Bellissimo di Massimo Cuomo

Bellissimo

Il libro di Massimo Cuomo, edito da Edizioni e/o, inizia il giorno in cui nasce Miguel.
E Miguel è bellissimo.
Lo capiscono subito tutti che è successa una cosa straordinaria. Vicente Moya e Maria Serrano hanno fatto un figlio che farà girare proprio tutti per strada, che spezzerà cuori, che otterrà miracoli. Un figlio che ha preso la bellezza del padre e l’ha triplicata, perché la sua è una bellezza totale, non solo fisica. La bellezza della sicurezza, della sfacciataggine, delle scelte radicali e della libertà.
Vicente e Maria hanno anche un altro figlio: Santiago. Santiago non ha la corazza della bellezza, se la deve creare di un altro tipo. Sceglie quella della timidezza, della chiusura, dell’osservazione silenziosa.

Perché la bellezza è bella, appunto, da guardare, ma poi se ci hai a che fare tutti i giorni, viene normale confrontarsi ed essere confrontato e non è facile poi non odiarla. Specie se sei tu quello che la bellezza non ce l’ha. E poi finisce che la subisci e finisce pure che ti fa del male e che fa male anche a chi ce l’ha.

E questa è la storia. Di un Miguel bellissimo, coraggioso, precoce e libero e di un Santiago che lo vede vivere e si ferma, non riuscendo a tenere il passo. Certe volte ci dimentichiamo pure che è lui il fratello maggiore. È la storia della loro famiglia, della bruttina Maria, dell’affascinante Vicente e di tutte le donne che rapite da Miguel occupano il cortile di casa Moya; delle donne che si innamorano di Miguel e di quelle di cui non si accorge Santiago. È la storia di come un’intera città viene travolta dalla bellezza di questo bambino, che diventa un idolo, un obiettivo, un oggetto di venerazione, una macchina da soldi, pure.

Ho finito di leggere Bellissimo qualche giorno fa e ho deciso di metterlo da parte per poter fare una recensione il più possibile seria, perché ho avuto la fortuna di conoscere Massimo Cuomo, di confrontarmi con lui, e ci tenevo davvero a dargli un’opinione sensata. E volevo evitare il giochetto di parole “questo libro è bellissimo”.

Ma niente, ragazzi, questo libro è bellissimo.

Sostanzialmente racconta una storia molto comune se ci pensiamo, no?
Di fratelli bellissimi e bravissimi e di altri un po’ più in ombra e del loro rapporto di amore e odio se ne parla da sempre.
Io pure ho una sorella bellissima e per anni me lo hanno ribadito in ogni possibile occasione. È una cosa che succede dalla notte dei tempi.

E proprio come nel libro, però, poi ci sono quei casi in cui quando devi crescere, e devi prendere la vita a pieni polmoni, scopri che tuo fratello (o tua sorella), che tu sia quello brutto o quello bello, è la tua arma segreta. È il tuo migliore amico, perché sarete voi e basta, certe volte. È quello che ti aiuta a fuggire via oppure ti viene a cercare per riportarti a casa.
I fratelli sono la primissima palestra di vita.

E Bellissimo parla proprio di questa palestra: di formazione, ma soprattutto d’amore, di ogni tipo, non solo fraterno. È la storia di come si è liberi, pur essendo legati indissolubimente a qualcun altro. Racconta di debolezze e di vittorie. Di grandi solitudini e di scontri forti, ma anche di incontro e condivisione. E poi di cadute e di delusioni. E di tradimenti.
Una storia di viaggi, anche se non si viaggia quasi mai. Dall’altra parte del mondo, ma proprio come se fosse qui.
Ed è scritta benissimo.

Perché il Massimo Cuomo di Piccola osteria senza parole, che già aveva raggiunto un ottimo risultato secondo me nello stile, ha deciso che non era il caso di fermarsi.

E allora prende questi personaggi e li porta in Messico, per guardare una storia normale, che è anche un po’ una storia sua, da lontanissimo e poterla vedere meglio, raccontarla meglio ed esaltarla nel bello e nel brutto. E ancora colorarla e vivacizzarla a suon di musiche messicane, indossando guayaberas e bevendo champurrado. E di conseguenza lavora tanto anche con lo stile: pochi dialoghi, molto raccontato, sfumature esotiche, anche un po’ di poesia . Sì, hanno parlato del vecchio caro realismo magico ed è proprio così. Una magia che certe volte ti fa dimenticare che è stato scritto da uno scrittore italiano in Italia.

E, come in Piccola osteria senza parole, anche in Bellissimo emerge questa passione che Cuomo ha per le parole in se stesse. Sembrerebbe ovvio per uno scrittore, lo so, ma secondo me non è sempre così.
Parole semplici, ma preziosissime, che messe tutte insieme fanno una melodia che si legge come acqua fresca.
Come i suoi personaggi: semplici, ma solo all’apparenza, e facili da digerire e da amare.

Leggendolo scoprirete che le parole e i libri sono protagonisti di Bellissimo quasi come Santiago e Miguel.

Sì, avrei voluto per alcuni personaggi un finale diverso, non posso dirvi altro, ma lo scrittore, quando gliel’ho detto mi ha risposto così:

Ho raccontato vent’anni di vita di una famiglia, tutto quello che verrà dopo è possibile (e chissà, magari un giorno mi verrà voglia di scriverlo). Il vero finale di questa storia familiare è apertissimo come lo è, in fondo, la vita.

Per ora però va bene così, Bellissimo è un libro che consiglio con decisione: intelligente e godibile, vero e, come dico sempre dei libri che più mi piacciono, fa veramente tanta compagnia.

Un libro per chi ha un fratello bellissimo e con questa cosa ha fatto i conti. Oppure ancora no. Per il fratello bellissimo, che magari tanto bellissimo certe volte non si sente.
Per chi ci ha messo un po’ a capire che la libertà è a portata di mano e non è per forza lontana dalle persone che ami o a discapito delle persone che ami.
E per chi ama il Messico, ma non è che lo deve leggere solo per questo.

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