Io, mia sorella e la canzone del Sole

Io e mia sorella abbiamo una canzone.
Che effettivamente sono anni che non cantiamo, ma c’è. È il nostro sottofondo.
È La canzone del sole di Battisti.
Facevamo anche le doppie voci, l’abbiamo cantata infinite volte.
Eravamo Paola e Chiara quando Paola e Chiara ancora non esistevano.
Sì, c’è stato un lungo periodo della mia vita in cui ho cantato, ma poi, per fortuna, ho capito che non era cosa mia.

Io e mia sorella abbiamo una canzone e siamo cresciute come due vere sorelle.
Facevamo tutto insieme perché tre anni di differenza erano pochi. Ci hanno costrette a fare tutto insieme, le stesse cose fino a quando non è stato ufficialmente dichiarato che  io e lei le stesse cose proprio non le potevamo fare.
Diciamo che abbiamo fatto in modo, entrambe, di far capire a tutti quali erano le differenze.

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Io sono pallida, bianca, ‘fantasmica’, una volta ero biondiccia. Ho il naso appuntito e magro e gli zigomi spigolosi. Sono più alta della media ma non così alta. Posso mangiare anche tutta la Costa Mediterranea che ogni sabato arriva a Trieste e al massimo ho un po’ di gonfiore di pancia per qualche giorno. Ho i capelli bianchi da quando avevo venti anni e dei denti terribili.
Mia sorella è bruna, scura, con tutti i capelli ancora del loro colore naturale (anche se mi ha confessato che ora, alla veneranda età di 35 anni comincia a vedere pure lei qualche filo bianco), ha il naso a “papucchiella”, gli zigomi alti e rotondi. È più alta di me. Lei non se la può mangiare tutta la Costa Mediterranea, deve fare un po’ più di attenzione, ma è brava, non si è mai lasciata andare. Ha dei denti perfetti.

C’è chi dice che ci somigliamo, c’è chi dice che siamo diversissime. Io so che le nostre voci sono simili, e più che nel fisico, ci somigliamo tantissimo nella gestualità. Facciamo gli stessi gesti, sì; lei però non si fa male in continuazione e non fa cadere le cose.

Mia sorella, indifferentemente da come poi siano andate le cose, è un ragioniere. Io, beh…, ho una laurea in Lettere.

Mia sorella ha progettato il suo matrimonio per due (DUE!) anni interi, e alla fine era tutto perfetto per lei, era proprio quello che voleva. Io il matrimonio, se e quando lo progetterò, lo organizzerò in una manciata di mesi, gettando nell’ansia sia lei che mia mamma.

Mia sorella ha un figlio bellissimo che ha voluto con tutte le sue forze.
Io… sto ancora lavorando all’idea più che alla realizzazione.

Mia sorella non è la mia migliore amica, né è la mia prima confidente.
E per anni questo è stato un problema.
Mi dicevo: ma come è possibile? Eppure veniamo da una famiglia unita, come facciamo a essere così distanti?
Lei mi ha anche confidato che è stata arrabbiata con me per molto tempo, perché l’ho lasciata sola, sono andata via.
E io ero arrabbiata con lei perché essere già la secondogenita è una roba difficile, solo i secondogeniti additati di essere quelli con la strada spianata, viziati ecc. ecc. potranno capirmi, ma poi lei era pure perfetta. Simpatica, bellissima, amatissima. Che andava in braccio a tutti, che parlava con tutti, insomma, avete capito, quei bambini odiosi lì…
È nata in un momento difficile per la mia famiglia ed è diventata la roccia a cui tutti si sono aggrappati per superare quel periodo nero.
Ci ho messo più di 25 anni a capire che non è stata colpa sua, non ha scelto lei di nascere proprio in quel momento lì. Né la colpa è stata della mia famiglia: avrei fatto lo stesso.
Io, invece, ero una bambina un po’ stronza. Non mi piacevano tanto le persone, non volevo essere simpatica per forza, non volevo che toccassero le mie cose. Ero me, da piccola.

Ma la cosa che mi faceva veramente arrabbiare non era la diversità con mia sorella. Ma il fatto che ce lo facessero sempre notare. Tutti. Ogni momento. Se io e Maria siamo diventate adulte senza ucciderci è perché ci siamo sempre volute un sacco di bene. Nonostante le diversità immense, siamo riuscite a tenere ben stretto quel legame lì. E io credo che sia così proprio perché non abbiamo mai finto di essere amiche. Non ci siamo mai sforzate.

Quando, da pochissimo tempo, abbiamo capito, per tacito accordo, che siamo due persone diverse, distinguibili, che non dipendiamo l’una dall’altra ma che possiamo contare l’una sull’altra, sono cambiate tantissime cose. Ora io e lei parliamo; da adulte mature e consapevoli, ci scegliamo ogni giorno e sappiamo ogni giorno che quel legame lì che sembrava inesistente da bambine, adolescenti e “pre-adulte“, è più vivo che mai.
Ci confrontiamo, ci consigliamo, confessiamo le nostre debolezze, ci critichiamo spietatamente, ci diciamo la verità a costo di ferirci, ci copriamo le spalle a vicenda con mamma e papà e facciamo le sorelle.

E col tempo ho realizzato che mentre io, col mio terribile carattere, mi sono presa il mio spazio, lei, col suo carattere gentile, era quella che doveva dimostrare di più. Mentre da me si aspettavano l’imperfezione, da lei volevano perfezione.
Ma lei ha scelto di fare le cose a modo suo, diversamente da quello che tutti si aspettavano che facesse. Non è crollato il mondo e tutti se ne sono fatti una ragione, ma accettarlo è stato complicato. Lei è un po’ cambiata è vero, ma è perché ha trovato una sua identità. E, la cosa bellissima di mia sorella è che continua a sorridere sempre e a essere sempre un’inguaribile ottimista. Non è più indiscriminata in questo: il suo lato dolce ora lo mostra a poche persone selezionate. C’è chi si lamenta, c’è chi dice che non è più la stessa di una volta. Io no, perché faccio parte della cerchia ristretta. Le dico sempre di tornare a essere un po’ più aperta con le persone, di fidarsi un po’ di più, ma in fondo la selettività non è poi tutto ‘sto gran male. Si sta costruendo la sua bellissima vita, come me e come ogni persona, e sta dimostrando di essere una donna forte. Mia sorella ha le palle, solo che non le fa vedere a tutti.

E sì, forse ora siamo anche un po’ amiche, ma sempre senza sforzo.
Stando lontane ci siamo conosciute e ci siamo accettate. E ho quella consapevolezza che, anche se ci saranno scontri e litigi, ci saranno distanze, il patto ormai è concluso. Siamo incastrate insieme. Volontariamente e non solo perché dobbiamo.

So che tanti fratelli e sorelle sono praticamente estranei, non si parlano, un po’ perché se uno è stronzo è stronzo, un po’ perché non sempre l’ambiente familiare incentiva la costruzione di certi rapporti e un po’ perché piccoli rancori di bambini diventano voragini da adulti. Sì, quelle piccole ingiustizie e pressioni che gli adulti inconsapevolmente fanno ai loro figli e che poi pesano, pesano e pesano.
E quindi so di essere fortunata. Perché una volta accettato che non è che se siamo fratelli dobbiamo andare d’accordo per forza, una volta capito che siamo persone diverse, a meno di esperienze veramente negative che non riesco neanche a immaginare, i fratelli saranno sempre le prime persone con i quali ci siamo confrontati, sfidati. Con loro abbiamo tirato fuori le prime unghie e lottato per le nostre ambizioni (pensate alle litigate: “sto io davanti!“, “chi decide cosa guardare in tv?”, “io sono più grande perciò…”). I fratelli, per chi ce li ha, sono la prima palestra di vita. E sono preziosissimi. Non devono essere per forza amici, no. Non devono avere le nostre stesse opinioni e i nostri stessi interessi. E non devono sapere proprio tutto di noi. Basta che ci siano. E all’occorrenza siano pronti a coprirti le spalle o a dirti di andare a quel paese se stai sbagliando.
E con gli anni ho capito, grazie a tutte le persone che ho intorno (mia mamma ha 10 fratelli e mio padre 7) che se proprio non c’è niente da fare, non c’è niente da fare. Una cosa è la “presenza” rassicurante, tipica dei fratelli, un’altra è la condivisione. Con i fratelli, a differenza degli amici, puoi arrivare a dire: io con te non voglio averci niente a che fare, ma se hai bisogno di me, ci sono sempre. Accettato questo, la vita migliora decisamente.

Insomma, Maria non è la mia migliore amica, è mia sorella. Meglio.
E magari prima o poi ritorneremo a cantare quella canzone.

“le bionde trecce gli occhi azzurri e poi…”

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Ora, dato che questo è sempre un bookblog anche se a volte mi distraggo, grazie a un po’ di suggerimenti ho stilato una lista, molto colorata e sicuramene incompleta (a un certo punto dovevo smettere), di libri sui fratelli e sulla famiglia. Non li ho letti tutti, ma mi fido di chi me li ha consigliati:

I miei piccoli dispiaceri di Miriam Loews
We are family di Fabio Bartolomei
I ragazzi Burgess di Elizabeth Strout
Piccole donne di Louisa M. Alcott
Il buio oltre la siepe di Harper Lee
I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij
Easter Parade di Richard Yates
Chiedi scusa! Chiedi scusa! di Elizabeth Kelly
Versioni di me di Diana Spiotta
Cassandra al matrimonio di Dorothy Baker

Ovviamente, se volete suggermi altri titoli, fate pure, la lista si può sempre modificare.

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