Come si scrive. Buttiamo i pò (o po’?) nel Po

Sei lì seduta al computer che bellamente ti fai gli affari degli altri su Facebook, senza sensi di colpa, perché è così che funziona, e a un certo punto leggi il post dell’amica lontana, il collega, uno che non ti ricordi chi è… insomma, la faccenda è random.

Quello che conta è che c’è scritto:

“Ah. È settembre. Si ritorna a lavoro. Mi sento un confuso.”


Un pò.
Un pò???

Ma davvero?
Sento l’orticaria arrivare.
Confesso che tutte le volte che mi imbatto in questi errori, che la maggior parte dei nonsapentiscrivere bolla con un superficiale “l’importante è il significato”, sono tentata o di scrivere un commento per segnalare l’errore passando per la maestrina della situazione o, nel peggiore dei casi, di disattivare le apparizioni dei post di questa persona sulla mia bacheca (sì, si può fare, io lo faccio spessissimo).

Perché?
Dovrebbe essere chiaro, ma, per chi ancora non lo sa, scrivere con l’accento è sbagliato.

pò po'

Ora vi spiego perché. È una roba talmente facile che non dovrebbero esserci dubbi. Nemmeno per il correttore automatico di Samsung.

Po’ (con l’apostrofo, così si scrive) viene dalla parola poco che subisce un troncamento che, come dice Treccani, è la soppressione di una vocale, di una consonante o di una sillaba alla fine di una parola.

 Pocopo’

Ciao ciao, co.

Questo fenomeno, che possiamo chiamare anche “apocope”, come più vi piace, è molto diffuso. Sono figlie di troncamenti parole come città, libertà, gran, bel, san, ecc. ecc.

La maggior parte delle parole troncate non ha bisogno di segni per indicare che c’è stato un troncamento. Altre vogliono l’accento per una questione di pronuncia.

In alcuni casi è obbligatorio l’apostrofo. Ed è il caso di po’ (ma anche di mo’, va’, per vai, da’ per dai, ecc. ecc.). È un’eccezione che va ricordata, visto l’uso comunissimo di questa parola. È facile.
Ve lo spiega (meglio) anche la Crusca.
Ma ora che ve l’ho spiegato anche io, mi sento decisamente un po’ meglio.

Da oggi buttiamo i pò nel Po.

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