Come si scrive e come si dice. Il capo esp… no! il capro espiatorio!

capro espiatorio

«Non è possibile, succede sempre così. È sempre colpa mia! Sono sempre io il capo espiatorio!»
«Eh? Eh! Scusa che hai detto?»
«Dai, è un modo di dire, si dice così. Il capo espiatorio! Quando c’è bisogno di qualcuno da sacrificare!»
«Ehm… è ‘capro’ espiatorio.»
«Che? Cosa? Capro?»
«Sì. Capro.»
«Capro come la pecora?»
«Capro come la capra.»
«Ma davvero?»
«Ehm, sì, davvero!»
«E perché?»
«Ha a che fare con la Bibbia, credo, gli ebrei, i sacrifici…»
«Ah.»
«Eh.»
«Io ho sempre detto capo, ha senso comunque, no?»

Ecco. Io devo smetterla di ascoltare la gente che cammina per strada e chiacchiera a voce troppo alta. Devo smetterla di origliare, che poi sento queste cose e mi vengono le idee per i post.

Quanti di voi almeno una volta nella vita hanno pensato che si dicesse “capo” espiatorio e non hanno mai sentito parlare di un “capro“ espiatorio?
Siate onesti, lo confesso anche io. Fino ai 13 anni, più o meno, ho detto “capo”.

capro
Appurato questo, secondo la teoria che se capiamo il perché delle cose poi facciamo meno errori, perché si dice “capro espiatorio”?
Che cosa significa e da che cosa nasce questa espressione, usata, bistrattata e abusata?

Significato: una persona, un oggetto, una qualsiasi, completamente inconsapevole e innocente che viene indicata e condannata, come responsabile di tutti i mali nelle piccole e nelle grandi situazioni. Pubbliche, private e confuse. Qualcosa o qualcuno che porta sulle spalle tutti i mali dell’umanità.

E per quanto riguarda le origini, la signora del dialogo rubato aveva ragione, la faccenda ha a che fare con gli ebrei.
Nel Levitico si dice che nel giorno dell’espiazione, il Kippur, gli ebrei chiedevano il perdono per il loro peccati. Come?
Venivano scelti due capri, uno ‘emissario’, l’altro ‘espiatorio’.
Il capro espiatorio era per Jahvè, che è il nome di Dio per gli ebrei; veniva ammazzato subito come sacrificio e il suo sangue veniva usato per purificare il tempio.
Il capro emissario, che era per Azazel, uno spirito malefico, attraverso il rito dell’imposizione delle mani sulla testa, prendeva su di sé tutti mali e le colpe degli uomini, che tramite questo processo si purificavano. Poi il povero capro veniva fatto precipitare da una rupe nel deserto. Non veniva offerto in sacrificio perché, portando addosso tutti i peccati di tutti, era considerato impuro e inadatto a essere una vittima sacrificale.

Io credo che ci sia un po’ di confusione, perché, per quello che mi sembra, nella concezione comune e nel modo in cui viene usata questa espressione al giorno d’oggi, quando ci riferiamo al capro espiatorio, in realtà, stando alla storia, stiamo parlando di quello emissario. Nel senso che le figure di “capro” si sono sovrapposte nel tempo. No? O non ho capito niente io?

Di questa storia potete leggere con più precisione da molte altre parti, anzi, spero di non aver scritto troppe baggianate. Ma la cosa che mi preme in questo contesto è che sia chiaro che non c’entrano “teste” e “capi”. Ma dei poveri capri dal destino crudele.

Quindi, ripetiamo tutti insieme: capro espiatorio.

Perché, ogni volta che diciamo “capo” espiatorio, una capra, da qualche parte, perde il pizzetto.

Ah… quasi dimenticavo! Questo in sostanza è un bookblog e quindi va citato il capro espiatorio della narrativa contemporanea per eccellenza, no?
Il Benjamin Malaussène di Daniel Pennac, che di professione fa proprio il capro espiatorio. Letture divertenti, anche un po’ illuminanti che ho fatto anni fa ma delle quali, effettivamente, non ho mai parlato. Ve le consiglio alla cieca. Fidatevi.

Fonti
Treccani
Wikipedia

 

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