita alla palazzina, ma a tutto il quartiere: qualsiasi cosa perché Ursula, che della bellezza di Davide non se ne fa niente perché non la vede, possa camminare senza inciampare, senza perdersi, senza sentirsi disorientata. Qualsiasi cosa per questa donna che non sa niente di lui e che però ormai vive con lui.

Una storia d’amore fuori dal normale, una danza fatta a distanza, dice la quarta, nella quale Davide si accorge, a 34 anni suonati, che la sua vita di soldi, privilegi e cocktail in piscina è finita, perché poi alla fine tutto si riduce al volersi prendere cura di qualcuno.
Che non serve a niente accumulare beni se poi però le persone che ami sono sole e in balia delle onde. Che è l’amore che la fa da padrone e puoi anche fregartene, ci mancherebbe, ma poi però resti ricco, con la palazzina demolita e da solo.

La grazia del demolitore di Fabio Bartolomei, edito da Edizioni E/O, è stata una lettura piacevole, scorrevole e veloce come non mi capitava da tempo. Mi è parso davvero di ballare, insieme a Davide e sua madre o Davide e Ursula, cercando di rincorrere la frenesia di tutto quello che succede nel libro.
È il libro di un’epifania, zeppo di buoni sentimenti, sì, ma anche di cinismo e di realtà. È un libro che prende l’amore e lo riduce a quello che è: non solo autocompiacimento fisico ed emotivo, ma soprattutto “prendersi cura di”. In qualsiasi forma lo si voglia intendere. Nonostante i fattori esterni che sembrano remare contro. Nonostante a fare da controparte ci sia la ‘famiglia’, quella che dovrebbe proteggerti ma non opprimerti, quella che dovrebbe spronarti ma non scegliere al posto tuo. Quella che dovrebbe insegnarti ad amare e non a fare finta di farlo in nome di una palazzina in più.

Io adoro Fabio Bartolomei. Lui è uno di quelli che ti scrive il senso della vita con stranezze, follie, paranoie, incidenti di percorso e nel frattempo ti fa morire dal ridere.
E poi, ma questo dovrebbe riguardare tutti i libri scritti bene, non è una questione di lieto fine; la questione importante, che ti fa venire voglia di continuare a leggere libri così è che ti fanno fare un viaggio. Nel racconto di come si arriva ad amare.

Questo è un libro che “sazia i polmoni”, come direbbe proprio Davide, il protagonista. Un libro che con freschezza e molta follia, ci fa guardare al mondo con un bel sorriso stampato in faccia.

La grazia del demolitore è per i sognatori, per quelli un po’ folli che non si fermano davanti a niente. Per chi ha voglia di innamorarsi senza pensarci troppo su. E per chi ama ed è amato.

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