Il narratore di verità di Tiziana D’Oppido

Il narratore di verità

Lucio Blumenthal di lavoro fa il narratore di verità. Nel senso che gira il mondo chiamato dalle persone per aiutarle a dire la verità, su commissione.
È andato via dal suo paese in Val di Brodima perché, vista la sua istintiva propensione alla verità, appunto, non andava d’accordo con suo padre Gildo, imprenditore orgoglioso, con parecchi scheletri nell’armadio, nel campo delle “quaglie”.
Ed è tutto sotto controllo fino a quando non viene chiamato, inconsapevolmente dal suo stesso padre, per aiutarlo con una questione “spinosa”.

L’altra protagonista de Il narratore di verità di Tiziana D’Oppido, edito da LiberAria è Sara Pantone. Lei è la figlia di Arsenio Pantone, anche lui imprenditore orgoglioso di una fabbrica di fuochi d’artificio. Oh, sì, pure lui ha parecchi scheletri nell’armadio.
E anche Sara ha un rapporto conflittuale con il padre. O meglio, non ha un rapporto con il padre, che l’ha cacciata via di casa e abbandonata a se stessa.
Sara è stata praticamente cresciuta dalle “donnemamme”, le amiche della sua defunta madre. Grazie al loro supporto, Sara, che è un personaggio un po’ ‘fuori dagli schemi’, è riuscita ad aprire il “Ffè”, un “caffè della stazione” il cui soffitto con le foglie di caffè è liberamente ispirato al San Marco, uno dei miei posti del cuore triestini. Ed evidentemente anche dell’autrice.

Da un segreto apparentemente anche abbastanza ‘semplice’, sul quale Lucio deve indagare, si dipanano segreti più grandi che coinvolgono, Lucio, Sara, Gildo Blumenthal e le quaglie, Arsenio Pantone e i fuochi d’artificio, il “ginesindaco”, chiamato così perché è anche il ginecologo del paese, sua moglie Graziella, le “donnemamme”, queste donne così presenti e forti, e buffe, che sono sempre pronte a coprire le spalle di Sara.

Questo romanzo a un certo punto diventa uno sconvolgimento, un terremoto, un’inondazione. Per i suoi stessi personaggi, per la Val di Brodima, per il lettore che non può che arrivare fino alla fine, cercando di incastrare tutti i pezzi.
È un vero e proprio puzzle. Non a caso un pezzo di puzzle è in copertina, non a caso a fare da fil rouge a tutta la storia, o le storie, c’è questo gigantesco puzzle di 23.000 pezzi che le donnemamme hanno regalato a Sara e al quale lei continuerà a lavorare per tutto il romanzo.
Un puzzle di personaggi, un puzzle di situazioni, un puzzle di verità, o bugie, che alla fine si incastrano perfettamente e ci raccontano una storia che è molto bella. A tratti triste e profonda, nonostante la leggerezza, perfetta, che la D’Oppido riesce a non dimenticare mai, nel suo stile, nel quale io ho letto, ma magari mi sbaglio, anche un filo di ironia, nelle descrizioni, nelle relazioni tra i personaggi, che, però, ho apprezzato tantissimo, insieme a una scelta lessicale di tutto rispetto e originalissima.
Un po’ mistery, un po’ comico, un po’ drammatico, del Narratore di verità non si può dare una definizione semplice. È proprio come la verità di cui parla, nella quale a volte tutto è il contrario di tutto.
La D’Oppido, con apparentemente grande semplicità, ha creato un mondo complesso, che si fa leggere e che diverte. E che si fa anche delle domande, sulle relazioni e sulla verità; e su quanto sia effettivamente necessaria, certe volte.

Mi è piaciuto tanto e sarò molto felice di parlarne proprio insieme all’autrice il 31 gennaio al Caffè San Marco, appunto. Quel giorno potrò chiederle se ho ragione sull’ironia e di come le è venuta in mente questa storia di quaglie e fuochi d’artificio e di tante altre cose che ci porteranno in Val di Brodima! 🙂

Un romanzo per chi crede che non racconterà mai bugie, ma che poi, pensandoci bene bene, invece sì. Qualche volta.

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