Aria di caffè, Trieste, Barcolana e il Fuoriregata

Dal 3 all’11 ottobre Trieste è invasa dalle barche.
C’è infatti la storica regata Barcolana che con gli anni è diventato un evento importante che coinvolge la città a più livelli.
E per chi di barche ci capisce poco e niente, come me, ci sono tutta una serie d’eventi ‘intellettuali’ ai quali partecipare senza sentirsi completamente fuori luogo. E per chi, sempre come me, vive a Trieste da poco, sono un’ottima opportunità per conoscere questa città. Gli eventi vanno tutti sotto il nome di Fuoriregata e, tra visite ad antichi caffè letterari e mostre su Hemingway, io ho trovato pane per i miei denti.
La mostra su Hemingway, e non solo, mi aspetta questo fine settimana ma al caffè letterario ci sono andata.
Per la precisione ho partecipato all’evento Aria di caffè, organizzato al Caffè San Marco. Il gestore del caffè, Alexandros Delithanassis, insieme al simpatico aiuto a sorpresa di Gianni Pistrini, un esperto di caffè che sta lavorando al progetto di un vero e proprio museo del caffè a Trieste, ci ha raccontato la storia del posto e del caffè.

Il caffè san Marco

Caffé San Marco

Il caffè San Marco ha aperto i battenti nel 1914, il riferimento a Venezia era chiaro fin dal nome e furono chiamati a decorarlo noti pittori e decoratori. Dopo la distruzione da parte degli austriaci il 23 maggio 1915, il caffè venne ricostruito e diventò, e lo è ancora, un vero punto di riferimento per gli intellettuali triestini. Svevo, Saba e Joyce lo frequentavano e Claudio Magris ne è ancora un assiduo frequentatore. Lo abbiamo visto in tantissimi film e tutti quelli di passaggio a Trieste non possono non fermarsi per una tazzina di caffè.
Da due anni inoltre il Caffè San Marco è anche libreria. Ed è una libreria bellissima, che si inserisce perfettamente nell’atmosfera del locale. Di quelle che stai lì per ore a girare a sfogliare, accompagnata dal buonissimo odore di caffè ‘vero’. Non è una libreria grandissima, ma ha tutto il necessario, le ultime novità, tanti classici, saggistica e tanti libri su Trieste e di autori triestini. Un caffè letterario che si rispetti, d’altronde, non poteva farne a meno.

Caffè San Marco

Perché il caffè è così importante per Trieste?

Perché gran parte del caffè importato in Italia passa da questa città, con un conseguente coinvolgimento lavorativo ed economico da non sottovalutare e perché in questa città è stata fondata l’Illy, oltre a tantissime altre storiche aziende del settore. E perché con gli anni il caffè non è diventato solo un ‘affare’, ma un modo di vivere. A Trieste, il caffè è un rito, una parte fondamentale della vita dei suoi abitanti. Come a Napoli, sì, chi lo avrebbe mai detto. E la terra ora può anche inghiottirmi, ma, ragazzi, è vero. Non si discute sulla bontà, quello è soggettivo, ma sulla storia di una città.
L’importanza dei caffè e dei bar (uno ogni 300 abitanti, circa) è fondamentale, e si percepisce anche da come si ordina il caffé. Se entri in uno di questi bar e ordini un “caffè”, il barista sorride e ti dice: “non sei di Trieste, vero?“.
Già. Perché a Trieste se vuoi un caffè espresso devi dire che vuoi un “nero”.
Se vuoi un caffè espresso in bicchiere devi dire che vuoi un “nero in B”. E se vuoi un macchiato devi dire che vuoi un “capo” (qui tutta la lista).

E, per esperienza personale, se vuoi un cappuccino devi dire che vuoi un cappuccino in tazza grande, sennò ti arriva una specie di caffè macchiato che ti rovina decisamente la giornata.

Non ho imparato solo questo durante questa interessantissima ora e mezza che ho passato al Caffè San Marco.

Caffè San Marco

Ho scoperto che le donne non potevano entrare nei caffè (a Venezia, solo durante il carnevale), perché il caffè era percepito come una bevanda eccitante. Infatti è sempre stato visto come la bevanda dei sovversivi, motivo della distruzione del Caffè San Marco da parte degli austriaci di cui sopra.
Ho scoperto che la moka si chiama così per omaggio alla città di Mokha nello Yemen, uno dei paesi d’origine del caffè, dell’arabica soprattutto.
Che l’invenzione della macchina per l’espresso risale al 1870 e che è stato un torinese a idearla, Angelo Moriondo, e che anche la moka è un’invenzione tutta italiana di Alfonso Bialetti, che risale al 1933.
Che poi, perché si chiama “espresso”? Perché doveva essere una cosa veloce da fare e veloce da bere, che “qui s’ha da fare”! Che poi la cosa si è evoluta e al bar ci si perde le ore (in tutta Italia!) questa è un’altra storia…
Che le specie di caffè più diffuse sono l’arabica e la robusta. Che il caffè crudo è immangiabile perché durissimo, e che una giusta conservazione è fondamentale, perché il caffè contiene circa 4000 molecole aromatiche e se non si conserva bene le perde tutte!
Che esistono le tazzine apposta per la degustazione e che per fare un espresso ci vogliono 50 chicchi di caffè.

Aria di caffè

Napoli e Trieste

Ora, se un napoletano viene a Trieste e scopre che è stata proclamata la capitale del caffè, potrebbe indignarsi: tutte a noi! povero Professore!
In realtà per me è una cosa bellissima che queste due città, così lontane, così diverse, siano legate da questa tradizione, da questo amore spassionato per il caffè. Le storie sono diverse, ma è il rito ad accomunarle, perché, da quello che dicono, i caffè sono molto diversi. Le uniche differenze che ho colto io, da ignorante totale in materia, sono che l’espresso napoletano è più scuro, e il signor Piastrini mi ha spiegato che è normale, le miscele da sud a nord si ‘schiariscono’, e che a Napoli è più bollente, non tanto, eh?, ma la differenza si sente.

Io non la voglio vedere come una rivalità, lo voglio vedere come un segno del destino. Per mia totale e unica responsabilità, mentre piano piano sto conoscendo tutte le italie che ci sono in Italia, non ho mai conosciuto veramente Napoli e ora, a partire dal caffè, da questa mia voglia di capire le differenze tra le due tradizioni, farò del mio meglio per migliorare un po’ le cose.
Comincio dal caffè, grazie a Trieste, ai suoi infiniti bar, caffè, alle sue tradizioni, e magari faccio amicizia anche con la mia città d’origine, che sembra sola, ma poi, e da qui è chiaro, non è affatto vero.
E, ovviamente, aspetto qualcuno, abbastanza esperto e sicuro delle fonti, che mi racconti la storia di Napoli e il caffè, così poi ci faccio un altro post, per par condicio.

Quindi, tornando all’evento, Aria di caffè per me è stato ‘illuminante’. Per chi vuole conoscere Trieste, questa città così sottovalutata dal resto d’Italia, i triestini e la loro cortesia (scusate se lo ripeto anche in questo post, ma io uno scortese ancora non l’ho trovato) è l’ideale. Che c’è di meglio del passare un’oretta in compagnia, bevendosi un buon caffè e respirando la vecchia buona aria dei posti che hanno fatto storia, cultura e vita?
Ci saranno altri due eventi, venerdì 9 e sabato 10 ottobre e, se passate da queste parti, fateci un pensierino.

Magari date un’occhiata a tutto il programma di Fuoriregata, che Barcolana non è solo barche, ma è l’intera città.

(Tutte le foto di questo post sono di Stefano Landucci, mio compagno d’avventure, sempre.)

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