Crepuscolo di Kent Haruf

Crepuscolo

Ho deciso di tornare a Holt e leggere Crepuscolo una mattina di fine settembre, mentre affrontavo la grande traversata che mi avrebbe portata da Trieste a Frattaminore. E poi l’ho letto durante i miei giorni napoletani e ancora durante il viaggio di ritorno a Trieste. Ho incontrato DJ, suo nonno e ancora Dena e sua mamma. Ho incontrato Betty, Luther e i piccoli Joy Rae e Richie. Ma ho incontrato anche i vecchi amici, Harold e Raymond McPheron, Victoria Roubideaux e la piccola Katie. E Tom Guthrie e Maggie Jones…

Con loro è stato proprio come quando torno a casa dai miei dopo molti mesi e organizziamo un pranzo di famiglia per poterci riabbracciare e scoprire che è come se ci fossimo lasciati ieri.

In questo terzo libro della Trilogia della pianura (in Italia, perché in realtà è il secondo della trilogia) Haruf torna a raccontarci altre storie di varia, normale, sperduta, umanità. Ci racconta di Betty e Luther che, inetti, si fanno trascinare dalle onde, di DJ che si prende cura di suo nonno, di Mary Wells, che cade, fa male a sé e agli altri, ma si rialza. Di bambini troppo adulti, troppo vittime. Di persone brutte, che fanno male qualsiasi cosa facciano.
E di Raymond McPheron, a mio parere l’unico vero eroe di tutto il libro, se di eroi si può parlare quando si parla di Kent Haruf e della sua essenzialità.
Raymond McPheron fa della perdita un’opportunità. Anche se all’inizio non proprio consapevolmente, anche se bisogna un po’ forzargli la mano. Un po’ titubante, un po’ burbero, non si tira mai indietro, anche se la vita lo sottopone a una dura prova. Raymond McPheron prende e abbraccia il buono che trova, nel mondo, negli altri. Proprio come, insieme a suo fratello Harold, aveva già fatto in Canto della Pianura con Victoria.
Io con Raymond ho provato una terribile empatia. Sia nel dolore che nella tranquilla, nuova stabilità. Perché terribile? Provate voi a camminare con disinvoltura nell’aeroporto di Capodichino dopo aver singhiozzato, seduta su una panchina, mentre state leggendo le pagine più tristi del libro. Provateci.

E anche quel colpo di scena, che davvero non posso svelarvi, Haruf ce lo racconta come fa lui, in maniera asciutta. Che i sentimenti restano così nudi e crudi che poi finisci col provarli insieme ai personaggi. Sobrietà ed esattezza, queste sono le parole che ormai, grazie al traduttore Fabio Cremonesi, non riesco a non abbinare a questo scrittore. E mi scoccia ripeterle sempre in ogni recensione, ma non riesco a trovarne altre più perfette.
Con quella stessa sobrietà ed esattezza Haruf “scrive” il silenzio. Quello di quando non sappiamo cosa dire e decidiamo di non dire. Quello di quando il silenzio fa più rumore di una festa con fuochi d’artificio.

Crepuscolo

Ho definito Benedizione un libro che parla di fine, di morte, di resa dei conti, e Canto della pianura un libro che parla di inizi, di vita e di scommesse. Crepuscolo, invece, è il libro dell’equilibrio. Di quando c’è ancora il sole ma è anche quasi notte. Di quando finiscono vite, amori, esperienze, viaggi e ne iniziano altri. Qualsiasi sia la tua età, qualsiasi sia stata la tua vita. Qualsiasi siano state le tue colpe.

E cosa che mi fa amare questo scrittore ancora di più è che nelle sue pagine c’è sempre fiducia e speranza. E che non te lo dice con i lieto fine zuccherosi, o scene memorabili, no, Haruf ti racconta le cose brutte e poi le cose belle, così come sono, senza retorica, in quei particolari che fanno le nostre giornate normali. Particolari anche crudi, ma appunto normali. E alla fine metti tutto sulla bilancia e capisci, fai i conti nudi e crudi e il risultato è sempre “fiducia”. In se stessi e negli altri.

Anche questa volta rubo il “per chi” a NN editore, perché l’ultima parte dice esattamente quello che avrei scritto anche io.

“Questo libro è per chi ama guardare la danza delle candele sul muro, per chi ascolta la “Pastorale” di Beethoven, per chi ricorda quando da bambini ci si arredava una stanza con tutto quello che si trovava in giro, e per chi è rimasto solo, al freddo, per tanto tempo, e oggi ha deciso di rimettersi in gioco e correre il rischio di diventare una persona diversa.”

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