La fortezza di Jennifer Egan

Danny, maniaco di internet e delle ‘connessioni’ e con una vita abbastanza inconcludente, si ritrova in un castello dell’Europa centrale grazie all’invito di suo cugino Howard, che non sente da tempo e con il quale condivide un passato non troppo piacevole. Howard vuole trasformare il castello in un un resort di lusso, dove a dominare siano la meditazione, il silenzio e la fantasia e dove devono essere bandite tutte le tecnologie.

Intanto, Ray si trova in carcere e sta seguendo un corso di scrittura creativa tenuto da Holly, con la quale si crea un legame, grazie anche al romanzo che l’uomo sta scrivendo, che non è altro che la storia di Danny.

La prime cose che ci chiediamo appena iniziamo a mettere insieme un po’ di pezzi de La fortezza sono: perché Howard ha invitato Danny? La faccenda ha a che fare con il passato? E chi è la donna che non vuole uscire dal mastio? Chi è Mick, il vice di Howard? È un amico o un nemico? È la paranoia, il “verme”, come la chiama Danny, che sta prendendo il sopravvento o è tutto vero quello che sta accadendo?
E, anche se pensiamo che il libro non ci abbia pienamente convinti, leggiamo e continuiamo a leggere, perché, un po’ presi dalla curiosità, un po’ presi dal “verme” pure noi, vogliamo vedere come va a finire tutta questa storia. E perché il narratore parla direttamente a noi e ci prende per mano e ci accompagna tra i colpi di scena e le contraddizioni delle vicende narrate in questo libro. Quella ‘gotica’ e misteriosa e quella reale e drammatica di Ray, rinchiuso in carcere, e di Holly che non ha avuto una vita facile.
Messo da parte il disorientamento tra questi passaggi di narrazione, La fortezza mi ha rapita, un po’ come è successo a Danny quando arriva al castello.

La fortezza

La Egan è ovviamente una maestra della penna. La modernità degli argomenti e dei temi trattati è fusa perfettamente con alcuni degli espedienti letterari più classici e ben rodati: la metaletterarietà, la metafora del castello, il cambio del punto di vista e così via. Ma è il ‘misterioso’ che domina su tutto: siamo con il fiato sospeso fino alla fine e dentro ci sguazziamo molto bene. Perché, se da un lato, a un certo punto, tutto sembra dominato dalla fantasia e dal non realismo, dall’altro ci rendiamo conto che il libro sta parlando proprio a noi, ‘realmente’: l’ossessione di essere sempre connessi; la paura di essere inconcludenti; le debolezze che poi ci portano a fare i più grossi errori. Siamo proprio noi, le persone di oggi, dominate dal virtuale e dal “verme”, appunto.

I colpi di scena finali poi spiazzano completamente; io ammetto di essermi anche un po’ arrabbiata, perché non ho capito a pieno le decisioni dell’autrice. O di Ray, visto che è lui a scrivere la vicenda del castello. È come se ci dicesse che siamo destinati a essere imprigionati, nonostante gli sforzi e le scoperte che facciamo sugli altri e noi stessi. Imprigionati in una fortezza, sia fisica che mentale. Cosa che poi si contraddice con l’altro finale, quello di Ray e Holly, che è tutto incentrato sulla libertà. Più o meno. Una doppia lettura, quindi, che sconcerta ma che affascina completamente, perché la Egan dimostra che non vuole farci lezioni di alcun genere.

Mi è piaciuto La fortezza, non è un libro che consiglierei a tutti, lo ammetto, ma è un libro che mi ha fatto riflettere e, cosa importante, mi ha fatto compagnia. Un libro per chi ama i romanzi gotici ma che è aperto a nuove possibilità. Per chi vorrebbe andare a visitare un castello in centro Europa e incontrare un fantasma nel vecchio mastio. Un libro per chi ama i colpi di scena, per chi non resta deluso dai finali inaspettati. Un libro per chi si sente prigioniero.
E anche per chi ama la Egan, ovviamente, e si sente a suo agio coi particolarissimi personaggi che crea.

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3 commenti su “La fortezza di Jennifer Egan

  1. Devo dire che mi ispira abbastanza, ma non avendo mai letto niente della Egan cosa faccio? Inizio da questo?

  2. Io ho letto Guardami e devo dirti che mi è piaciuto di più. Anche perché questo è un po’ ‘diverso’. 😉

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