Come si scrive. Ma perché si scrive “qual è”?

Questo è un post che parla del qual è.
Che si scrive senza l’apostrofo.
Perché tutti sanno che qual è si scrive senza apostrofo. Vero? Eppure è uno degli errori più diffusi. Libri, giornali, blog, post sui social, mail formali e informali. Il qual è con l’apostrofo è una vera e proprio celebrità.

E il povero “qual” ne subisce le conseguenze. Lui non ha bisogno dell’apostrofo, non ha bisogno del bastone. Quel “qual” è una parola forte, che anche senza la vocale finale, mantiene una sua identità. E nessuno lo capisce.
Quindi arrivo io con questo post per celebrare l’indipendenza del “qual”. Per spiegare, a modo mio, qual è il senso del qual è.

Purtroppo a un certo punto le cose si faranno un po’ tecniche e noiose ma, se vogliamo lottare per il “qual”, dobbiamo fare dei sacrifici. Cominciamo.

qual è

Quando pensiamo al “qual” che fa parte dell’espressione qual è, dobbiamo chiederci: questo “qual” da solo significa qualcosa?
A me pare di sì. E d’altronde viene usato anche in altri contesti, no?

Qual buonvento ti porta da queste parti?

Qual rugiada o qual pianto
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto de le stelle?…
(Torquato Tasso)

Ecco. “Qual” da solo ‘significa’, è la versione ‘troncata’ di “quale”.

Il troncamento (o apocope) è un fenomeno fonetico che prevede l’eliminazione di una vocale, una consonante o una sillaba, alla fine di una parola; ed è indifferente se la parola successiva inizia per consonante o per vocale. Si usa per rendere le frasi più armoniose e musicali e per facilitarne la pronuncia.
Una parola troncata, però, mantiene comunque il suo significato originale, può esistere da sola; quindi NON vuole l’apostrofo. L’apostrofo serve per unire due parole in una, ma è inutile se abbiamo due parole che hanno un senso anche da sole.

Qualche esempio: bel, cuor, amor, qual, tal, gran, san, alcun, nessun, qualcun… e potrei continuare per ore.

Il troncamento viene spesso confuso con l’elisione, che è sempre un fenomeno fonetico, ma in questo caso a cadere è solo la vocale finale e solo se a seguire c’è una parola che inizia per vocale. La parola che resta senza la vocale finale, però, diventa un po’ bruttina e da sola perde il suo significato. E per questo è obbligatorio l’apostrofo, per legare insieme le due parole.

Qualche esempio: l’, sant’, dell’, nell’, quest’, quant’, ecc. ecc.

Per rendere tutto più chiaro e finirla qui:

Il “santo” che precede Sant’Osmundo di Salisbury subisce un’elisione.
Il “santo” di San Babila (che è maschio!), subisce un troncamento.

Ovviamente, come in tutte le cose belle, ci sono una marea di eccezioni, ma non ne discuteremo ora (il po’ è una di queste, ne parlo qui).

Quindi, “quale” subisce un troncamento e diventa “qual”. Ed è per questo che qual è si scrive SENZA apostrofo.
Non è una scelta arbitraria dei nostri maestri o dei vostri amici bacchettoni. Esiste un perché ed è bene conoscerlo.
Ogni volta che siete lì sulla tastiera del computer, sul tablet, sullo smartphone e state per scrivere qual è, ricordatevelo: “qual” è una parola indipendente. Che va in compagnia volentieri, esce insieme agli amici, vede qualcuno ogni tanto (niente di serio!), ma che anche da sola ha un senso, ha una vita piena e non si spaventa se qualche volta non è in compagnia. Proprio come è, o almeno dovrebbe essere, per le persone.

Che poi, e io ne sono sicura, e in un certo senso lo dice anche la Crusca, questa cosa cambierà, perché, per fortuna, la lingua è viva e cambia, si evolve, e per sopravvivere a volte si contraddice e accetta gli errori. In fondo, se per tutti è più facile fare così, che senso ha continuare a lottare contro mulini a vento? D’altronde anche gli esempi che ho usato sopra sono in un italiano antico e ‘poetico’. Col tempo la grafia qual’è verrà accettata, purtroppo. Ma “col tempo“, appunto. Ora, di questi tempi, scrivere qual’è è un errore.

Volete continuare a farlo? Bene, ma una volta per tutte sappiate perché c’è qualcuno che ve lo cerchierà sempre di rosso. Qualcuno che cestinerà una mail, nasconderà un post e vi ignorerà per via di quell’apostrofo. Sappiatelo e pensateci.
Che non si sa mai, magari cambia il vento.

qual è

P.S. Io non lo volevo scrivere un post sul qual è. Davvero. È una cosa talmente sentita e risentita che non volevo cadere nella trappola. Me l’avete chiesto in molti, ma ho resistito finché ho potuto. Poi mi sono capitate per le mani Le carte della grammatica a cura di Massimo Birattari che è uno che di grammatica ne capisce. Le carte della grammatica sono un giochino molto divertente che ho inizialmente acquistato per una persona che sta cercando di insegnare l’italiano a una francese e che, per fortuna, si è resa conto che deve colmare prima le sue lacune. Poi, per curiosità, ho aperto la scatola… e credo che questo sarà il regalo di Natale per tutti gli amici (e finì sola e abbandonata…).
Insomma, ho iniziato a guardare le carte, ne ho presa una a caso nel mazzo ed è venuta fuori quella sul famoso qual è. Un segno del destino? La chiamata dall’alto? Non lo so. So solo che poi, confrontandomi con Silvia e Mariano, due ex colleghi di università e amici, ai quali la linguistica piace molto, ho capito bene anche io tutta la faccenda di troncamento ed elisione (lo ammetto, non le so tutte, passo molto tempo a studiare per scrivere questi post!) ed è venuto fuori il post. Sicuramente è incompleto e una qualsiasi grammatica può aiutarvi di più, ma mi piace pensare di essere stata utile in qualche modo.

Sennò… qual è il senso di un blog?

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1 commento su “Come si scrive. Ma perché si scrive “qual è”?

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