Il cinghiale che uccise Liberty Valance di Giordano Meacci

Il cinghiale che uccise liberty valance

Il libro di Giordano Meacci, edito da Minimum fax, Il cinghiale che uccise Liberty Valance, ci racconta di un cinghiale che a un certo punto comincia a “capire” la lingua degli umani.
E, con tutte le difficoltà che questa nuova magica scoperta porta, comincia a elabora veri e propri pensieri, acquisisce consapevolezze e sentimenti. Nel libro, si parla anche di tutta una serie di personaggi che, nell’inventata Corsignano, una cittadina tra Umbria e Toscana, vivono la loro vita fatta di passioni, tradimenti, scoperte, paura, perdita. Non c’è un’unica trama con varie sfaccettature, ci sono tante trame, che però fanno un’unica grande storia sull’amore e la solitudine e l’incomprensibilità.
I ricordi di una donna abbandonata all’altare, i soldi persi a carte, incontri con delle prostitute in una panda, amori sbagliati, matrimoni che finiscono, delitti che si consumano.
E il film che viene citato nel titolo? Se ne parla, sì, e tiene un po’ il ritmo della narrazione, tornando via via, attraverso i discorsi di Walter e Fabrizio, due dei protagonisti del libro,che lo analizzano nei minimi dettagli.

Da un lato ci sono gli umani che arrancano nelle loro vite, dall’altro c’è Apperbohr, questo cinghiale che è troppo bestia per provare a farsi capire e temere dagli umani e troppo umano per essere capito dagli altri cinghiali. Un cinghiale consapevole. Che, una volta capito il linguaggio, si rende conto della musica, dell’amore, della morte. E che non riesce a comunicare queste consapevolezze.
Da un lato ci siamo noi umani, che mandiamo tutto a puttane per scelte sbagliate, dall’altro c’è Apperbohr che soffre una solitudine indicibile, perché non può “condividersi”.
E tutta questa incomunicabilità non è solo nelle storie, che sono storie normali di provincia per gli umani e storie “normali” di bestie per i cinghiali, ma nel linguaggio, che è decisamente uno dei protagonisti del libro, e nello stile che usa Meacci. Complicato, contorto. Ricercato, colto, studiato, a volte aulico a volte bassissimo. Certe volte anche illeggibile alla prima. Meacci è un maestro della lingua e con questa ci gioca tantissimo, creando vere e proprie suggestioni linguistiche. Per trasmetterci forse tutte le difficoltà di Apperbohr.
Questo, anche se capisco che fa parte dell’intero progetto del libro e molto probabilmente ne fa la grandezza, è quello che mi è piaciuto meno. Perché questo libro è poco condivisibile, ed è un peccato, perché è bellissimo. Non è un libro per tutti, che può essere consigliato a tutti. Forse non è un libro neanche per me, che davvero in certi punti, soprattutto all’inizio, ho avuto molte difficoltà a continuare.

Oltre a momenti altissimi e sublimi nei quali Apperbohr “capisce le cose” e i momenti di pura narrazione quando ci vengono raccontate le storie dei corsignagnesi, ci sono delle pagine divertentissime. Dall’episodio, insieme tragico del “Chi ha pisciato sul cordiandolo?” che in poche pagine ci spiega tutto il dramma del cinghiale che non viene capito dai suoi simili, all’aggressione di Apperbohr alla panda 4×4 di Felice perché, a sua volta, capisce, umanamente, che sta accadendo qualcosa, ma, da bestia, non capisce che l’uomo non sta facendo del male alle due “intrattenitrici” (storia bellissima quella di Arletta e Marzia, d’amore e tragedia), ma… anzi. Attraverso una serie di “avanti e indietro”, Meacci racconta. E una volta entrati nei meccanismi del suo stile, se ne viene travolti.

Il cinghiale che uccise Liberty Valance è un libro che, come ha detto lo stesso Meacci alla presentazione che ha fatto a Trieste, può essere letto da due punti di vista diversi: quello del linguaggio e quello delle storie. Anche se però io ho trovato veramente difficile scindere le due cose. Come è veramente difficile ora trovare le giuste parole per parlarne. Mi sento un po’ come Apperpbohr, ho capito, ma non so come farvelo capire.

Cosa ho provato leggendo questo libro? L’emozione di star leggendo qualcosa di molto bello di impegnativo, di quasi magico, nelle storie e nei giochi linguistici, ma anche inadeguatezza.
Un po’ come l’inadeguatezza del cinghiale, animale brutto e goffo, nel ruolo che gli è stato affidato e l’inadeguatezza degli uomini, molte volte, nel vivere le proprie vite. E nel mettere insieme i pezzi.

È un libro che però non dimenticherò e che mi ha fatto “sentire” e… ricordare.

Il cinghiale che uccise liberty valance

Sto per scrivere un po’ di righe vaghe su di me, preparatevi.

Quasi 13 anni, in una calda estate di luglio (quella bollente del 2003), fa sono uscita per la prima volta con Stefano. Eravamo due squattrinati studenti universitari e ovviamente non mi aspettavo che Stefano mi portasse in qualche luogo chic e infatti mi portò al parco di Lignano, nei pressi di Arezzo. Un posto bellissimo che poi ha caratterizzato felicemente tutti i miei anni aretini.
Dopo aver preso due pizze e birre e, muniti di coperta, ci siamo seduti su un prato a mangiare. Dopo un po’ che eravamo lì a chiacchierare e a conoscerci, ho sentito uno strano grugnito alle mie spalle.
Stefano, che aveva capito che non ero una abituata al immensi prati verdi, colline morbide, animali e, soprattutto, a quello che c’era dietro di me, ha cercato di calmarmi dicendo: “Alzati piano piano, non ti girare e vieni con me”.
Ovviamente, ho disubbidito, mi son girata di scatto e… un cinghiale. Vero, grande, enorme e femmina che guardava minacciosa non me, ma la mia pizza.
Quando mi sono ripresa dallo choc, ho passato la serata in piedi su un tavolo a osservare, anche abbastanza incuriosita e divertita, cinghialessa e cinghialetti, “umanizzati”, che si muovevano a loro agio nell’area picnic e che banchettavano con la pizza alla faccia mia. Che poi Arezzo non sarebbe mica tanto lontana da Corsignano se quest’ultima esistesse davvero.

Ah… e sì, ci sto ancora insieme a Stefano.

E poi c’è un’altra cosa ancora che Il cinghiale che uccise Liberty Valance mi ha ricordato. La canzone mia e di Stefano, in qualsiasi versione è stata fatta, da Elvis Presley ai Pearl Jam, arrivando ai Pornosurf è Can’t help falling in love with you. E questa canzone a un certo punto è apparsa nel libro, trasformata in un sonetto del Trecento da Andrea, il figlio di Amedeo, per aiutare suo cugino Durante a conquistare una ragazza (anche le loro tre storie, più o meno normali, sono bellissime, dalla passione al crimine, all’inadeguatezza, che torna sempre qui). Un sonetto un po’ strano, ma sulla base di una canzone sempre bellissima.

Insomma, io e questo libro ci siamo trovati.

Un libro per amanti della lingua, per amanti della letteratura, per veri e propri lettori, anche di lavori più sperimentali. Per chi non disdegna anche le storie un po’ magiche.
Un libro per chi pensa di aver capito ma non sa come farlo capire, appunto.
E un libro per chi con i cinghiali ci ha avuto a che fare, almeno una volta nella vita.

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3 commenti su “Il cinghiale che uccise Liberty Valance di Giordano Meacci

  1. Ciao Angela!
    A proposito di questo romanzo ho letto pareri molto discordanti: se deciderò di leggerlo, lo prenderò in prestito in biblioteca!

    Riguardo ai cinghiali, abitando in campagna, non è raro di notte incontrarne alcuni che passeggiano allegramente in mezzo alla statale incuranti del pericolo di abbattere automobilisti 🙂

    Claudia

  2. È un libro di altissima qualità, ma effettivamente complicato e non per tutti. Se da un lato l’ho trovato bellissimo, da un altro penso di non averlo capito totalmente.

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