Ci rivediamo lassù – Pierre Lemaitre

In Ci rivediamo lassù di Pierre Lemaitre nessuno vince. Più o meno.
Ve lo dico subito così già siete preparati.
Perché vi dirò che questo è un libro meraviglioso, che dovrete assolutamente leggere; Pierre Lemaitre scrive benissimo e la storia… beh, la storia è di quelle che te la sogni la notte. “Un pugno in faccia” ha detto L’Express, e lo dico pure io: un pugno in faccia.

Albert ed Édouard sono sopravvissuti alla Grande Guerra. Sopravvissuti… più o meno.
Sono due emarginati, poveri, un po’ psicopatici e sociopatici che si ritrovano a vivere un terribile destino comune. Albert è un tranquillo, un po’ inetto, monotono, ragazzo che prima faceva l’impiegato in banca e che si ritrova ad aver salva la vita grazie a Édouard, il bellissimo, eccentrico Édouard, che decide di morire da non morto e che con le sue indiscutibili doti artistiche prende le redini della vita di Albert.
Insieme organizzano una truffa ai danni del loro paese. Una truffa meravigliosa (sì, anche questa), dove il sacro viene profanato e nessuno, proprio nessuno, sarà in grado di fermarli.
Perché a un certo punto sembra non esserci più niente di sacro in questo libro.

Albert vive schiacciato sotto terra e praticamente continua a strisciare per tutta la sua storia. Vive questo legame di amore e odio con Édouard che lo porta a fare cose che da un certo punto di vista sono grandiose, ma è come se non respirasse mai. Quello che sembra essere il suo lieto fine, di lieto non ha proprio niente.
Édouard è un viziato, che ha idee geniali, un artista supremo, ma egoista, perché è stato educato così, perché non è stato mai veramente amato e perché, fino alla fine, tutto quello che fa, lo fa per lui.
Sì, si affeziona ad Albert (e anche a Louise in un certo senso) perché ha bisogno di lui, perché, quando gli è successo quello che gli è successo (non ve lo posso dire, che sennò vi levo tutto il piacere di scoprirlo da soli), capisce che la sua vita è cambiata completamente e, semplicemente, non ha il coraggio di affrontarla. Si appoggia totalmente ad Albert. Che vive ‘grandiosamente male’ al posto suo. Sì, forse lui sarà l’unico felice alla fine della storia.

Intorno a loro, l’altra fauna di Ci rivediamo lassù: Pradelle, uno dei personaggi più cattivi nei quale mi sia mai imbattuta, vestito bene e bellissimo; Madeleine, rassegnata e disillusa; Périocourt, il padre che, semplicemente, raccoglie quello che ha seminato, anche se la punizione che gli viene afflitta sarà veramente troppo grande; Merlin, il vero eroe di questo libro, quello che non ci fa completamente disperare; Louise, il futuro. E poi tutta la varia umanità presente in questo libro: un’orda di inettitudine ed egoismi.

Ci rivediamo lassù

Non è solo la storia di questi personaggi a essere la protagonista del libro, non sono solo i loro tormenti interiori, le loro intimità. La “Storia” c’è tutta: la Grande Guerra e i suoi morti che sono lì a disposizione dell’avidità, del rancore e del capriccio dei vivi. Già sentita e risentita sì, ma, insomma, ci colpisce perché è sempre maledettamente vera.
La guerra non finisce mai, non nel momento dell’armistizio, perché poi c’è da fare i conti con se stessi, con quello che si è visto, con i ritmi che devono riprendere normali, con le verità che vengono fuori e con tutti i morti. In tutti i modi. E ci si ritrova ad arrancare, a dissacrare e, quando tutto sembra andare per il verso giusto, a piangere a dirotto, da soli.

“Sapeva che ci si riprende da tutto, ma da quando aveva vinto la guerra, aveva l’impressione di perderla ogni giorno un po’ di più.”

Sembra che vi abbia raccontato solo cose brutte, tristi. Sì, in questo libro si parla di guerra, non succedono cose particolarmente felici e certe volte è angosciante, ma, come vi ho detto all’inizio, Ci rivediamo lassù è un libro meraviglioso, scritto benissimo e che, nonostante quello di cui parla, non annoia, non è mai pesante, anzi, se non lo leggete mentre state completamente cambiando vita come ho fatto io, vi risulterà anche molto scorrevole, nonostante la mole. Non è da prendere sottogamba, non ci lascia troppe speranze, quelle normali sì quel “ci si riprende da tutto“, “si va avanti“, ma ci racconta una storia che non va dimenticata. Per quelli che vogliono ‘storie’ non per forza d’amore, non per forza felici, ma che siano vere.

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