La briscola in cinque di Marco Malvaldi

Premesso che fino a poco tempo fa io i gialli manco li consideravo, ebbene sì, non avevo ancora letto niente di Malvaldi, facciamocene una ragione. E ora posso dirlo, è stato un peccato, ma nei limiti del possibile, cercherò di recuperare.
Un’altra premessa necessaria è: ha senso parlare di un libro a quasi 10 anni dall’uscita? Secondo me ha sempre senso parlare di libri, ma soprattutto ha senso parlarne per indurre la gente a leggerli e, ovviamente, ha senso leggere i libri in generale, qualsiasi sia la loro “età”.

la briscola in cinque

Ma ora basta e parliamo de La briscola in cinque.
Siamo nell’immaginaria Pineta, nel pisano, che è diventato luogo di villeggiatura alla moda, c’è il BarLume gestito da Massimo, matematico ‘barrista’, appunto, ci sono i veri protagonisti, i vecchietti del BarLume, i pensionati, tra i quali Ampelio, il nonno di Massimo, che passano quasi tutto il loro giorno al bar; e c’è un cadavere.
Chi ha ucciso Alina, 19 anni, ragazza un po’ facile e di buona famiglia? Che scheletri nell’armadio nasconde Pineta?
La polizia, nei panni del commissario Fusco, si mette subito al lavoro arrancando tra figuracce e false certezze, e Massimo, tra un’osservazione e l’altra, un pettegolezzo e un altro, con assistenti i suoi pensionati e nella consapevolezza che a Pineta tutto quello che viene raccontato ‘in segreto’ si viene a sapere praticamente subito, risolve il delitto.

Allora, La briscola in cinque è un assaggino. Avete presente quando andate ai matrimoni e nel frattempo che aspettate gli sposi vi danno due olive ascolane, quattro zeppoline e litri di prosecco per farvi poi pensare con golosità alle meraviglie che arriveranno dopo? Questo libro è così. È un inizio di qualcosa, che, infatti, con grande successo, continua ancora dopo tutti questi anni. E ovviamente io ora ho fame. Sia degli altri libri della serie… che di cibo vero, visto che è ora di cena.

I vecchietti del BarLume sono esilaranti e tenerissimi, il toscano che riecheggia in tutto il libro è uno dei dialetti che amo e che sento anche un po’ mio, quindi, restando in tema, ci sono andata a nozze. E, vi dirò, mi ha fatto anche piacere non “infatuarmi” dell’investigatore dilettante/barrista Massimo, come è successo con gli altri personaggi maschili dei gialli italiani che ho letto finora (Guerrieri, Montalbano e Schiavone), anzi, mi ha fatto simpatia e fiducia come se fosse uno dei miei amici di sempre. E poi ho perso ogni speranza di cotta quando a un certo punto è stato nominato un marsupio. Ma non si sa mai, magari tra un delitto e un altro, negli altri libri, le cose cambieranno.

Una lettura veloce, ma per niente stupida. Una lacuna che ho riempito con piacere, uno scrittore che voglio continuare a scoprire, personaggi, qualsiasi sia la loro età, che mi hanno fatto compagnia.

Per chi ama i misteri, l’Italia e sa che cosa vuol dire aver a che fare coi nonni.

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