Il bordo vertiginoso delle cose – Gianrico Carofiglio

Il bordo vertiginoso delle cose

“Dovrebbe essere proprio questo, il lavoro di uno scrittore: trovare le parole che mancano agli altri.”

E Carofiglio, con Il bordo vertiginoso delle cose, che è uscito nel 2013, le ha trovate le parole. Lui le trova sempre. Equilibrate, dirette, ironiche, autoironiche, tristi, illuminanti, irritanti, necessarie.
Enrico Vallesi ha 48 anni, è di Bari, ma vive a Firenze. Ha scritto un libro, ha avuto successo e poi non ha scritto più niente (col suo nome, almeno). È in standby. Non va né avanti né indietro. Scopriremo che è un uomo solo, che ha assaporato la soddisfazione di ‘essere arrivato’, ma poi non è andato più da nessuna parte. Resta fermo sul bordo, bloccato, quello vertiginoso delle cose, appunto. Un giorno legge una notizia sul giornale e, preso dall’istinto delle origini, sale su un treno e torna a Bari.
Parte un’indagine nel suo passato, perché ce n’è bisogno (“Adesso ti chiedi se poi è vero che ci siamo già stati. Non sei così sicuro, non lo sai bene cosa c’è da quelle parti”), perché è lì, in quel particolare anno, durante la prima liceo, che troverà le risposte per ritornare ad andare avanti.
Contemporaneamente l’indagine è anche sul se stesso presente, sull’uomo che è a quarantotto anni, sul libro che ha scritto, su quelli che non ha scritto, sul suo rapporto con le altre persone, il fratello, un’amica del liceo e la donna, Celeste, che alla fine del suo percorso di ‘autoanalisi’ sarà pronto ad affrontare, e le persone incontrate per caso, alle quali racconta il vero se stesso, che in fondo neanche lui conosce a pieno (“Ti piacerebbe che ci fosse qualcuno che sa tutto di te, avresti qualche domanda da fargli”).
E poi c’è Salvatore, questa figura un po’ amica, un po’ nemica, che è in classe con lui in prima liceo, più grande, ripetente, di estrema sinistra, che gli ha insegnato a picchiare, ma gli ha anche spezzato il cuore. È per Salvatore che torna a Bari, ma come per noi lettori questo personaggio resterà sempre un po’ sospeso, così sarà anche per Enrico, che non lo ha mai conosciuto veramente.

Il bordo vertiginoso delle cose è un romanzo un po’ di formazione, un po’ di ricostruzione e, soprattutto, è un romanzo che non finisce; è un romanzo sulle possibilità. Leggiamo come Enrico (che sembra parlare proprio al lettore, come se fosse un suo confidente) mette insieme tutti i pezzi e sembra trovare il coraggio per smettere di far scorrere via la sua vita, ma poi non sappiamo effettivamente cosa succede. Carofiglio lascia le cose sospese. A qualcuno potrebbe non piacere. Insomma, le storie sono belle quando finiscono. Io credo che il finale sia perfetto. Per l’iperpensante Enrico, per tutto lo spreco che ha fatto di vita e di parole senza però concludere niente che lo soddisfi veramente, non sarebbero mai potuti bastare i confini di 300 pagine per ricostruirsi. A me è bastata la speranza dell’ultima pagina, la decisione di restare ancora un po’ e godere della seconda possibilità.

Bordo vertigioso delle cose

Carofiglio è uno dei ‘miei’ scrittori. Uno di quelli che quando lo leggo mi sento un po’ come dice Stefania a Enrico, proprio nel Bordo vertiginoso delle cose: “scrivi come scriverei io, se fossi capace di scrivere”. Leggerò tutti i suoi libri prima o poi e continuerò ad aspettare che ne escano altri. Una capacità narrativa perfetta, dei personaggi sempre profondi, sempre intelligenti, di quelli che vorresti incontrare in un bar, a una festa, in treno, e farci quattro chiacchiere sensate. Le situazioni che racconta sono così normali eppure così significative che non ti senti mai a disagio, nonostante il turbinio di emozioni che in quei momenti lì sta vivendo il personaggio. Sono situazioni che avresti potuto vivere anche tu, tranquillamente. Sarebbe stato facile parlare di Salvatore, il bello e tenebroso, ribelle, delinquente e tormentato, e invece ecco che leggiamo di Enrico, il ragazzo normale, un po’ solitario, fissato con la scrittura, che vive la sua vita normale, coltiva la sua passione più grande, fino al quarto d’ora di gloria, e che poi si perde.
È stato molto bello leggere di Enrico, riscoprire con lui il passato e accettare il presente.

Celeste, a un certo punto del libro, dice a Enrico: “Saper scrivere così è un privilegio ma anche una responsabilità. Se uno ha un dono come il tuo non ha il diritto di sprecarlo“. Ecco, è stato bello avere la conferma che Carofiglio non ha sprecato questo dono neanche col Bordo vertiginoso delle cose.

L’unico cruccio che ho è che avrei potuto leggerlo prima.

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4 commenti su “Il bordo vertiginoso delle cose – Gianrico Carofiglio

  1. Per iniziare Carofiglio ti consiglio Testimone inconsapevole, che è il primo dell’avvocato Guerrieri. Ma va bene anche questo, se non ti piacciono le ‘serie’. Il silenzio dell’onda, più di questo (motivo per cui non l’ho recensito che sennò esageravo), è un vero e proprio capolavoro, secondo me.

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