Canto della pianura di Kent Haruf

Canto della pianura

Con Canto della pianura ritorniamo ad Holt, un paesino immaginario del Colorado che ormai per i lettori di Haruf è realissimo, e conosciamo Tom Guthrie, che insegna al liceo e che bada da solo a Bobby e Ike, mentre sua moglie si è messa in standby, passando le giornate al buio chiusa in camera; gli stessi Bobby e Ike, che crescono e sono travolti dall’assenza della loro mamma; Victoria Robideaux che ha sedici anni, è incinta e non ha un posto dove andare; e i fratelli McPheron, due vecchi cowboy che accolgono Victoria senza pensarci troppo su.

La prima sensazione che ho avuto appena finito il libro, in realtà anche mentre lo stavo leggendo, è stata che mentre Benedizione finisce con la morte, Canto della pianura finisce con la vita. E questo mi è piaciuto tantissimo.

E mentre in Benedizione si parlava della fine della vita, delle possibilità che i personaggi hanno avuto e non hanno colto, si raccontavano rimpianti e si stava lì a fare i conti con se stessi, in Canto della pianura si parla della vita che comincia, non solo in corrispondenza della nascita: a 10 anni, quando ti ritrovi senza mamma, a sedici, quando ti ritrovi senza casa, da adulto, quando sembra che non ne hai fatto una giusta e da vecchio, quando capisci che non hai mai veramente vissuto ma decidi che è ora di farlo.

C’è troppa solitudine qui. Prima o poi morirete senza neppure aver avuto un problema in vita vostra. Non del tipo giusto comunque. Questa è la vostra occasione.

Con Benedizione avevo ripreso le parole del traduttore Fabio Cremonesi dicendo che il libro era pervaso da sobrietà ed esattezza e con Canto della pianura ripeto la stessa definizione, perché la voce e lo stile di Haruf è lì presente e possente, ma c’è qualcosa di diverso però. Più aria, forse, più luce. Anche nello stile si sente che in questo libro si parla di vita.

Sia chiaro, niente di hollywoodiano, proprio come il primo libro, niente romance strappalacrime o abbracci riconciliatori, anche in Canto della pianura ci sono tanti “falliti”, descritti con una sobrietà che spezza quasi il fiato da quanto è normale. E anche le vite dei protagonisti che nel bene o nel male sembrano poi prendere una piega positiva, sono costellate di tristezze, mortificazioni, di momenti bui quotidiani.
Io però sono ottimista di natura, quindi ho sentito come un vero e proprio martello sulla testa e sul cuore i momenti di luce, i sentimenti positivi. Sopra tutto: la tenerezza.
La tenerezza che, abbinata ai paesaggi meravigliosi del Colorado e a due vecchi cowboy che ‘si affezionano’, sembra veramente una melodia, un canto, appunto. La tenerezza di una vecchia che fa fare i biscotti a due bambini perché “se sai leggere, sai anche cucinare” e puoi farti da mangiare (se non c’è tua mamma che lo fa per te). Quella di Tom che si guarda allo specchio e dice di non meritarsi un’altra possibilità ma sa che comunque la coglierà; e la tenerezza da uomo un po’ rude con cui si prende cura dei suoi figli. Quella degli stessi Ike e Bobby, che scoprono cose, che sono piccoli, ma ci potrebbero veramente insegnare molto su come affrontare le situazioni difficili. E la tenerezza della stessa Victoria, che ha fatto un errore, che ne fa un altro, ma che alla fine trova il suo posto.

I momenti altamente simbolici, quelli sui quali si potrebbe scrivere per ore: dall’ispezione della vacca, alla nascita del vitello, all’autopsia del cavallo, li lascio agli intellettuali veri. Perché non vorrei che soffermandosi troppo sui simboli si perda di vista la storia.
Quella delle persone normali che, ormai lo abbiamo capito, Haruf canta benissimo.

E ora aspetto che esca Crepuscolo. Perché è chiaro che io e questo scrittore non abbiamo finito.

Canto della pianura

Per gli “a chi”, ancora una volta, rubo quelli della quarta del libro, perché vanno bene così.

Questo libro è per chi ama spostarsi solo con il pensiero, meglio se in poltrona e sotto una coperta a scacchi rossi e blu, per chi riesce a sentirsi a casa anche solo con una finestra aperta sul cielo, per chi cerca su google maps i luoghi dei libri, meglio se immaginari, e per chi ha deciso di affidarsi al tempo, nella convinzione che lo spazio possa sempre tradirlo.

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4 commenti su “Canto della pianura di Kent Haruf

  1. Anche io ho amato “Benedizione” e presto leggerò “Canto della pianura”, e ovviamente “Crepuscolo”!

    Kent Haruf: una bellissima (ri)scoperta, felice che sia arrivato anche in Italia!

  2. Benedizione è meraviglioso, penso uno dei libri più belli che abbia mai letto….Canto della Pianura affronta tematiche esistenziali diverse, ma è altrettanto profondo e commovente…i due fratelli cowboys sono straordinari, tanto coriacei ed induriti dalla fatica quotidiana del gestire animali, quanto delicati nei sentimenti…li ho davvero adorati ….la lettura anche di questo secondo libro scorre lenta e melodiosa …un canto appunto…
    belli, davvero belli…

  3. Scusa, Maria, ma ho avuto problemi con il plugin che mi gestisce i commenti e mi sono persa il tuo!

    Sì… Haruf è una vera e propria scoperta.
    Fra pochissimo leggerò anche Crepiscolo.

    Grazie per essere passata da queste parti.

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