Doppie punte di Michele Lamacchia

Doppie Punte

Il pregiudizio è quella cosa per cui prima prendevo le arance avvolte nella carta perché credevo fossero ‘scelte’, poi quelle senza carta perché pensavo che quelle con la carta fossero difettate e quindi coperte apposta. Solo più tardi capii che la carta era avvolta in modo casuale.

Doppie punte, di Michele Lamacchia, edito da Lettere Animate, racconta la storia e la formazione di Piero, diventato poi Pierre, che, nato nella Bari di qualche anno fa, in un mondo fermo, sostanzialmente matriarcale, da padre fascista e in galera, dove “l’importante è che lo sporco sia fuori”, a un certo punto, per una serie di eventi che hanno a che fare con la scoperta, umana e sessuale, di sé e che non vi posso raccontare qua e ora, va via, va a Roma, dove forse il mondo sta andando avanti, ma ancora non così tanto. Lascia la sua unica guida, nonno Mario, anche lui rinchiuso nella trappola del pregiudizio, “meschinizzato” dalla moglie; nonno Mario è un personaggio molto triste, secondo me, al quale mi sono subito affezionata e che avrei voluto conoscere meglio. Ma ve lo dico dopo.

Pierre diventa parrucchiere, perché questo era il suo destino da quando da bambino stava con suo nonno mentre Valerio, un altro personaggio meraviglioso, gli sistemava barba e capelli. Questo è uno dei capitoli più belli del libro: quello di Valerio, nonno Mario e Piero che deve, suo malgrado, “controllarli”, perché c’è un sospetto indicibile sui due uomini… e non sia mai.
E, ovviamente, il titolo “doppie punte” richiama alla professione di Pierre, ma non solo:

«Contro le doppie punte?» Valerio mi guardava tra una sforbiciata e l’altra. Sapeva che stavo chiedendo qualcosa oltre i capelli.
«Pie’, non si può fare niente.» Tagliava i capelli al nonno, capelli morbidi nonostante fossero bianchi e grigi. «Le persone spesso presentano due facce: una la loro, quella che sono. Poi c’è quella che vorrebbero “far credere”di avere.» Forbici e pettine. «Una faccia normalmente di comodo, di convenienza, di convenzione, una che può andar bene per le occasioni e per le compagnie. Una faccia che risulti accettabile rispetto alle regole.»
La società può essere crudele, se lo vuole.
La gente è brutta gente pensai.
«Si deve lavorare bene prima, evitando qualsiasi cosa che possa svilire il capello. Evitare gli stress termici, evitare aggressioni chimiche, evitare di arrivare a quel punto in cui la sua struttura sia irrimediabilmente senza linfa
«Come i rami secchi…»
«Certe vite, certe esperienze, se non hai una forza dentro, un nutrimento, finiscono per inaridirti. se non hai l’amore dentro di te, se non sai cos’è l’amore, sei fragile. Puoi spezzarti da un momento all’altro. Cresci e vivi nell’invidia, tra la rabbia, il rancore, le gelosie.» Vidi tremargli la mano. «La fragilità non viene fuori soltanto accusando i colpi passivamente, ma anche rispondendo con rabbia, con violenza, con disprezzo.» Vidi tremargli la parte sotto un occhio, pettinava delicatamente.
«Anche mostrando quella faccia peggiore che hai. Quella faccia che hai costruito per farti forte.» Gli occhi nocciola chiaro si fecero rossi, quasi a tracimare.
«Contro le doppie punte, quindi?» chiesi insistendo.
«Pie’» scosse la testa, accarezzava i capelli di Mario. «O te li tieni così, ci convivi,»
«Ma anche se sono brutti da tenere?»
«Oppure» sollevò le forbici, tagliando l’aria.

Doppie punte è la storia di un giovane uomo che vive e lavora per il raggiungimento della bellezza, non solo esteriore, anzi. La bellezza di essere quello che si è, e basta, senza doppi. È un libro che parla di scoperta, di paure. E sì, di pregiudizi.
Pierre si muove tra le pagine del libro con una grande leggerezza e purezza, proprie del suo personaggio un po’ svampito. Sembra che tutti gli stravolgimenti della sua vita siano facili per lui, se si rimane fermi all’apparenza, e invece no. È un personaggio che, nonostante le sue convinzioni e sentimenti, ha i suoi dubbi, le paranoie. È uno che vive costantemente la sofferenza di chi non è accettato e forse non si accetta da sé fino in fondo. Un disagio perenne, che lo rende autentico.
Pierre, in fondo, è un esiliato… che però poi torna e vince.

Forse ho letto Doppie punte in maniera troppo spezzettata, visto il periodo intenso che mi ha costretta a mettere il blog da parte per un po’, ma se proprio​ c’è qualcosa da rimproverare all’autore è che certe volte mi sono sentita sbatacchiata da una parte all’altra del tempo senza averne consapevolezza. E, certe altre volte, avrei voluto leggere più storia, più informazioni, più dettagli.
E, come dicevo su, mi sarebbe piaciuto vedere approfonditi un po’ di più i personaggi di nonno Mario e Valerio, perché sono bellissimi. Ma, una parte di me, quella meno sentimentale, sa che Michele ha avuto ragione: conoscere di più di loro gli avrebbe fatto perdere la delicatezza che li caratterizza e li rende i personaggi che sono.

Quando, qualche tempo fa, in anteprima, ho letto un capitolo iniziale del libro, ho ‘rimproverato’ Michele perché alcune sfumature del linguaggio usato non mi piacevano molto: troppe ripetizioni, troppo colloquiale. Ma, nell’insieme, questa scelta non mi ha più disturbata. Pierre è un ragazzo di cultura medio bassa, nato in una città del sud Italia… e sì, certe volte è bene parlare come si mangia. E anche scrivere. Quindi mi rimangio quella critica, anche se i puristi storceranno il naso davanti a qualche riga del romanzo.

Conosco Michele Lamacchia “virtualmente” da un paio d’anni e lo apprezzo molto nei suoi post, nel suo essere ironico, autoironico e intelligente. E di lui, dello scrittore facebookiano e del blogger, della parte che io ho conosciuto, c’è tantissimo in questo libro. Michele è simpatico e colto, quindi anche il suo libro e così. Non è sempre scontato. È umile, nelle parole e nello stile. E sì, è una qualità.
Sinceramente, mi sono pentita subito di aver preso l’ebook e non il cartaceo, recupererò appena possibile.

Vi consiglio Doppie punte innanzitutto perché è un bel libro, a volte divertente, altre volte meno e, mio tormentone ormai, perché fa molta compagnia e questo è fondamentale. E anche perché racconta la storia che potrebbe essere di qualsiasi nostro amico, o nostra amica, che un bel giorno, senza un motivo apparente, è andato via ed è sempre un po’ restio a tornare fino a quando non lo fa definitivamente, con l’anima in pace. La storia di un nostro amico costantemente a disagio, e non per forza per motivi di natura sessuale. Sì, dai, conoscete sicuramente qualcuno che non si è mai sentito al suo posto fino a che non è volato via.

Un libro per chi con le doppie punte ci convive e per chi invece ha deciso di tagliarle via. Per chi pensa di essere immune dai pregiudizi e invece no, nessuno lo è, anche nel bene. Per chi pensa che la bellezza sia oltre un bel taglio di capelli, ma che però questi aiutano.
E per chi sa che diverso non significa sbagliato e vive, pure nel suo piccolo e senza imporsi, per farlo capire anche agli altri.

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