Come si dice. stage: staaag o steig?

Metti per esempio che vai a un colloquio, sembrano seri, ti siedi e la persona di fronte a te comincia a descriverti la posizione ed esordisce con: “Allora, lei è qui per lo ‘steig’”, pronunciato /steɪdʒ/, all’inglese.
Questo signore, che sembra serio, ti ha appena chiesto se sei lì per il ‘palcoscenico’. In che senso? Costruirlo? Montarlo. Devi recitare?

E tu, quando hai risposto, che cosa gli hai detto? “Sì sono qui per lo ‘steig’” pure tu?” O hai risposto: “Sì, sono qui per lo staaag”. Pronunciato /’staʒ/, praticamente come si scrive, allungando un po’ la ‘a’ e facendo una strana ‘g’.

Perché se hai pronunciato ‘steig’, hai sbagliato. Ti stai riferendo pure tu a un fantomatico palcoscenico.

Ogni volta che sento ‘steig’, penso a me, su questo palcoscenico, che faccio la danza delle budella rivoltate. E poi subito dopo mi ricordo di un mio professore dell’università che ogni volta che qualcuno diceva ‘steig’ riferendosi a un ’tirocinio’, cominciava a farsi uscire il fumo dalle orecchie. Per niente divertente se, per esempio, dovevi discutere della tesi con lui o stavi per farci un esame.

Comunque, non ci distraiamo.

Se invece hai risposto alla francese ‘stage’ (/’staʒ/), hai tutta la mia stima. Risposta giusta. Perché è quella la pronuncia corretta.
D’altronde diciamo ‘stagista’ e non ‘steigista’, solo questo dovrebbe mettere la pulce nell’orecchio.

stage

Come avete ben capito, spero, la parola ‘stage’ è francese e proviene dall’antico ‘estage’, che voleva dire più o meno ‘soggiorno’. E volete sapere una cosa? In Inghilterra lo sanno e, infatti, loro questo errore non lo fanno, l’Accademia della Crusca infatti ci racconta che:

“la maggioranza dei vocabolari suggerisce come preferibile la pronuncia francese, ma allo stesso tempo registra come ammissibile e frequente quella inglese. Se in Italia ci si può ragionevolmente attendere di essere compresi pronunciando stage sia alla francese sia all’inglese*, è però sconsigliabile pronunciarlo all’inglese in Gran Bretagna; a meno che con make a stage non si voglia intendere, in un inglese a dire la verità approssimativo, ‘allestire un palcoscenico’.”

*(nota mia: perché l’Italia è il paese della flessibilità ad capocchiam, de “l’importante è che ci capiamo che ce ne frega delle regole”. Il male.)

Qui trovate l’intero articolo nel quale si parla di stage e tirocinio e dell’evoluzione di queste parole nel significato attuale.

Insomma, credo sia chiaro. Spero.
Diffondete il verbo, durante i vostri ‘stage’.
Sperando che siano veri, non schiavismo mascherato e, almeno, retribuiti.

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