Bella era bella, morta era morta di Rosa Mogliasso

bella era bella, morta era morta

Il racconto di Rosa Mogliasso, edito da NN Editore, Bella era bella, morta era morta comincia con il corpo di una donna molto bella, e chiaramente morta, tra i cespugli lungo il fiume di una città del Nord Italia non ben identificata.
Da lì passano, accorgendosi del cadavere, un po’ di persone.
Passa Carlotta, un’ex modella, ora commessa da Hermès, ossessionata dalla bellezza e dall’avanzamento dell’età e in crisi col fidanzato ricco.
Passano Vale e Jacopo, due adolescenti in preda agli ormoni che, dopo aver marinato la scuola, vanno al fiume per ‘amoreggiare’ e fumare erba.
Passa Alfonso Petrucchetti, in arte Karuma, massaggiatore e pranoterapeuta, trasferitosi da Roma per amore e che ora paga l’avvocato e tutte le spese per il fidanzato che è in galera.
Passa il pazzo del quartiere, che crede di riconoscere la donna morta e decide di prenderle una scarpa per ’metterla al sicuro’.
Nessuno di loro chiama le forze dell’ordine per avvisare del ritrovamento del cadavere.

Qualcuno perché “non ho voglia di passare la giornata in questura”, qualcuno perché non dovrebbe trovarsi lì in quel momento, qualcun altro perché meglio non aggiungere guai a guai, e qualcun altro perché “tanto nessuno mi ascolta”.
E il cadavere restà lì.
Ormai inevitabilmente impresso nella memoria e quindi nella vita di queste persone, ma messo in secondo piano perché alle priorità personali, anche quelle fasulle, non si comanda. Tutti presi dalle loro beghe, passano avanti, con qualche dubbio, sì, ma nessuno alza un dito per lei. Ché tanto è morta…

Si chiama “effetto bystander” ed è quel fenomeno per il quale non interveniamo quando assistiamo a un episodio che può essere anche violento, per motivi che possono essere vari, ma per lo più per paura di eventuali coinvolgimenti personali.

Solo che il libro di Rosa Mogliasso ci racconta, facendoci anche ridere per l’ironia e il modo diretto in cui narra le vicende di questi personaggi, che in qualche modo subiamo comunque le conseguenze di essere stati testimoni di qualcosa.
E infatti il giorno dopo, presi dal senso di colpa per non aver avvisato nessuno, quando ormai le vite di queste persone hanno preso vie diverse da quelle che erano il giorno prima, tornano tutti sul luogo dove dovrebbe essere la morta per fare i conti con le loro responsabilità. E lì il finale, forse, ci sorprenderà. Almeno per me è stato così.

Voi cosa avreste fatto?
Il buon senso ci dice che immediatamente, dopo un po’ di sconvolgimento interiore per la vista di un cadavere, avremmo chiamato il 113. Ma… davvero? O avremmo fatto come i nostri personaggi un po’ strani del libro?

Bella era bella, morta era morta è il racconto perfetto da leggere un lunedì mattina all’alba, mentre tutto il mondo si sveglia e va incontro a una nuova settimana e tu, che hai lavorato tutto il weekend, puoi permetterti di startene qualche ora in panciolle. Soprattutto se poi hai i sensi di colpa per non aver aperto libro per più di 10 giorni. Un’ottantina di pagine che ho divorato e che mi hanno divertita, nonostante il cadavere della bella signora.
E però mi hanno dato anche buoni spunti sui quali riflettere, su quanta cura ci prendiamo degli altri, vivi o morti, e su quanto invece siamo concentrati su noi stessi.
Sì, di lunedì, con tutta la settimana davanti.

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