mag 6 2013

Pillola di grammatica del lunedì: fa, fa’ o fà?

Allora: non esiste.

Partendo da questa piccola certezza, posso continuare.

Fa si scrive nello stesso modo sia se intendiamo la quarta nota musicale, sia se intendiamo la terza persona dell’indicativo presente del verbo fare.
Fa’ con l’apostrofo è una forma elisa di fai, seconda persona dell’imperativo del verbo fare.

Si scrive quindi:

“do re mi fa…”, nel caso in cui vi riferiate alla nota;

“Mario fa venti vasche in stile rana ogni giorno”, nel caso del verbo. Continue reading


apr 23 2013

Pillole di grammatica – “piuttosto che” non vuol dire “o”

Visto il successo che questo stato ha avuto sulla mia pagina facebook, ho deciso di pubblicarlo anche sul blog. Magari anche questa potrebbe diventare in futuro una rubrica fissa.

Allora sappiate che, e credetemi, siete in molti a non sapere che “piuttosto che” non vuol dire “o”, “oppure”.

Se preferisci andare al mare devi dire:

domani vorrei andare al mare piuttosto che in montagna.

Se per te va bene andare sia al mare che in montagna devi dire:
voglio andare al mare o (oppure) in montagna. Continue reading


apr 13 2013

L’inconfondibile tristezza della torta al limone – Aimee Bender

Rosie ha una qualità molto particolare: sente le persone attraverso il cibo.

Tutto comincia a nove anni, con una torta al limone preparata da sua mamma; da quel momento per Rose sarà impossibile mangiare qualcosa senza sentire l’umore e le emozioni di chi lo ha preparato…

Continua qui!


apr 9 2013

Mi attacco al tram – È stato un piacere!

Bus 57.
Due anziane signore si incontrano dopo molto tempo.
«Ciao! Come stai? Quanto tempo è che non ci si vede?»
«Ciao! Sto bene. Ma, davvero, da quanto tempo?»
«A casa tutto bene? La famiglia?»
«Sì, sì tutto bene!»
«Che ci fai in giro con questo tempaccio?»
«E sono dovuta andare a un funerale.»
«Un funerale? E di chi?» Continue reading


apr 7 2013

Il veleno dell’oleandro – Simonetta Agnello Hornby

Anna Carpinteri è andata a Pedrara, dove c’è la storica villa di famiglia, a morire.
Il figlio e le nipoti la raggiungono quando pensano che manchi veramente poco. Bede, l’assistente, segretario, tuttofare ambiguo delle proprietà di Pedrara, non li vorrebbe lì…. Continua qui!


apr 7 2013

La piramide del caffè – Nicola Lecca

«I sogni sono la droga dei poveri. E i poveri ne diventano dipendenti

Imi, da un orfanotrofio di un piccolo villaggio dell’Ungheria, parte alla volta di Londra, pieno di sogni da realizzare. Viene assunto da una famosa catena di caffetterie, che ai suoi occhi sembra il paradiso del caffè e dei lavoratori e spera di scalarne la piramide, crescere, fare carriera… Continua qui!


mar 13 2013

Giorni da call center #9 – …

«Prenotazioni buongiorno!»
«Buongiorno signorina, spero che lei possa aiutarmi perché io ho un problema.»

E già tremo.

«Mi dica signora, vediamo cosa posso fare.»
«Allora, il 15 ho un appuntamento per una rx alla spalla destra. Una settimana fa sono dovuta andare di corsa in Campania da mio padre, che ha avuto un problema grave di salute, poi mentre ero lì anche mia madre ha avuto dei problemi e ho dovuto sistemare tutta una serie di faccende burocratiche, sono tornata ieri e…» Continue reading


mar 7 2013

Mille cretini di Quim Monzó

«Hai una brutta cera, ragazzo… Pensa alla salute, figlio mio! Devi pensare alla salute, se ti succede qualcosa, che ne sarà di noi?».

monzo-s

La recensione la trovate qui!

Righevaghe collabora anche con www.i-libri.com. Leggetemi anche lì.


feb 27 2013

Giorni da call center #8 – E come mai?

«Buongiorno prenotazioni!»
«Buongiorno, vorrei prenotare una visita di chirurgia plastica, prima visita.»
«Mi dispiace, ma è una prestazione che facciamo solo a pagamento, se vuole avere informazioni su modi e costi deve chiamare il numero dedicato.»
«E come mai?»
«Per questa prestazione non abbiamo la convenzione con il SSN.»
«SSN? E non lo fate con la mutua?»
«No, solo a pagamento.»
«E come mai?» Continue reading


feb 20 2013

Mi attacco al tram – cattiverie inconsapevoli… o no?

Salgo sul bus che ogni giorno mi porta al lavoro. Di fronte  a me due donne sulla quarantina che si conoscono, si salutano, sembra, calorosamente.
Una ostentatamente bonton, caschetto biondo, tante rughe evidenziate ancora di più dal troppo trucco, tailleur nero e una salda fede al dito. L’altra, paffuta, capello corto, oscenamente struccata, vestita in tuta e con lo zainetto. Tutti ce l’abbiamo tra i conoscenti la donna tanto buona, tanto gentile, ma non esattamente bella e perennemente sola, no? Di quelle strane che vivono orgogliose nelle loro inflessibilità. E tutti abbiamo fra i nostri conoscenti la bionda caschettata che lavora solo lei, è stanca solo lei e solo lei ce l’ha, insomma. Parlo al femminile perché l’episodio riguarda due donne, ma la cosa può essere girata anche al maschile, lungi da me essere sessista. Continue reading