Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard – La saga dei Cazalet

Gli anni della leggerezza

I Cazalet sono una famiglia benestante e abbastanza normale che vive Londra e ogni anno va in vacanza in campagna. Siamo alla fine degli anni Trenta e la Seconda guerra mondiale è alle porte.

Con il primo volume della saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard, Gli anni della leggerezza, edito da Fazi e tradotto da Manuela Francescon, conosciamo tutti i personaggi. Ci sono i capifamiglia, la Duchessa e il “Generale” William Cazalet, i loro quattro figli: Edward, sciupafemmine incallito e sua moglie Villy, annoiata, frigida e con le fette di prosciutto sugli occhi; Hugh, reso invalido dalla Prima guerra mondiale, tormentato, secondo me dolcissimo, e sua moglie Sybil, sarebbero una bella coppia, se parlassero sul serio; Rupert, l’artista povero, vedovo risposato con la giovane e ‘bionda’ Zoe, che non ha proprio capito come funziona; e Rachel, la sorella zitella, per un motivo.

E poi ci sono tutti i figli delle coppie sopracitate, tanti personaggi che hanno un’età varia dall’adolescenza all’infanzia e che colorano il libro. Alcuni già importantissimi nelle dinamiche familiari, sui quali ripongo tante speranze per il seguito della saga.
E ancora tutti i domestici e il personale di servizio e altri personaggi che via via appaiono e scompaiono.

È il racconto di due estati in famiglia, tra dilemmi personali, nascite, crucci infantili, gite al mare, scappatelle in città, pranzi e cene con commenti bonari su Hitler, ebrei, Mussolini e così via; quotidiano e storia che vanno a braccetto come se fossimo a casa nostra. È la ‘vita’ che va e si ama, si cresce, si soffre, si evolve.

Un romanzo affollatissimo, così affollato che quando ho visto l’elenco a inizio libro ho detto: “non ricorderò mai chi è figlio di chi!” e ci ho messo un bel segnapagina per poterci ritornare ogni volta.
Non sono mai tornata. Ho iniziato a leggere e mi ricordavo e mi affezionavo e mi arrabbiavo e mi emozionavo e mi insospettivo e mi ingelosivo ecc., ecc.
La Howard ha scritto un romanzo dal quale non ci si stacca e nel quale ti senti proprio a casa.

A un certo punto sembra tutto così normale che vorresti andare pure tu a fare i turni per scavare il rifugio antiaereo, dare una scrollata a Villy, abbracciare Rachel e tirare un sospiro di sollievo quando, a torto, sembra che la guerra sia scongiurata.
Quella guerra che è l’elefante nella stanza e che ci fa empatizzare coi personaggi che non sanno quello che invece sappiamo noi. Pubblico e privato in una naturale mescolanza che non confonde le idee, anzi.

Il romanzo è scritto con punti di vista alternati, non c’è un narratore onnisciente e ogni volta a raccontarci un pezzo è un personaggio diverso. Si può pensare che quest’alternanza disturbi, invece no: ci si sente ancora più a proprio agio a passare da una testa all’altra dei componenti di questa famiglia. Bravissima l’autrice a riuscirci senza sbavature.

Quando leggi l’ultima riga dove è scritto che tutto è finito ti dici: “aspetta un momento, qui non è finito proprio niente”. E corri a comprare il secondo volume, nel quale invece la guerra ci sarà, le piccole Cazalet cresceranno e continueranno le cronache di questa famiglia che ormai mi è entrata nel cuore. 🙂

La lettura che ha segnato la fine del 2016 non è stata per niente deludente, anzi. Piacevole, scorrevole e poi come si fa a non amare una bella, sana, per niente noiosa, saga famigliare?

Per chi ama le storie di famiglia e quei mattoni che in realtà sono leggeri come piume. Per chi ha una famiglia numerosa e sa che certe volte, nel casino, basta solo una stretta al braccio per dire ‘ti voglio bene’. Per chi ama le gite al mare, in macchina, tanti bambini e il mondo fuori lasciato a casa.

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