Capodanno da mia madre – Alejandro Palomas

Barcellona, 31 dicembre, Fernando detto Fer, aiuta sua madre Amalia a preparare tutto per la cena di Capodanno. Ci sarà l’intera famiglia: Sara, che è arrabbiata col mondo; Emma, che ha perso qualcosa di importante; Olga, che dice sempre “Esatto”; zio Eduardo, che maschera i suoi problemi a suon di eccentricità; Amalia, che dopo anni di un matrimonio infelice, finalmente vive; E Fer, che invece la vita la sta evitando. E ci saranno gli assenti, che volenti o nolenti, riempiranno i posti vuoti.
Una famiglia normale, con le sue eccentricità, con i suoi drammi. A un certo punto mi son detta: “Ma sono troppi tutti insieme! Che esagerato Palomas, non è possibile”. Poi ho pensato alla mia di famiglia e… sì, è possibile, tanti drammi e troppe eccentricità, sempre.

E come è normale, metti tutte queste persone eccentriche, maltrattate dalla vita, apparentemente sole, paranoiche, svampite e tristi in una sola stanza e… altro che botti di Capodanno! Le loro storie, quello che li ha portati e li porta ogni anno a sedersi a quel tavolo per festeggiare (tutti insieme o no), vengono fuori, si intrecciano, spiegano e fanno, appunto, ‘famiglia’.

Capodanno da mia madre

Capodanno da mia madre di Alejandro Palomas, edito da Neri Pozza e tradotto da Alessio Arena, è un libro con pagine divertentissime e altre molto tristi. Un libro tenero e però anche spietato nella semplicità con la quale racconta le dinamiche comuni a molte famiglie: dipendenze, indipendenze, solitudini, segreti, recriminazioni, complicità. È un libro che disegna dei personaggi molto belli. Reali. Sopra tutti però c’è la bellezza di Amalia, questa donna così svampita eppure così saggia. Così giovane, nonostante l’età. La madre della quale bisogna prendersi cura perché vede poco, combina guai e si fa costantemente raggirare, ma che sul più bello è quella che tira fuori le unghie e si prende cura di te.

«E se dovrò affondare per portare in superficie te, affonderò. E se dovrò trascinarti fino a riva con le mie mani, per farti vivere, lo farò, per quanto faticoso e doloroso sarà. Perché non ho niente di meglio da fare in questa vita figlia mia. Non c’è niente di meglio da fare in questa vita. Non per una madre.»

Un personaggio meraviglioso, che passa dal nonsense alla profondità assoluta. E non sbaglia. Quasi mai. L’ho amata, decisamente. E infatti il titolo originale è semplicemente Una madre, e questo la dice lunga sull’importanza del personaggio. Mi chiedo il perché dell’aggiunta del tema ‘festivo’ nel titolo… Io l’avrei comprato comunque e anche chi me lo ha regalato.
È il personaggio di Emma che non ho capito molto, lo ammetto. Non ho capito se è felice o no. Ha veramente superato la sua immensa, gigante perdita o ha semplicemente cercato di riempire un vuoto? Forse una perdita così bisogna davvero viverla per capirla.

Attenzione però, Capodanno da mia madre, ambientato durante le feste, in famiglia, potrebbe sembrare la classica storia dai buoni sentimenti a tema con il periodo dell’anno. Sì, di buoni sentimenti ce ne sono, ma ci sono tanti problemi, non risolti e ancora da elaborare. Verità che vengono fuori, ma che fanno male. Non finisce con ‘siamo tutti felici e contenti perché siamo in famiglia’, finisce con ‘siamo famiglia e quindi ora rimbocchiamoci le maniche, insieme, e vediamo come fare per stare bene’.

Un libro per chi ha perso qualcuno, in qualsiasi modo, e che poi però, girandosi dall’altro lato, ha visto che comunque non era solo a sostenere il dolore di quella perdita. E, soprattuto, un libro per chi ancora non lo ha capito come si fa ‘famiglia’.

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