Happy hour di Mary Miller

I racconti di Happy hour di Mary Miller, in Italia grazie a Edizioni Black Coffee, parlano di storie di donne normali. Quelle ossessionate da un uomo, quelle che hanno paura, quelle che non sanno bene perché fanno cose e non sanno bene come uscirne. Quelle donne lì, che siamo noi, insomma, e le nostre amiche, anche. Quando ci trasciniamo situazioni nelle quali viviamo a disagio ma per paura, pigrizia, per egoismo, sostanzialmente, non cerchiamo neanche di trovare la forza di cambiare. Oppure quando decidiamo di mandare al diavolo delle vite più o meno rassicuranti per seguire qualcosa che già lo sappiamo che sarà una fregatura, ma siamo ostinate e dobbiamo andare fino in fondo.

Le storie di cui parla Mary Miller potrebbero non piacere troppo in un mondo dove per non essere accusati, e accusate, di maschilismo le donne devono essere sempre trattate come esseri forti, coraggiosi e anche se deboli, per l’amor del cielo!, che lo siano con dignità!

Quelle di Happy hour sono storie di quotidiana infelicità, alla quale però certe volte ci si abitua talmente tanto che infelicità non è più. Diventa normalità. Poi sta a chi le vive queste situazioni decidere se è una normalità bella o brutta.

E gli uomini di Mary Miller?
Pure loro sono normali, secondo me. Sono quegli uomini che sanno che la donna con la quale stanno (che la amino davvero o meno in questo caso non è importante) vive “bloccata”. Un blocco che se si apre poi potrebbe farle sgusciare via e quindi non fanno niente. Stanno a guardare e boh. Si crogiolano anche loro nella normale apatia del non riuscire a lottare per i propri sentimenti e per un briciolo di felicità.

Io credo che questo libro sia bellissimo, a partire dalla copertina. Perché in ogni racconto leggi di tutte queste vite un po’ al limite emozionale e, sì, potrebbe essere che ti ci ritrovi un sacco. E a volte, quando sembra di leggere la tua storia nelle parole di qualcun altro magari trovi davvero la forza di uscire dal blocco.

Ci ho messo tanto, troppo, a leggere questi racconti, perché nel frattempo, tra impegni importanti e distrazioni, mi sono trascinata. Proprio come le donne di cui parla e quando l’ho finito mi sono sentita un po’ più ricca, perché Mary Miller, come in Last days of California, non mi ha delusa e mi ha dato molto su cui riflettere.

Per chi è bloccato e non vuole esserlo più.

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