Cosa mi mancherà di Milano

Cosa mi mancherà di Milano.

L’Esselunga. Sì, potete ridere, ma sono sicura che chi abita a Milano mi capirà.

Il ristorante cinese di via Giordano Bruno. Dove vanno a mangiare i cinesi. Dove devi aspettare sempre e solo 10 minuti (soggettivi, estremamente soggettivi) e dove fanno i ravioli di carne al vapore più buoni del mondo. Me li sognerò la notte.

Piazza Gae Aulenti. Un luogo per me magico, bellissimo, che credo sia diventato il simbolo di una nuova Milano. Non so se sarà meglio della vecchia, ma intanto quella resta una delle piazze più belle che io abbia mai visto. In quel contesto, ovviamente.

Dire “a Milano ci manca solo il mare” quando d’estate la sera passeggi sul naviglio grande, dopo l’aperitivo, e c’è tanta gente che ride e si diverte. Le donne sono mezze nude e le zanzare fanno festa.

Camminare tra palazzi bruttissimi, grigissimi, tristissimi, svoltare l’angolo e trovarsi davanti a chiese che lasciano senza fiato e scorci da quadro.

Il casino del centro il sabato pomeriggio che alla fine smetti di andarci perché non se ne può più.

Uscire con un’amica per cena e non ritornare nello stesso posto neanche una volta. Ce ne sono troppi da provare!

La signora della porta accanto, che non mi ha mai rivolto la parola, ma che ha detto alla portinaia che cucino bene.

I piccioni di piazza Duomo. Nonostante loro.

Quelli che non hanno capito che alla fermata del tram in via Broletto/Cordusio ci sono sempre, sempre!, i controllori e che continuano a farsi beccare senza biglietto.

E sempre a proposito di mezzi pubblici, quelli che si lamentano perché non funzionano, ma non hanno veramente idea di che cosa vuol dire “i mezzi pubblici non funzionano”. Che lo chiedessero a quelli che stanno da 10 anni ad aspettare che passi il T31 Orta/Napoli… ho sentito che una ha fatto 3 figli, nel frattempo. Lì, alla fermata.

Quelli che Milano è brutta, è sporca, è triste, ma… non si sputa nel piatto in cui si mangia, eh?

I milanesi veri. Che non è vero che sono freddi, antipatici e cattivi. Sono milanesi. Sopraffatti dal continuo cambiamento di scenari, di accenti e di colori. Se li conosci e rispetti la loro città, impari anche ad amarli.

La nebbia. Che, davvero, fatevene una ragione, non c’è. 10 giorni al massimo in 7 anni. Che nebbia è? Almeno in città; non voglio scatenare una rivoluzione dalla provincia…

Brera. Che quartiere meraviglioso.

Via Paolo Sarpi, che grida in faccia ai razzisti: guardate cosa sono stata capace di fare! Tiè!

La metro lilla, anche se non può mancare qualcosa che non hai mai veramente avuto (sto citando sicuramente qualcuno, ma non mi ricordo chi, forse i baci perugina). Nonostante il lilla.

Le trattorie milanesi. Sì, sono napoletana, la mozzarella di bufala sarà sempre la mia migliore amica e gli spaghetti con le vongole del sabato e il ragù della domenica restano sempre il mio ideale di pranzo perfetto, ma, ragazzi, come si mangia bene in quei posti! Il mio polmone destro per una cotoletta comediocomanda.

La 58 barrata.

La Madonnina. Che è veramente bella, così luccicante.

Anche la torre Velasca aka il martello di Thor. È  brutta, ma ci si abitua anche alle cose brutte.

Parco Sempione e quel pezzettino di cancello che ho scavalcato una notte coi tacchi e un vestito corto e stretto.

Il tipo col gallo sulla spalla che girella per le parti di Cenisio.

Il Cimitero Monumentale, anche se ho paura dei fantasmi e mi inquieta tantissimo.

Il fatto che tutto il mondo è paese. È solo la fama che fa sembrare che ci siano delle differenze.

Il “piuttosto che” al posto di “o” che a Milano, e in Lombardia in generale, va un sacco.

I meravigliosi balconi fioriti di chi vive in città, ma che proprio non lo vuole accettare.

Il lavoro dei sogni “a Milano”, che non ho mai avuto.

Gli amici. A lasciare loro mi si spezza il cuore.

E poi altre mille cose che ora mi sfuggono, ma delle quali riconosco l’immensità. Magari farò un’integrazione.

Grazie, Milano, grazie. Perché sei la città dove ho imparato a fare le cose veramente da sola. Perché dai tanto e chissà se se ne accorgono. Perché mi hai fatto conoscere “Le” persone, quelle che tanto lo sai che non ti libererai mai più di loro.
Perché sei bella, anche se non hai il mare.
E soprattutto perché sei stata il trampolino di quello che, e ne devo essere per forza convinta, sarà un futuro splendido.

Ciao, Milano! Vado a vivere a Trieste.

Milano

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3 commenti su “Cosa mi mancherà di Milano

  1. Tanta invidia. Beata te. Il giorno in cui mi libererò di questa città non credo che riuscirò a scrivere un post di “ringraziamento” come il tuo. E forse è un peccato. Non lo so. Dopo 3-4 anni di permanenza forse sì. Ma mio malgrado sono arrivato al settimo e la lista dei “contro” è così lunga che i “pro” ormai sono una mera nota a margine. Buon viaggio, non sono mai stato a Trieste ma ho ricevuto racconti entusiastici, Buona strada 🙂

  2. Ho un problema con i commenti del blog. Nonj arrivano notifiche e ora sono senza internet a casa e quindi mi sono persa i vostri commenti. Scusate. 🙂
    Luca, da quando ho lasciato casa a 18 anni ho capito che per sopravvivere dovevo pensare per forZa al bello e pochissimo, anzi mai, al brutto. Milano è Milano e mi ha dato tante cose belle. Spero che in fondo sarà così anche per te.
    Little Miss Book, Il mare mi sta già purificando e non sottovalutarei Trieste dal punto di vista della vita sociale, può riservare sorprese. E per l’atmosfera letteraria… ti dico solo che nella casa che ho affittato appena entri c’è una stampa do Joyce! 🙂

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